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Recensione – La grande scommessa

di Paola Cecchini

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images-2La Grande Scommessa. Un film di Adam McKay con Brad Pitt, Ryan Gosling, Christian Bale e Steve Carell.

Alzi la mano chi non ha mai detto, almeno una volta, che c’è la crisi. Certo, alle volte l’abbiamo usata come scusa  perché non riuscivamo a fare qualcosa anche quando, in realtà, questo non era proprio così dipendente dalla crisi, ma questo è colpa della parte di Locus esterno che è in noi. Il fatto che il mondo stia attraversando una delle peggiori crisi economiche dell’era moderna non è un’esagerazione. E’ un dato di fatto.

Ma quanti di noi possono dire di sapere esattamente (e, soprattutto, di capirle) le ragioni che ci hanno portato a questa crisi? E’ stata colpa delle banche. Vero. C’entra il mercato immobiliare. Ancora vero. E’ nato tutto per colpa dei mutui. Tre su tre. E poi le parole che mi piacciono di più: bolla immobiliare, rating, tripla A, pacchetti di mutui, obbligazioni, MBS. Quanti di noi saprebbero spiegare cosa vogliono davvero dire queste parole? Qualcuno, certo, ma non tutti quelli che se ne riempono la bocca, ovviamente.

Adam McKay, che dopo anni di commedia aveva già cercato di cambiare un po’ genere con Ant-Man, torna sul grande schermo  con la trasposizione del libro di Michael Lewis (The big Short – il grande scoperto) del 2010 e cercando di dare una risposta ai nostri interrogativi. Cosa è successo davvero alla base della crisi economica del 2008 e non c’era modo di prevederla?

imagesE’ il 2005 e Michael Burry (Christian Bale), un outsider nell’ambito degli investimenti, capisce che i titoli garantiti da ipoteca sono pieni di mutui subprime a tasso variabile ad alto rischio, che inizieranno ad andare in default nel 2007 quando scatterà il tasso variabile e se più del 15% va in default l’obbligazione vale zero. Decide perciò di comprare dei crediti default SWAP che daranno un pay off in caso di default e di venderle allo scoperto con un premio mensile da pagare quando le obbligazioni salgono. Il che vuol dire, insomma, scommettere che il mercato immobiliare (e con lui probabilmente tutto il sistema economico americano) fallirà. Vi sentite un po’ confusi? E’ del tutto normale. Sigle, linguaggio tipicamente finanziario, concetti complessi. Non è facile seguire il discorso. E qui arriva l’idea intelligente di McKay, che rompe la quarta parete e parla direttamente allo spettatore e cercando di spiegare questi concetti in termini più semplici. Non guardate me, io non mi ci metto nemmeno a provare a spiegarle, devo ancora essere sicura di averle capite.

Ad ogni modo dopo Burry altri outsider capiscono cosa sta succedendo e, come lui, decidono di scommettere contro le banche e il mercato immobiliare. Quello che succede dopo…beh…lo sappiamo tutti come è andata no? La bolla è esplosa, le banche sono fallite e sono state salvate, qualche pesce più piccolo è finito in galera ma per lo più a pagarne le cause sono stati i cittadini medi, non solo americani ma anche nel vecchio continente dove alcuni stati si sono avvicinati pericolosamente al collasso. Non ci sono vincitori, insomma. Scommettere contro il sistema economico, e vincere, lascia solo il retrogusto amaro di chi può dire “te l’avevo detto” ma che in fondo sperava di avere torto.

Come dice Brad Pitt:Non c’è niente da festeggiare. Abbiamo scommesso contro l’economia americana. Il che significa che se abbiamo ragione la gente perderà la casa, perderà il lavoro, perderà i risparmi di una vita, perderà la pensione”.

La Grande Scommessa è quindi un film complesso, per quanto riguarda i contenuti, ma reso troppo pop dall’impronta comica del suo regista, apprezzabile per il cast da tripla A ma probabilmente non all’altezza degli altri candidati all’Oscar come miglior film. ALAMY_gosling_as_151210_4x3_992_1451402040658_29078063_ver1.0_640_480Si trova infatti a competere con temi quali l’inchiesta di un gruppo di giornalisti che hanno avuto il coraggio di schierarsi contro la Chiesa esponendo al mondo i casi dei preti pedofili nella Boston degli anni ’70 (Il caso Spotlight), il dramma di una madre e un figlio che riescono a fuggire dalla stanza in cui erano segregati e la scoperta del mondo da parte del bambino che ha sempre pensato che quella stanza fosse il mondo (Room), la vendetta di un padre pronto a tutto, persino a tornare in vita, pur di trovarsi faccia a faccia con l’uomo che ha ucciso suo figlio (il favorito Revenant). Per non parlare de Il ponte delle Spie o Mad Max: Fury Road o dei meno papabili Brooklyn e The Martian. Stesso discorso per Christian Bale, candidato come miglior attore non protagonista, che ci ha regalato davvero un’ottima performance ma quest’anno difficilmente riuscirà a battere Tom Hardy (Revenant) o Mark Ruffalo (Il caso Spotlight).Più papabile, invece, la sua candidatura come Miglior montaggio, curato dal bravissimo Hank Corwin.

Prosegue, perciò, la nostra ricerca del vero avversario di Revenant come miglior film e restiamo in attesa della premiazione degli Oscar che quest’anno si terrà il 28 Febbraio. Qui potete trovare tutte le candidature agli Oscar 2016.

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