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Recensione – Macbeth

di Alessio Ottonello

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Macbeth poster itaUn film di Justin Kurzel, con Michael Fassbender, Marion Cotillard, David Thewlis, Paddy Considine, Sean Harris.

“La vita e’ solo un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si dimena durante la sua ora sul palcoscenico, dopodiché non si sente più nulla. Una favola narrata da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla.”

Per un regista cinematografico, adattare una tragedia di William Shakespeare per il grande schermo è sempre un rischio consapevole: negli ultimi anni alcune pellicole decisamente riuscite hanno portato nuova vita e diffusione alle parole del Bardo, basti pensare agli azzardati “Hamlet” di Kenneth Branagh, “Romeo + Giulietta” di Baz Luhrmann o anche a “Titus” di Julie Taymor: ognuno di loro ha scelto di rievocare le celeberrime opere del drammaturgo inglese stravolgendone la forma, aggiornando ambientazione e costumi, ma rispettandone profondamente la sostanza.

Si dice che pronunciare il titolo del “dramma scozzese” all’interno di un teatro porti sciagure immani, ma ciò non deve aver impensierito l’australiano Justin Kurzel che, al suo terzo lungometraggio, riesce nell’impresa di fondere la propria estetica contemporanea con la famosa vicenda del sanguinario re nordico e della sua ambiziosa moglie, con una messa in scena al servizio della storia.

Il nobile Macbeth, al soldo del re di Scozia, riceve da tre streghe una profezia secondo la quale la corona sarà presto sua e che nessun “uomo nato da donna” lo potrà sconfiggere; incalzato dalla propria sposa, l’uomo forzerà gli eventi e si tramuterà in un sanguinario tiranno senza scrupoli.

macbeth michael fassbender

Nonostante la tragedia sia una delle più brevi di Shakespeare, non deve esser stato facile comprimere in meno di due ore la ricchezza del testo originale, le cui battute sembrano essere state rispettate appieno dalla sceneggiatura e declamate integralmente con passione dagli interpreti.

Ciò che può risultare un po’ superficiale è invece il contesto, il film non si perde a spiegare le motivazioni e la presenza di alcuni personaggi, ma tratteggia con una certa linearità i caratteri dei due protagonisti e lascia che la trama si dipani in maniera fluida, per evitare di scadere in un ulteriore appesantimento, data l’imponenza del linguaggio usato e la staticità di alcune situazioni.

Ma si sa, una produzione del genere non è per tutti i palati, lo spettatore informato sa già che se vuole farsi un paio di risate o vedere un film d’azione non sceglierà “Macbeth”, chi invece entra in sala cercando un buon adattamento del “dramma scozzese”, con una regia dinamica e interpreti in stato di grazia, non resterà deluso.

Macbeth couple

Già, perché i due protagonisti principali ci regalano performance immense.

Marion Cotillard, attrice capace di ritratti intensi, dà vita ad una Lady Macbeth feroce, le cui ambizioni sono amplificate dai suoi grandi occhi sgranati.

Ella fa di tutto per convincere il marito a rinunciare alla propria leale integrità e a versare il sangue altrui, per impossessarsi velocemente della corona: quando dice al consorte “Appari come il fiore innocente, ma sii la serpe che si nasconde sotto”, sembra rimproverargli che la propria mitezza non lo ha condotto ad alcuna gloria, ma che se darà ascolto a lei e alle voci soprannaturali che gli annunciano che sarà re, il potere della spietata coppia non potrà essere messo in discussione; salvo poi ricredersi e disperarsi fino all’estremo quando lui perderà ogni misura nell’efferatezza dei propri delitti.

Macbeth Cotillard

Michael Fassbender è conosciuto fin dai propri esordi per aver prestato il volto a personaggi estremi, il dissidente di Hunger, il sessuomane di Shame o lo “Steve Jobs” di prossima uscita, ma la sua consacrazione artistica può passare anche dalla trasformazione che esprime attraverso il suo personaggio del combattente scrupoloso, che diventa ossessionato dalla sete di potere, fino a smarrire la ragione e incamminarsi verso la rovina certa.

Le fasi attraverso cui la follia si insinua e prende il controllo del tiranno, disumanizzandolo, sono rese dal brillante irlandese dal cognome tedesco dapprima con dolente indecisione e poi via via con trasognata crudeltà, quasi come se si stesse macchiando dei propri sanguinosi delitti in uno stato onirico, completamente in balia delle forze del destino.

Reputo difficile che la sua interpretazione possa aver serie possibilità di vittoria agli Oscar, che preferiscono premiare ruoli più pop, ma merita senza dubbio la nomination.

Stills from the film 'Macbeth' 2014.  Directed by Justin Kurzel, DoP Adam Arkapaw. Produced by Iain Canning, Laura Hastings-Smith & Emile Sherman Unit stills Photography by Jonathan Olley Shoot-Day/18

Completano il cast alcuni comprimari i cui nomi potranno non dire molto, ma le cui facce sono certamente riconoscibili in numerose produzioni britanniche, come il re Duncan di David Thewlis (il compianto professor Lupin dei film di Harry Potter) o il bravo Paddy Considine nei panni dello sfortunato lord Banquo.

La chiave di lettura visiva di Kurzel, attraverso scene di battaglie spesso rallentate dalla slow-motion, in cui sangue e fango si mischiano sui corpi e volti dei combattenti, con scelte cromatiche decise e visioni eteree che vanno e vengono dalla foschia della brughiera, riesce nel proprio intento di “portare Macbeth al tempo del Trono di Spade”, sebbene l’accostamento sia giustamente solo stilistico e la messa in scena sia pienamente teatrale, ambientata in paesaggi naturali magici che alleviano la visione della violenza, piuttosto marcata, e fanno venir voglia di partire per la Scozia.

Il metodo di lavoro del regista quarantenne deve aver colpito il bravo Fassbender, che ha deciso di portarlo con sé a dirigere il film ispirato al videogioco “Assassin’s Creed”, che uscirà nel corso dell’anno.

Nemmeno io voglio annoiarvi con troppe dissertazioni, se amate il genere è il film che fa per voi, nonostante il materiale d’origine riesce a non annoiare e a tenere il pubblico con gli occhi inchiodati allo schermo; se poi siete dei puristi vi consiglio di cercare un cinema che lo proietti in versione originale sottotitolata, il modo migliore per apprezzare fino in fondo la bravura degli attori.

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