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Providence: Moore, Lovecraft e un amore mai sopito

di Enrico Cantarelli

Pubblicato il

Providence, di Alan Moore e Jacen BurrowsIl ritorno di Alan Moore è finalmente realtà anche nel nostro paese. A fine novembre Panini Comics ha fatto uscire, in un’edizione cartonata di sublime fattura, i primi quattro capitoli di Providence, ultima fatica del bardo di Northampton legata strettamente alle precedenti opere Il Cortile e Neonomicon.

Un nuovo tuffo nell’universo esoterico, onirico e terrificante di Howard Phillips Lovecraft dunque. Ma, diversamente da Neonomicon, Providence è ambientata negli anni ’20, epoca in cui HPL viveva e ha ambientato gran parte dei suoi Miti di Cthulhu.

La cura dei particolari storici nei testi e le meravigliose tavole del maestro di realismo Jacen Burrows (già alle matite in Neonomicon), denotano l’impegno degli autori nella ricerca di una veridicità in grado di trasportare il lettore in un’America che presagisce l’imminente crisi economica, con i movimenti sindacali in subbuglio e il proibizionismo in procinto di essere proclamato.

Providence di Alan MooreProtagonista di Providence è Robert Black (che richiama il Robert Blake di lovecraftiana memoria), giornalista ebreo e omosessuale dell’Herald di New York. All’inizio della storia Robert subisce la perdita di un caro amico e amante, suicidatosi come altri dopo aver letto un misterioso libro che pare porti alla follia.

Il giovane protagonista si mette quindi alla ricerca del fantomatico volume, che ricorda da vicino l’oscuro Necronomicon di HPL. La sua indagine lo porterà a scoprire i segreti del New England, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e l’occulto assume un ruolo di primo piano. Il tutto senza tralasciare elementi che hanno caratterizzato anche la vita di HPL: il razzismo latente e il difficile rapporto con la sessualità.

Accanto all’antisemitismo che da lì a poco dilagherà in Europa, si notano già le prime avvisaglie del nazismo nelle svastiche che appaiono sui selciati e nei sogni. Attraverso Robert e la sua apparente disinvoltura in amore, inoltre, Moore rivela l’ossessione per la scoperta viscerale della sessualità, fino alla devianza che può condurre all’orrore dell’incesto. L’America che interessa all’autore è quella nascosta, che sotto un apparente perbenismo e un’ostentata normalità nasconde tradizioni arcaiche e spesso arcane.

Providence di Alan Moore 2«C’è pertanto un Paese nascosto, celato sotto la società che mostriamo al mondo. La verità spiacevole, quella si annida al di sotto delle nostre simulazioni». Questa frase del primo capitolo potrebbe essere il manifesto di Providence e di gran parte del lavoro di Lovecraft, intento con le sue storie a scavare nelle origini oscure di una nazione ancora giovane e nei terrori ancestrali dell’animo umano.

L’incontro con persone apparentemente irreprensibili o innocue, che rivelano in realtà segreti inconfessabili o nature malsane, è una delle molteplici analogie con l’opera di Lovecraft, risultato di un intento celebrativo e nello stesso tempo di una personale reinterpretazione da parte di Moore. Lo dimostra anche la corrispondenza di Salem a Innsmouth, con i suoi abitanti dalle vaghe fattezze di pesce, mentre l’agreste Athol può essere accostata a Dunwich, luogo di rituali incestuosi che danno vita a creature inumane.

Providence di Alan Moore 3Ulteriore punto di contatto tra i racconti di HPL e Providence si percepisce nel ritmo della narrazione: la storia si sviluppa lentamente, l’azione è ridotta al minimo mentre abbondano dettagliate descrizioni di luoghi misteriosi e personaggi stranianti. Ma la quiete è soltanto apparente, perché è negli istanti finali che si scatena puntualmente la tempesta.

Questa atmosfera di inquietudine permanente è il nodo centrale delle storie di Lovecraft, che si serve della paura del non visto, del diverso, dello sconosciuto per alimentare il senso di oppressione e di impotenza che provano i suoi personaggi, schiacciati da un mondo occulto destinato inevitabilmente a distruggerli..

In Providence Moore segue la sinistra investigazione di Robert con andamento volutamente lento, ma mai pesante o prolisso, per poi far salire rapidamente la tensione in scene di reale terrore, creando picchi narrativi di estrema efficacia.

Providence di Alan Moore 4La divisione delle tavole in quattro vignette orizzontali aiuta a cadenzare gradualmente il ritmo, fino a quando la narrazione richiede a Burrows l’utilizzo di illustrazioni di più ampio respiro o un cambio radicale d’impostazione: le tre vignette strette e verticali che raccontano la scena a più alta tensione emotiva fanno precipitare il ritmo alla massima velocità, rendendo il lettore partecipe della fuga terrorizzata di Robert.

Providence è una lettura coinvolgente, che richiede impegno e attenzione, ma non delude i fan del Magus e di HPL né chi cerca una storia piena di angoscia e di un orrore invisibile, sempre pronto a sconvolgere la vita quotidiana di ognuno.

In linea con le sue ultime opere, Moore sfoggia una scrittura di altissimo livello, ricca di citazioni letterarie e filosofiche, e delizia il lettore con appendici in prosa al termine di ogni capitolo: lo zibaldone dei pensieri di Robert e gli stralci dei documenti recuperati dal protagonista sono chicche di metaletteratura alle quali l’autore di Northampton ci ha ormai abituati.

Leggere Providence è un’esperienza mistica, una discesa negli abissi dell’inconscio di Lovecraft e quindi nelle pulsioni e paure più profonde dell’umanità. L’incontro tra due geni come Alan Moore e HPL, animati dalle stesse sconcertanti fantasie esoteriche, produce un capolavoro stilistico e narrativo che entrerà ben presto nell’Olimpo dei graphic novel mondiali.

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