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Il senso del contrario del Natale

di Giovanni Sommavilla

Pubblicato il

natale-tregua-guerra-video-spotIl senso del contrario è un concetto datoci da Pirandello, più comunemente conosciuto oggi col termine “umorismo“.

Le parole scelte dall’autore per descrivere questo concetto sono particolarmente educate nel descriverne il senso nascosto, poiché cos’è l’umorismo se non ciò che ci provoca la risata vedendo disattesa una nostra aspettativa da parte di un certo personaggio?
Umoristico, per esempio, è la madre seriosa e sgodevole che, quando sente “Lonely boy” alla radio, si scatena in un ballo spasmodico; umoristico è il circolo anarchico che paga regolarmente l’affitto dei locali in cui ha base.

Tuttavia il concetto pirandelliano è più complesso, e prevede che il senso del contrario sia capace di sfociare dall’umoristico, al grottesco, al patetico, finanche allo spaventoso.

Ecco un esempio: un video per “sensibilizzare” gli adolescenti a prendere seriamente il diritto/dovere della scuola. Forse troppo seriamente…

Il senso del contrario di questo spot è abbastanza scioccante, ci trascina in uno scenario stravisto e sognante (delle estati in spot come quello di Sammontana, o delle “zingarate” e fughe ribelli dello spot della Jeep Renegade) per poi strapparci da quelle coccole e gettarci in uno scenario bellico, da “sbarco in Normandia”, confondendoci, fino al grottesco finale, nel constatare che la causa di quel massacro è un “fughino” da scuola. E’ come se assistessimo ad un débrayage spaziale: contesto n.1 – spiaggia, sole, mare, tramonto, adolescenti, passione, spensieratezza, scene a rallentatore, musica tenera; contesto n.2 – niente musica, velocità, suoni, rumori “realistici” delle scene, come se fossimo presenti veramente mentre tutto accade (schizzi di sangue sullo schermo), come se fossimo usciti da un filmino fittizio e fossimo entrati nella realtà.

E quando il senso del contrario tocca il Natale, come reagiamo? Dipende. Alcuni spot, alcuni prodotti della comunicazione amplificano certi suoi valori tipici, come questo di Sainsbury.

Il contesto e scenario dello spot sono catalogabili e comprensibili, nel nostro immaginario, fin dai primi fotogrammi: “Prima Guerra Mondiale”; la tensione è palpabile, il freddo è vivido, i volti sono giovanissimi e si aspetta da un momento all’altro una commovente e truce carneficina, pianti commossi per il ventenne che si è preso una pallottola in testa da un cecchino: ma nulla di tutto ciò accade. Va in scena la “Tregua di Natale”, una felice (e veritiera?) parentesi nel conflitto mondiale, dove soldati tedeschi e inglesi hanno sospeso il loro conflitto, provando a conoscersi, scambiarsi doni e giocando.

Ma tocchiamo nel vivo il Natale, fatto di Babbo Natale in rosso costume, paffuto, elfi aiutanti e di scambio di regali graditi, giusto? Non sempre. C’è chi ha frainteso e re-inventato questo scenario…

In Nightmare Before Christmas il senso del contrario è un ribaltamento scioccante non tanto della figura di Babbo Natale (da paffuto e umano a scheletrico e bestiale), quanto della funzione paradigmatica del “regalo”, da dono gioioso, sorpresa SICURAMENTE lieta, ad anatema, incubo tormentoso: il senso del contrario del Natale l’hanno ben provato i bambini che hanno ricevuto un dono da Jack Skeletron! Chiedere a figli e nipotini di immedesimarsi in quei bambini è forse volere troppo, una eventualità troppo traumatica.

Ma forse non traumatica quanto le canzoncine di Natale. Il marketing moderno da qualche ha trovato discreta linfa nel mondo musicale natalizio, soprattutto facendo breccia nelle comunità di fan di generi musicali: il caso di Virgin Radio e delle loro “Christmas in rock” è emblematico, poiché offre canzoni sul tema ma dando quel tocco di personalizzazione (canzoni inedite e dedicate esplicitamente, all’interno del testo del brano, a Virgin Radio) ed esclusività che vende e fidelizza.
Nessuna “christmas song”, però, esula dal normale sentimento di fraternità e bontà tipici dello spirito festivo. Sono invece i Korn che offrono il senso del contrario delle canzoncine di Natale…

L’esperienza da brivido e sordida arriva come un pugno nello stomaco, egregiamente narrata da Jonathan Davis e accompagnata da un giro di chitarra stordente e tetro. In pochi sanno restituire atmosfere tanto cupe che, se accoppiate con il titolo-concetto “Christmas Song” in grado già da solo di aprirci una dolce porticina fatta di abbracci ed emozionanti rimpatriate familiari, riescono a macchiarci e straniarci da un immaginario dato per scontato.

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