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Piazza della Loggia, la strage senza colpevoli

di Luca Rasponi

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Piazza della Loggia28 maggio 1974. Dopo cinque anni di violenze e attentati di matrice eversiva nel nord Italia e in tutto il Paese, Brescia si dà appuntamento in piazza della Loggia per una manifestazione antifascista, a difesa della libertà e delle istituzioni democratiche sottoposte a minacce continue e feroci.

La giornata comincia male, perché la pioggia battente minaccia la riuscita del presidio. Ma sono comunque in tanti a partecipare, e la piazza si riempie di ombrelli che ascoltano le parole di Franco Castrezzati, sindacalista della Cisl.

È alle alle 10.12 che accade: uno scoppio, il fumo, le grida. Una bomba esplode, provocando 8 morti e 102 feriti. Ma non subito si riesce a capire cosa è successo: il primo sentimento collettivo è lo smarrimento, lo stupore di fronte a un atto insensato e barbaro, come traspare dalla registrazione audio di quegli istanti.

L'intervento di Castrezzati in piazza della LoggiaSono passati ormai 41 anni da quel giorno, ma lo smarrimento rimane. Perché, mentre con il passare degli anni lo stupore delle vittime e dei familiari si trasformava in delusione e rabbia, la strage di piazza della Loggia è rimasta senza colpevoli. Otto gradi di giudizio in tre processi (di cui uno ancora in corso) non sono bastati a dare un volto e un nome agli autori dell’attentato di Brescia, che ancora oggi rimane senza esecutori né mandanti.

Da questi frustranti presupposti parte il lavoro di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, che dopo il graphic novel dedicato a piazza Fontana scelgono una formula in due volumi per raccontare fatti di Brescia. Come mai? Perché questo consente loro una ricerca di più ampio respiro rispetto a quanto fatto per la strage di Milano. Se questa apriva una stagione di attentati e violenze durata ininterrottamente dal 1969 al 1974, piazza della Loggia arriva a conclusione della prima fase di quella “strategia della tensione” che avrebbe insanguinato l’Italia fino ai primi anni ’80.

Barilli e Fenoglio scavano a fondo in questo periodo nero – in tutti i sensi – della storia del nostro Paese, offrendo un ritratto completo ed efficace dell’eversione neofascista di quegli anni, profondamente radicata nell’Italia settentrionale e alimentata da una parte delle istituzioni in nome del più radicale e pragmatico anticomunismo filoamericano.

Un Giovane Ignazio La Russa durante un comizio del Fronte della Gioventù Nelle pagine di Piazza della Loggia. Non è di maggio (2012) il lettore entra in contatto con la galleria di personaggi che hanno alimentato questo clima di aggressioni e violenze, personaggi di volta in volta inquietanti e preparati o eccentrici e sprovveduti fin quasi a sfiorare il ridicolo.

È in questo sottobosco di organizzazioni più o meno clandestine (su tutte Ordine Nero, costola terroristica della formazione di estrema destra Ordine Nuovo) che prende forma la strage di piazza della Loggia, narrata da Barilli e Fenoglio nello spazio di poche pagine.

Una scelta di segno opposto rispetto a Piazza Fontana, dove il racconto dell’attentato e delle sue vittime aveva accompagnato, come un testimone silenzioso ma presente, tutto lo svolgimento delle vicende giudiziarie. Ma una scelta azzeccata: in un’epoca di sovrabbondanza delle immagini e curiosità esasperata per la cronaca violenta, descrivere l’attentato di piazza della Loggia con poche istantanee, basate sulle testimonianze dei sopravvissuti, ha un’efficacia e una potenza impensabili.

I primi momenti dopo l'esplosione della bombaLe pagine che raccolgono la testimonianza di Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia che nell’attentato perse la moglie Livia (32 anni), colpiscono come un pugno nello stomaco, suscitando una commozione che riesce a comunicare l’autentica tragedia umana delle persone a cui quella bomba ha portato via un amico, un familiare o la persona più importante della vita.

Una tragedia che s’intreccia e si sovrappone continuamente con la strage politica e il fatto storico, ma che non è affatto semplice trasmettere senza cadere nella retorica o nel racconto morboso dell’episodio violento. Barilli e Fenoglio ci riescono pienamente, e questo è senz’altro uno dei meriti ascrivibili al loro lavoro. Un altro è sicuramente l’attenzione con la quale i due autori hanno ricostruito le vicende storiche e giudiziarie, rispettivamente precedenti e successive alla strage.

Il secondo volume, Piazza della Loggia. In nome del popolo italiano (2014), ripercorre infatti quattro decenni di indagini e dibattimenti processuali relativi ai fatti di Brescia, con particolare attenzione al processo ancora in corso (seguito integralmente dagli autori) ma senza tralasciare nulla dei precedenti, comprese le ricostruzioni più improbabili e fantasiose.

Manlio Milani di fronte alla targa che ricorda le vittime della strageQuesto lavoro accorto e scrupoloso, corredato da un valido apparato conclusivo di note e bibliografia come nella miglior tradizione dell’editore Becco Giallo, fa il paio con l’attenta ricostruzione storica del primo volume, che completa il percorso artistico e documentale cominciato dagli autori cinque anni prima con Piazza Fontana.

C’è ancora una parte del Paese, dunque, che fa la sua parte per la ricerca della verità sui fatti di Brescia. Una verità nascosta sotto decenni di menzogne, depistaggi, vicende politiche e storiche intricate e complesse.

Ma una vicenda ancora aperta, non consegnata anzitempo alla Storia come vorrebbero i colpevoli a diverso titolo e i retorici di un certo tipo di “pacificazione sociale”. In queste settimane infatti riparte il processo sulla strage di piazza della Loggia: seguirlo con l’attenzione che merita è il miglior modo per ricordare le vittime di quel 28 maggio 1974.

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