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Recensione – Big Hero 6

di Paola Cecchini

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big-hero-6Manca meno di una settimana all’uscita di uno dei film più attesi del 2015: Avengers – Age of Ultron. Qui su discorsivo, come avrete notato, siamo già partiti per la tangente, malati di una MarvelMania che sembra incurabile. Non potendo richiamare tutti gli articoli che sono usciti ultimamente sul nostro blog vi consiglio la Guida ai supereroi Marvel (dove troverete un’interessantissima intervista a Gianluca Ferrari), e vi invito a restare sintonizzati sulla nostra sezione fumetti, perché domani avrete altre sorprese con l’articolo Avengers: Age of Ultron – Io, Robot

Anche noi di Al cinema abbiamo deciso di restare nella Casa delle idee ma, invece di dedicarci ai supereroi in carne e ossa, ci siamo fatti sorprendere da un fumetto meno noto ma che vi farà tornare bambini: Big Hero 6.

I protagonisti di Big Hero 6 nascono negli anni 90 quando Steven T. Seagle e Duncan Rouleau, all’epoca al lavoro su Alpha Flight, decidono di inserire dei personaggi nuovi per avvicinare la cultura pop giapponese. La storia è semplice: un ragazzino geniale, rimasto solo, trova, nel robot Baymax e in un gruppo di nerd geniali quanto lui, la sua nuova famiglia e, col loro aiuto, si trasforma e li trasforma in supereroi.

imagesUna storia perfetta, dunque, per consolidare ancora di più l’unione tra la Marvel e la Disney perché incarna l’anima di entrambe: una storia di supereroi condita di risate, ottimismo e morale positiva che è andata dritta dritta a conquistarsi l’Oscar come miglior film di animazione (lasciandosi il favorito Dragon Trainer 2 alle spalle). Certo, bisogna ammettere che la Disney abbia apportato molte modifiche rispetto al fumetto originale. La trama è molto più leggera (molto più simile, per assurdo, all’idea originale di Segle e Rouleau che avevano pensato ad una boccata di aria fresca e divertimento), le fattezze di Baymax sono differenti da quelle originali (la versione Disney è molto più dolce e coccolosa) e anche la location è una novità assoluta, avendo la Disney creato per l’occasione la città di san Fransokyo per unire due delle città più all’avanguardia tecnologica in campo robot .

Ma cosa rende Big Hero 6 così interessante? La trama di per sé è molto semplice e ben poco originale: Hiro Hamada, un ragazzino di 13 anni con un cervello geniale e un’abilità incredibile nel relizzare robot, vive con la zia e il fratello maggiore Tadashi da quando, molti anni prima, i suoi genitori sono morti. Tadashi (nerd e geniale quanto Hero) lo porta nella sua università di nerd e lo incita ad utilizzare la sua intelligenza non solo per realizzare robot che vincano le gare clandestine, ma anche per realizzare qualcosa di utile. E’ così che Hero crea i microbot, piccolissimi robot che si muovono in simbiosi e possono realizzare qualunque cosa pensa chi indossa il trasmettitore. Durante un incendio Tadashi muore per cercare di salvare il suo professore rimasto all’interno del palazzo e così Hero e i suoi nuovi amici diventano supereroi per scoprire chi ha causato l’incendio. Nulla di innovativo. Un protagonista subisce un lutto e si “trasforma” per vendicare la morte del suo caro. Quante volte abbiamo sentito queste storie?

San Fransokyo

Ciò che rende Big Hero un prodotto di altissimo livello è, anzitutto, la dedizione ai dettagli a cui ci ha ormaia bituato la Disney, a partire dalla precisione con cui è riuscita a fondere Tokyo a San Francisco per creare la città di San Frasokyo, casa dei nostri protagonisti. Anche il montaggio è ottimo e il film riesce ad alternare perfettamente scene di azione a scene umoristiche ed emotive.

Ma la cosa più innovativa di tutto il film è il personaggio di Baymax. Pur rimanendo in vita solo per alcune scene Tadashi viene caratterizzato in modo netto: è un buono, non gli interessa utilizzare la sua intelligenza per creare cose meravigliose, per potenziare se stesso o ciò che gli sta accanto. Perciò non ci stupisce affatto che il robot da lui progettato, Baymax appunto, non abbia alcun superpotere e che la sua missione non sia di volare, o di conoscere le arti marziali, bensì aiutare il prossimo nel modo più generoso possibile: Baymax è un operatore sanitario, il cui obiettivo è quello di incutere tranquillità in chi soffre e nell’assistere i malati. 

BIG HEROEd ecco quindi Baymax, un robot che assomiglia moltissimo a un incrocio tra l’mino Michelin e un enorme marshmellow, dolce e ingenuo, e totalmente dedito al proprio compito: far star meglio le persone. Perché probabilmente a nessuno, con le capacità che hanno Hero e i suoi amici, sarebbe venuto in mente di creare un “infermiere” (e infatti Hero lo trasforma subito in un supereroe) ma, in realtà, il mondo si può cambiare anche con le piccole cose. Baymax è un robot che riesce a farci tornare bambini e a farci avere voglia di un abbraccio ma, soprattutto, qualcuno che ci ricorda far star bene le persone è una delle missioni più difficili e importanti di tutte.

La cosa che ci ispira fiducia è che Baymax è stato pensato ispirandosi ad un braccio robot ideato nei laboratori della Carnegie Mellon University. Gli studenti dell’università, infatti, si sono accorti che per alcune operazioni mediche più delicate, come pulire la faccia di un paziente o aiutare gli anziani a vestirsi, le braccia meccaniche erano troppo dure, così le hanno ricoperte con del vinile e poi gonfiato ad aria. 

Forse, allora, Tadashi non è l’unico ad essersi accorto che, alle volte, la morbidezza e la gentilezza sono le cose più “eroiche” del mondo!

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