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Open: Andre Agassi

di Roberto Rossi

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Il mese di Febbraio per il tennis è un periodo di transizione: si giocano alcuni tornei in varie parti del mondo (Rotterdam, Marsiglia, San Paolo ecc…) in preparazione ai primi Master 1000 dell’annoi sul cemento americano. Quindi ho deciso di approfittare di questo periodo di passaggio per spaziare in ambito letterario,e recensire dal mio ounto di vista uno dei libri che ha fatto più discutere il mondo dello sport negli ultimi anni: la biografia di Andre Agassi, Open.

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Sicuramente il campione americano non ha bisogno di presentazioni: uno dei pochissimi tennisti nella storia ad aver vinto tutti e quattro i tornei dello slam (Australian open, Roland garros, Wimbledon e Us open), oro olimpico ad Atlanta nel 1996, tre coppe Davis e tantissimi altri trofei vinti in carriera ne fanno di certo uno dei più grandi campioni che il tennis abbia mai avuto. Ovviamente una carriera del genere meritava di essere raccolta in un libro, ed Andre lo ha fatto, pubblicando una delle opere più discusse nella storia delle biografie sportive.

Il racconto del tennista di Las Vegas è stato al centro di tantissime critiche e discussioni per vari motivi: innanzitutto nella biografia Agassi manifesta apertamente tutto l’odio provato nei confronti del padre, che lo sottoponeva fin da giovanissimo ad allenamenti estenuanti sotto il sole del deserto in un campo improvvisato dietro casa perchè aveva la convinzione che se il figlio avesse colpito una miriade di palle da tennis ogni giorno, sarebbe sicuramente diventato il più forte giocatore del mondo. Il passaggio più inquietante e assurdo del libro, sempre legato ala figura del padre, è a mio parere il momento in cui Agassi Senior vuole costringere il figlio appena adolescente ad assumere una sostanza dopante per vincere un match in un torneo junior. Non vi rivelo la decisione di Andre in merito a questo episodio per invogliarvi a sfogliare il libro che, a mio modestissimo parere, merita di essere letto.

La mia rubrica è però di carattere tennistico, non letterario, e quindi passo subito a questo argomento: la dichiarazione che probabilmente fatto più discutere è, riportando le esatte parole di Agassi, “Io odio il tennis, lo odio con tutto me stesso”. Sicuramente sembra assurdo che un campione di questo calibro, che ha costruito la sua fortuna col tennis, possa dichiarare di odiare questo sport. Ma non è così. Credo che chiunque abbia giocato a tennis abbia provato un odio profondo per questo sport, uno sport che esaurisce ogni giocatore in ogni partita a livello mentale prima che a livello fisico. Open a mio parere è un libro geniale anche per questo: fa capire a chiunque, anche a chi non ha mai preso una racchetta in mano, cosa prova un tennista, amatoriale come professionista, quando calpesta un campo da tennis: odio profondo, odio profondo per tutto e tutti.

Tranquilli, non sono impazzito, ma riconosco che una spiegazione sia d’obbligo: il tennis è bello proprio per questo, durante ogni partita sembra che tutto sia contro di te, non solo l’avversario dall’altra parte della rete, ma anche il pubblico, il campo, il tempo. E tutto questo è magnifico, perchè ti fa andare oltre le tue possibilità, ti fa dare tutto te stesso per vincere. E quando vinci avendo tutto contro, la soddisfazione è impagabile.

Sembra assurdo e stupido lo so, ma credo che chi gioca a tennis possa capirmi, possa capire quello che provo io quando scendo in campo. Chi invece è ancora scettico, provi a leggere Open: Andre Agassi, verrà naturale immedesimarsi in Agassi, capendo così la pressione che si prova ogni volta che si gioca a questo sport maledettamente meraviglioso.

 

 

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