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Orphan Black: solo una, eppure molte…

di Lucia Pugliese

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Sarah Manning di " Orphan Black"

Tatiana Maslany nei panni di Sarah Manning

Orphan Black

 Just one, I am a few, no family too: who am I?

Può capitare di andare al ristorante e di assaggiare un piatto in apparenza banale – ad esempio la pastasciutta – e rimanere sorpresi: anche i più semplici spaghetti, se cucinati con la maestria del grande chef, acquistano sapori ricchi e vivaci. Ecco: Orphan Black sta alle serie tv come la pasta preparata con mani sapienti e scelta accurata delle materie prime. La ricetta del telefilm mescola le giuste dosi di fantascienza e mistery thriller: prendete una ragazza dal passato tormentato, fatela vivere di espedienti, inseritela in atmosfere urbane un po’ decadenti. Aggiungete un gusto speziato: la bella fanciulla è un clone tra tanti, frutto di un misterioso esperimento scientifico, e la sua vita è in pericolo. Infine guarnite il tutto con personaggi sopra le righe e scambi di identità.

Nulla che non si sia mai visto in serie come Dark Angel(2000 – 2002) o Ringer(2011-2012): non mancano vaghi richiami anche ad altri telefilm come Dollhouse(2009-2010). Eppure, Orphan Black è assolutamente brillante.

Il divario con la serialità precedente sta soprattutto nella  modernità delle soluzioni narrative e nel il modo in cui il tema della clonazione viene declinato. Dimenticatevi le rivendicazioni politiche dei quasi – supereroi, ma anche i toni da soap opera. Orphan Black mantiene una solida presa sulla realtà, anzi sulla contemporaneità: vanno in scena progresso scientifico e religione, follia personale e necessità di sopravvivere in un mondo complesso ed ostile.

I cloni di Sarah Manning in "orphan black"

Alcuni cloni intepretati da Maslany: Da sinistra: Helena, Allison, Beth, Sarah e Cosima

La protagonista Sarah Manning è forse l’erede più convincente di Buffy  Summers in cui ci siamo imbattuti finora: indomita e determinata, ma con molti meno scrupoli dell‘Ammazzavampiri. L’attrice Tatiana Maslany d’altronde, rivela doti che Sarah Michelle Gellar non era stata in grado di mostrare in Ringer: Maslany  interpreta ciascun clone  e capita che in scena ci sia solo lei in multiple versioni. Le tante “Sarah” però non differiscono solo per un “trucco e parrucco” fortemente caratterizzato: l’attrice gioca con i modi di parlare e sorridere, con i gesti e la postura per dare personalità diverse alle numerose ( una decina solo nella prima stagione) ragazze ” identiche” alla protagonista.

Clonazione allora diventa sinonimo di variazione sul tema e il cambiamento interviene in virtù delle ecessità di adattamento: i riferimenti a Darwin suggeriscono non solo il concetto di evoluzione, ma anche quello di diversità. A questo proposito: Orphan Black conferma la sua modernità inserendo dosi di LGBT+  non solo fra le varie ” Sarah Manning”, ma anche fra i  loro comprimari.

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Jordan Gavaris nei panni di Felix Dawkins

Proprio in questo contesto però, si evidenziano alcuni aspetti negativi della serie: nel tentativo di dare un’impressione forte dei suoi personaggi,  il telefilm cade in qualche stereotipo(furbetto) di troppo. Ciò risulta più evidente in ruoli rappresentativi delle cosidette ” minoranze”, come Felix/Jordan Gavaris (l’adorabile fratello gay di Sarah) e  Art /Kevin Archard(il “duro” e altrettanto adorabile poliziotto di colore).  Un altro difetto risiede nella ricerca della suspense e del mistero a tutti i costi, che spesso sfocia in ” non detti” alla ” segreto di Clark Kent”. E tuttavia, c’è il rovescio della medaglia: difficilmente ci si annoia. Il ritmo narrativo sfiora la frenesia, mentre a tratti la drammaticità si smorza, lasciando spazio ad uno humour vagamente inglese (Orphan Black è una produzione di BBC Canada) che richiama alla lontana quello di serie britanniche come Sherlock.

Orphan Black tuttavia procede con maggiore rapidità delle serie di Moffat&Gatiss: ad ogni nuova puntata l’universo della storia si espande ed il ruolo di alcuni personaggi secondari come Mrs. S (Siobhan… si fan di Ringer, avete capito bene!) si fa più oscuro e complesso.

Nel caso ve lo stesse chiedendo, non mancano neanche le scene di nudo: dopo GOT d’altronde, non si può quasi più fare un pilot senza mostrare le grazie di qualcuno (Vige però la par condicio tra uomini e donne… e meno male! ) e nemmeno qualche momento un po’ ” weird. Il tutto però è ben contestualizzato nella trama.

In effetti Orphan Black è ormai giunta al finale della seconda stagione riuscendo a mantenere un miracoloso equilibrio: speriamo che continui così anche in futuro.

Da vedere!

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