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Inventare il suono

di Giovanni Sommavilla

Pubblicato il

Oggi ci improvvisiamo guru, e vaglieremo la possibilità di inventare il suono!:

  1. immaginare il suono, la parola ascoltata e non più scritta, come nuova forma di comunicazione sul web;
  2. immaginare la TUA comunicazione, la mia, su social e blog con nuovi strumenti che (forse) non conoscevi; (io mi sono divertito come un pazzo ad imparare ad usarli!).

Ps. Detti strumenti, programmi, non servono a trovare una compagna per un accoppiamento futuristico (tipo Tinder). Detto ciò…

Caro proletario della parola, perché dare importanza al suono piuttosto che alla scrittura?

Proviamo a riassumere lo stato attuale della comunicazione web?, a gradi linee:
1) ogni giorno si scrivono tonnellate di pensieri, storie, opinioni, informazioni. Creiamo universi con la parola, ma a volte questa non si adatta alla beneamata velocità del medium (no, nossignore!), che esige ricambio, refresh, rottamare contenuti lunghi o che richiedono una focalizzazione più tosta del solito. Anche quando si riceve un sacrosanto click per leggere il contenuto che faticosamente TU, caro proletario della parola, HAI PUBBLICATO sul tuo bel blog, la lettura è rapida, a F:
molto impegno nel leggere tutta e per intero la prima riga

meno sforzo nel leggere (in parte) la seconda riga

Secondo mediainformer.it si legge così: ha un suono decisamente sinistro

Secondo mediainformer.it si legge così: ha un suono decisamente sinistro

ancora meno impegno

ancora meno

meno

ecc…;

(Fa venire i brividi vero? E probabilmente starai anche TU, caro proletario della parola, facendo lo stesso.)

2) Youtube è uno tosto!: è vetusto ma è un social molto ricercato da chi ha sogni nel cassetto (si dice così no?) da realizzare: fama e visualizzazioni. Video con suoni, musica e immagini attirano molto di più la curiosità di viandanti del web, che si soffermeranno con più facilità (lo dicono tutti. Ma proprio TUTTI!).
Ma se lo dicono tutti, come facciamo a farci chic, a renderci futuribili?

Ecco allora il suono! Ecco allora Spreaker!, dolce proletario della parola.
Con Spreaker è possibile creare una propria “trasmissione radio”, rubrica, contenuti da trasmettere a suon di suono della voce. E’ possibile ascoltare le trasmissioni di altri in podcast mentre si passeggia, caricare tracce musicali, jingles e effetti sonori e mixarle nella TUA attesa puntata, emerito proletario della parola.

E’ possibile quindi integrare alla parola scritta la parola-suono, concentrarsi su un discorso udito, far riposare gli occhi.

Il TUO pubblico potrebbe ascoltarti in diretta, in podcast o dal tuo blog attraverso il widget. Potremmo dire a mamma e papà che gestiamo una radio clandestina. Potremmo vantarci di aver trovato un modo più estroso e piacevole di raccontare storie del mio brand ai nostri fan. Potremmo fumarci sigarette da donne vissute o fruttate, mentre leggiamo nostre poesie (incomprese), eseguire nostri brani inediti (mai apprezzati), o intrattenere le nostre groupies con racconti da 20enni che sognano un palco dove esibirsi.

Logo di Spreaker

Logo di Spreaker

Ah dici bene ammiccante proletario della parola, i poeti e la poesia son talmente criptici che ti si sgretola l’entusiasmo al solo vedere graficamente la disposizione dei versi. Meglio che parlino! E così prova a fare Il Rubino, a farci fare amicizia con il suono della voce del poeta (vivo!) di turno per qualche minuto, entrare nella sua parola e silenzi, interrogarlo per sapere, con parole semplici!, finalmente che cavolo vuole dire con quei versi astrusi. Ma quanti rubini ci sono sparsi, fraterno proletario della parola?

Oppure pensa, caro proletario della parola, a come si potrebbe persino pensare ad un marchio, un brand, che si presenta così, con la voce del CEO e dello staff, attribuire un suono al logo, riconoscibile tanto quanto la sua forma visiva o font.
Infatti, con alle porte il marketing olfattivo, è meglio che il suono, il marketing sonoro, non sia da meno!

Ho esagerato sopra, lo ammetto, ma cerca di perdonarmi indulgente proletario della parola. Il comunicare con una radio libera e aperta a tutti è novità dagli anni ’70. Una web radio aperta a tutti è un bello spintone futurista però, che ci butta in un mix di possibilità esotiche tra piattaforme integrabili (la verità sta sempre nel mezzo).

Ora che il suono ha nuovi adepti, il marketing sopravviverà, con sempre nuove rubriche, puntate, programmi sonori con cui rassodare una comunicazione fàtica col pubblico.
Sentire il suono è facile, stare in silenzio un po’ meno. Caro proletario della parola.

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