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Il radicchio dove meno te l’aspetti: Ambra Rossa del birrificio San Gabriel

di Claudio Carminati

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Ambra RossaIl radicchio? Che diavolo c’entra il radicchio con la birra?”. Questa domanda se la saranno fatta in molti trovando la croccante cicoria di campo tra gli ingredienti di “Ambra Rossa”. Eppure il tempo sembra proprio aver dato ragione a Gabriele Tonon, fondatore e mastro birraio del birrificio San Gabriel: quella che all’inizio era parsa a tanti come l’ennesima, inutile stravaganza – una roba del tipo “Cià, buttiamo in ammostamento la cosa più strana che ci capita a tiro e vedrai che qualcuno se la beve”, evenienza tutt’altro che infrequente nell’ancor giovane movimento artigianbrassicolo nazionale – si è rivelata anno dopo anno una scommessa vinta.

Basta trascorrere qualche giorno Ponte di Piave (Treviso) e dintorni per rendersi conto di quanto questa birra sia ormai entrata in maniera consolidata nelle grazie dei beer-lover veneti, vuoi per un po’ di sano campanilismo, vuoi perché, evidentemente, tanto male l’Ambra Rossa non è. A Tonon il merito di averci creduto sin dagli esordi – era il 1997, preistoria per la birra artigianale italiana – e di aver saputo affinare nel tempo la ricetta di questa birra a bassa fermentazione, ispirata, almeno dal punto di vista tecnico, alla scuola bavarese e austriaca. Ma anche di non aver calcato troppo la mano con l’enfasi sull’ingrediente “anomalo”, appellandosi alla tradizione benedettina delle “birre medicate” per giustificarne la presenza – non a caso il birrificio sorge all’interno dell’antica abbazia di Busco – e facendone una sorta di liquida dichiarazione d’amore per la terra d’origine, di cui questa birra è degna espressione.

La presenza del radicchio, del resto, è più che discreta già a cominciare dall’etichetta: niente pacchianate, tipo foglie e cespi di “Rosso di Treviso” sbattuti in bella evidenza, che più che alla birra farebbero pensare a gustosi e fumanti risotti di stagione. Per scoprire che il radicchio c’è dobbiamo andarcelo a cercare tra gli ingredienti... toh, eccolo lì! “Radicchio”, c’è proprio scritto così! Versiamo, stiamo a guardare la schiuma a grana media che spumeggia abbondante in cima al bicchiere, apprezziamo col naso le note dolciastre che da lì sopra immediatamente si levano, con una dominante maltata e lieve richiamo caramellato, fissiamo per un attimo l’attenzione sul rosso ambrato che finalmente colora il bicchiere… e beviamo.

Al primo impatto il radicchio non c’è. Prevalgono il malto, dosato senza prepotenza, e una sensazione di rotondità, complice una fine componente erbacea che piano piano comincia a farsi strada. È solo il preludio di quel che ci aspetta nel finale, quando all’amaro del luppolo si lega quello, mai stucchevole, del radicchio Rosso di Treviso: ed è un legame destinato a durare, visto che questi delicati arpeggi ci tengono compagnia anche ben dopo aver posato il bicchiere, in attesa del sorso successivo, ostinati ma ben lontani da qualunque forma di eccesso. Nel complesso, Ambra Rossa è una birra matura ed equilibrata che, piaccia o non piaccia, ha saputo trovare una propria identità. E non è cosa da poco.

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