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Luppolatura decisa, buona bevibilità: vi presento My Angel, APA del birrificio Mostodolce

di Claudio Carminati

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My AngelIl birrificio si chiama “Mostodolce”, ma è l’amaro ciò che più rimane impresso dopo il primo sorso di “My Angel”. I lunghi arpeggi del finale esaltano l’abbondante luppolatura di questa American Pale Ale con delicate note erbacee che fanno da contraltare alla morbida prevalenza del fruttato-agrumato che caratterizza l’attacco. Risultato? Un corpo inaspettatamente robusto – sorretto anche da un’apprezzabile maltatura, aspetto non trascurabile – e l’impressione di aver a che fare con una birra già piuttosto matura, nonostante My Angel non figuri tra le produzioni storiche di Mostodolce, attivo dall’ormai lontano – diciamo “lontanuccio”, dai – 2003 nella propria sede di Prato.

Filo conduttore di questa avventura ormai dipanatasi ben oltre il traguardo delle dieci candeline è l’entusiasmo dei fondatori, Elio Dall’Era e Francesca Torri, quest’ultima per lungo tempo impegnata nell’ideazione e nello sviluppo delle ricette. Rispetto a undici anni fa lo stabilimento è cambiato, nel ruolo di mastro birraio è subentrato il marito Daniele Chiarini, i volumi di spillatura dei due pub di Mostodolce sono cresciuti molto e con essi gli impianti, ora sufficienti a garantire una buona distribuzione in bottiglia a fianco della collaudata produzione in fusti. Lo spirito, invece, è rimasto quello dei primi passi.

Tutto questo per dire che l’angioletto ha buona compagnia nella notevole varietà di stili sperimentati da Mostodolce durante un percorso di crescita costante: insomma, nessuna improvvisazione, la ricetta è studiata e si sente. Sono frutto dell’esperienza il colore dorato e la buona limpidezza, il ben congegnato equilibrio tra luppoli da aroma e da amaro, ma anche una gasatura modesta piuttosto insolita, che sulle prime può lasciare un po’ perplessi ma che in realtà si rivela una mossa azzeccata in termini di bevibilità. Come dire: My Angel scivola senza attrito fino allo stomaco, dove si accomoda senza creare sconquasso. E non è roba da poco.

Bene, detto tutto questo siamo al consueto – per chi segue regolarmente questa rubrica – appuntamento con l’Abbinamento (la A maiuscola non è un refuso). Ora, chi scrive consiglia (quasi) sempre di godersi le birre lontano dai pasti. Prescrizione medica, sapete. In questo caso però possiamo fare un’eccezione e, se eccezione dev’essere, che sia radicale, pur nella sua apparente banalità: abbinate My Angel a una pizza ben condita – salsiccia e cipolle, quattro formaggi o quel che più vi piace – o a un bell’hamburger, magari seduti in uno dei due ottimi pub di Mostodolce, a Prato e a Firenze. A fine pasto, l’angioletto si rivelerà un alleato molto prezioso!

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