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Birra Gjulia Nostrana, la golden ale che si credeva un Sauvignon

di Claudio Carminati

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NostranaUn intenso profumo di pompelmo e frutto della passione, con delicate note di mango e fiori d’arancio e una sottile componente vinosa, come di uva bianca matura. È questo il primo, indelebile ricordo che ti rimane di “Nostrana”, ultima nata in casa “Birra Gjulia”, elegantissima golden ale prodotta con materie prime locali 100% biologiche e contraddistinta dall’utilizzo del luppolo di origine neozelandese Nelson Sauvin, che le conferisce una complessità aromatica difficile da descrivere.

I fratelli Marco e Massimo Zorzettig, supportati dal mastro birraio Mirko Masetti, sono entrati nel 2012 nel mondo della birrificazione artigianale e l’hanno fatto scegliendo di produrre tutto da sé: l’orzo, il frumento e in buona parte il luppolo, coltivati sui terreni tra Cividale del Friuli, dove ha sede l’azienda vitivinicola di famiglia, e San Pietro al Natisone, dove invece è sorto il birrificio.

Brassificare ai piedi del Monte Mia significa poter disporre di un’acqua di sorgente purissima e di grande leggerezza, cui Nostrana deve almeno in parte la propria apprezzabile bevibilità. Il resto l’ha fatto la ricerca attenta delle materie prime – e qui l’esperienza nella produzione di vino si fa sentire – e un notevolissimo lavoro sul dosaggio degli ingredienti, per certi versi sorprendente considerata la “giovane età” di questo birrificio agricolo.

Ce ne accorgiamo subito, mentre versiamo Nostrana e dal bicchiere si sprigionano i profumi del tutto peculiari di Nelson Sauvin, un luppolo “vinoso” selezionato in anni piuttosto recenti e che ben si è adattato, è evidente, anche ai terreni friulani. Il nome è per metà un tributo alla località in cui per la prima volta è stato coltivato e per l’altra un richiamo esplicito al vitigno Sauvignon, al quale è accomunato dal deciso sentore di uva spina che già al primo sorso investe il palato. Il corpo è leggero, agrumi e frutti tropicali la fanno da padrone, l’acidità è decisamente contenuta mentre la gasatura moderata ripulisce il palato prima delle piacevoli sfumature amaricate del finale, in cui stupisce una lieve piccantezza simile a quella dello zenzero fresco.

Nel complesso, l’esperienza di bevuta può essere accostata a quella di certi vini bianchi fruttati: inevitabile pensare dunque a Nostrana come a una birra da aperitivo, perfetta magari in accostamento a piatti di pesce o a formaggi freschi, anche se, dissetante e aromatica com’è, si presta benissimo anche a essere sorseggiata da sola. Con Nostrana – e ancor di più con “Grecale”, arricchita con mosto d’uva Picolit – i fratelli Zorzettig hanno evidentemente voluto omaggiare il prodotto storico della tradizione di famiglia, in quella sorta di “cortocircuito” tra vino e birra che appare, almeno in questo momento, una delle strade più interessanti nella ricerca di una “via italiana” alla brassificazione artigianale.

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