Rubriche

Ecco Napea, delicata ninfa del Gran San Bernardo

di Claudio Carminati

Pubblicato il

Napea“Napea” ha nome greco e stile tedesco, parla francese – patois francoprovenzale, per essere precisi – ma nello spirito è italianissima. Più che mai nostrana è l’acqua utilizzata per produrla, quella pura e leggerissima della sorgente di Étroubles, piccola e graziosa località a circa 1.300 metri di quota sulla strada che da Aosta porta al Colle del Gran San Bernardo, e tipicamente italica è anche la sapienza artigianale che ha permesso ai due giovani birrai di Les Bières du Grand St. Bernard Rémy Charbonnier e Stefano Collé – di mettere a punto e affinare nel tempo la ricetta di questa birra semplice ma tutt’altro che banale.

Non si creda che produrre una helles di qualità sia impresa agevole. I lieviti da bassa fermentazione chiedono di essere trattati con particolare gentilezza, il malto pilsner – qui mescolato a una piccola quantità di malto caramellato – è una garanzia ma per ottenere un buon risultato da solo non basta, la miscela dei luppoli deve essere bilanciata per evitare che l’amaro si faccia scortese e prevarichi le delicate note maltate e mielate che Napea elargisce in attacco, ben precedute dall’aroma erbaceo e fiorito che si sprigiona accostando il naso alla schiuma bianca, fine e di buona persistenza.

Paglierina e limpida, Napea convince grazie al suo tocco leggero, che nel finale si trasforma in una prolungata, lenta carezza. Ci lasciamo volentieri sedurre da questa ninfa dei boschi e delle sorgenti – è in questi luoghi ameni che secondo la mitologia greca risiedono le Napee – compagna intrigante e discreta nelle calde serate estive: la memoria asciutta che di ogni sorso ci rimane la rende al palato ancora più desiderabile, anche grazie all’ottimo equilibrio tra i luppoli Magnum, Perle, Tradition e Spalter Select attentamente miscelati.

A contraddistinguere la (quasi) totalità delle birre di Les Bières du Grand St. Bernard sono proprio queste caratteristiche di leggerezza e bevibilità, così come il legame con la vallata valdostana in cui il birrificio sorge. Un richiamo, quest’ultimo, che si fa esplicito nel caso della validissima “GNP” – tripel stagionale aromatizzata con locale Artemisia, erba alpina usata anche per la produzione di liquori, in primis il Genepy che ne porta il nome dialettale – ma che al tempo stesso può essere considerato come una sorta di filo conduttore anche per le altre creazioni di Charbonnier e Collé, tutte accomunate dalla qualità di una materia prima essenziale per la buona riuscita di qualsiasi birra: l’acqua. Nell’attesa che la piccola piantagione di luppoli tedeschi avviata nel 2009 cominci a dare in maniera sostanziosa i propri “frutti”, aprendo un ventaglio di imprevedibili possibilità per questa promettente realtà del panorama “artigianbrassicolo” nazionale.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: