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Recensioni – Il Giardino delle Parole

di Lucia Pugliese

Pubblicato il

Locandina film " Il Giardino delle parole" Il Giardino delle Parole 

di Makoto Shinkai

Takao ha 15 anni ed un animo irrequieto: la sua famiglia va dividendosi e il giovane occupa il  tempo tra il lavoro ed il sogno di disegnare e fabbricare scarpe.  Takao non ama andare a scuola e nelle giornate di pioggia salta la prima ora per andare a rifugiarsi in un giardino, sotto un gazebo, isolato dal resto del mondo. Qui, una mattina, incontra Yukino: una donna più grande, dalla storia misteriosa, ma anche lei alla ricerca di solitudine.. 

La solitudine è in effetti, il tema centrale del film Makoto Shinkai: nelle parole stesse del regista, lo ” stare da soli” è visto non come qualcosa da evitare, ma come un momento da vivere, per conoscersi e comprendere se si è ” dove si vorrebbe essere”. La solitudine è allora necessaria per Takao e Yukino quanto lo è  incontrarsi: i protagonisti sono si, due persone in fuga dalla realtà ma anche anime in crescita, identità in formazione. Yukino in fondo non è poi così grande, così come Takao non è così giovane: per l’uno e l’altra è tempo di lasciarsi scaldare il cuore e curare le proprie ferite.

Il Giardino delle Parole è dunque un romanzo di formazione molto prima che una storia d’amore: occorre però stare attenti a non banalizzare o quantomeno a non ” occidentalizzare” troppo il senso ed il significato di questo saggio di buon cinema che viene dal Sol Levante. Il concetto stesso di amore è declinato nel senso – tutto giapponese – di “tristezza solitaria”. Il mezzo espressivo più che il cinema, è la poesia. Shinkai prende la realtà e la rende “meravigliosa” senza snaturarla: l’incanto viene allora da luoghi e situazioni reali.  

In questo contesto l’animazione ha un ruolo fondamentale: lo studio sul colore e sulla luce, danno a vita a scene mozzafiato,sia nel giardino che in città. Il disegno e la computer grafica sono amalgamati in maniera sapiente: un’alternativa sia alla maniera occidentale sia a quella esclusivamente a ” mano” dei maestri dello Studio Ghibli.

La sceneggiatura è costruita in maniera sapiente, per emozionare. Come i migliori poeti, Shinkai suggerisce le anime dei protagonisti, senza denudarle all’occhio dello spettatore. Questo ” pudore” da un lato dona alla storia toni più delicati di quelli a cui i nostri palati sono abituati, dall’altro permette a chi assiste alla vicenda di “riempire” gli spazi vuoti con la propria immaginazione e la propria esperienza, immedesimandosi maggiormente  Quanto meno Shinkai mostra, quanto più suscita: Il Giardino delle Parole è un complesso di emozioni profonde, radicate in ciascuno di noi. Un balsamo per l’anima di chi sta crescendo – e non lo stiamo facendo forse tutti? – ed una gioia per chi ama il cinema d’autore. 

Da notare che il film è molto breve: 46 minuti e non una scena superflua. Vista la ridondanza e la prolissità di questa stagione Hollywoodiana, c’è da sperare che qualcuno, anche in America, prenda ad esempio Makoto Shinkai. Un piccolo saggio della bravura del regista giapponese in questo senso è nel commovente corto intitolato Dareka no Manzashi (Qualcuno ci osserva), con cui Il Giardino delle Parole è stato distribuito nei cinema. Lo vediamo qui, con i sottotitoli in italiano:

Il Giardino delle Parole è da  vedere e rivedere: per chi si è perso l’evento unico al cinema il 21 Maggio, il film è disponibile in DVD. E raramente i soldi per un film sarebbero spesi così bene.

 

 

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