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Stroncature – After Earth

di Marco Frongia

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La locandina di After EarthAfter Earth
di M. Night Shyamalan, con Jaden Smith, Will Smith, Sophie Okonedo, Zoë Isabella Kravitz.

Sono trascorsi mille anni da quando l’umanità ha abbandonato la Terra, dopo averla irrimediabilmente devastata. Schiantatosi con la sua astronave sul pianeta, il generale Cypher Raige (Will Smith) rimane ferito gravemente alle gambe. La sua unica speranza è il figlio Kitai (Jaden Smith), uscito illeso dall’incidente. La missione del ragazzo sarà quella di percorrere un centinaio di chilometri per recuperare un segnalatore, indispensabile per lanciare una disperata richiesta di aiuto.

Nel 2004, la carriera di M. Night Shyamalan sembrava in costante ascesa. In appena cinque anni, il giovane regista indiano aveva conquistato tutti: Il sesto senso, Unbreakable, Signs e The village misero d’accordo tanto la critica quanto il pubblico, grazie ad inquadrature studiatissime, un ritmo narrativo avvincente e sceneggiature imprevedibili.

Oggi, lo ritroviamo in veste di accanito collezionista di Razzie Awards: ben sei,  quattro dei quali solo per L’ultimo dominatore dell’aria. Tuttavia, se non fosse stato per Comic movie, quest’anno avrebbero potuto essere molti di più: grazie alla pellicola di Peter Farrelly e soci, infatti, il suo After Earth schiva miracolosamente i titoli di peggior film, peggior sceneggiatura e peggior regia del 2014.

Il complesso lavoro dietro alla realizzazione  della splendida tuta di Jaden Smith

Il complesso lavoro dietro alla realizzazione
della splendida tuta di Jaden Smith

Forse, l’unica candidatura non del tutto meritata è proprio quest’ultima: After Earth, in fin dei conti, dimostra come Shyamalan sia ancora in grado di effettuare una bella panoramica, o di scegliere con criterio le angolazioni di ripresa. Sul piano visivo, il film funziona; è tutto il resto ad essere problematico: dalla sceneggiatura alle musiche, passando per i costumi, non si salva quasi nulla.

Prendiamo, ad esempio, l’ambientazione post-apocalittica. Nonostante si dilunghi così tanto in un prologo strabordante di informazioni circa la distruzione della Terra da parte della stessa razza umana, la pellicola risulta sorprendentemente priva di una qualsivoglia morale finale di stampo ecologista.  Non che la ritenessi necessaria, ma avrebbe perlomeno giustificato la scelta di ambientare il tutto sul nostro pianeta, invece di scegliere un qualsiasi altro luogo disabitato e potenzialmente ostile, come Saturno, il deserto del Kalahari o Rovigo.

Il tema portante del film è, invece, incentrato sulle difficoltà e le incompresioni che possono affliggere il rapporto tra un padre ed un figlio. Così, il personaggio di Jaden Smith si sforza incessantemente di impressionare il suo granitico genitore leggendo il libro da lui più amato, tentando di entrare come lui nel corpo dei Ranger o provando ad interpretare il ruolo del protagonista in una grande produzione di Hollywood; fallendo in tutti e tre i casi.

Ma il lieto fine è, ovviamente, dietro l’angolo: Kitai riuscirà a superare le sue paure, a salvare suo padre ed a sconfiggere il temibile Ursa, un mostruoso insettoide extraterrestre che fiuta il terrore delle sue prede.

After Earth - UrsaSe Shyamalan è riuscito ad evitare i Razzie, così non è stato per la famiglia Smith, che ha trionfato in tutte le categorie dedicate ai peggiori attori. I personaggi che interpretano sono piatti e stereotipati, e il loro sviluppo è tutt’altro che convincente: Cypher è tenero e paterno quanto un controllore del treno alle sei del mattino, e così rimane fino al momento in cui il figlio lo trae in salvo, cambiando opinione nei suoi confronti di punto in bianco; il Kitai di Jaden Smith, sulle cui fragili spalle poggia tutto il film, passa altrettanto rapidamente dall’essere un ragazzino spaventato all’impugnare le armi di un’intrepida macchina da guerra, impressionando il pubblico con la sua – fino a quel momento, opportunamente celata – seconda espressione facciale.

Ad ogni modo, dopo cento, interminabili minuti, After Earth finalmente finisce. Ciò che lascia dietro di sé è il ricordo – già vago – di un film mortalmente noioso, interpretato in maniera svogliata e scritto ancora peggio, dotato però di una morale molto importante, da serbare per sempre nel profondo del cuore di ciascuno di noi: se vuoi recuperare un buon rapporto con tuo padre, non devi fare altro che prendere una lama affilata ed abbattere un grillo alieno lungo tre metri.

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