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“Idea” contro “Opera”: chi l’ha visto l’autore 2.0?

di Giovanni Sommavilla

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Spesso mi sono interrogato e soffermato sulla definizione, identità “giuridica” dell’autore di opere, letterarie o d’arte che siano. Oggi si parla di questo.

Chi sa darmi una definizione di “autore”? Sì, sì, condivido le definizioni da dizionario, ma mi sono scontrato con qualche scompenso riflettendo, prima, sui concetti di “idea” e “opera”.

Fidatevi, è semplice: per “idea” intendo quel lampo tematico, la folgorazione creativa allo stato romantico, che galleggia nella mente, priva ancora di una definitiva sostanza. Mentre per “opera” penso alla realizzazione concreta e visibile dell’idea, la sua manifestazione, resa pubblica e quindi accessibile ad altri invece che solo a stessi.

“Idea” e “opera” viaggiano su due binari distinti e la facilità nel farle incontrare dipende dalla familiarità che ha ciascun ideatore/autore con le proprie conoscenze, strumenti disponibili: quelle che Alessandro Bergonzoni ha chiamato “antenne” durante ArtCity a Bologna il 25 gennaio 2014.

Ruota di bicicletta (Duchamp)

Per intenderci: penso ad autori le cui uniche e più importanti opere sono state pubblicate solo postume perché la forma (“opera”) faceva fatica a manifestarsi nella volontà del suo stesso ideatore; all’altro angolo penso a Duchamp, l’autore della ruota di bicicletta sullo sgabello, per intenderci: una combinazione perfetta di idea e opera che ha spalancato un’avanguardia.

Pensiamo poi a quelle migliaia di “autori all’insaputa” degli altri e di stessi, che condensano belle e raffinate, esplosive e potenti idee d’arte, d’espressione, ma che non hanno poi mai avuto tempo o fiducia di dar loro forma con un’opera adeguata. Resteranno idee captate, non catturate.

“Ma cavolo! Parla chiaro, scendi a terra! Che legame ha tutto ciò con la realtà cittadina?” Giusto. Visto che l’opera è l’espressione concreta e pubblica di un’idea deve avere un autore e dei diritti: dal punto di vista giuridico  vince l’opera. Tutto ruota attorno alla sua registrazione tramite enti e marchi ufficiali: è l’opera che viene registrata, che ha un codice ISBN o ha marchio SIAE, che viene tutelata non l’idea anche se originale.

E tutto ciò con buona pace del concettualismo di Sol LeWitt, che poneva in primissimo piano “l’idea”, non la sua mera esecuzione, che poteva comunque e da chiunque essere posta in essere, ma basandosi sulle indicazioni del suo “ideatore”.

Tutele dunque, per le “opere” e i suoi “autori”. Bene. E sul web cosa succede, nel frattempo?

Prendo il caso, tra i mille che voi lettori potrete conoscere, di Getty Images, tra i più grandi siti di pubblicazione e vendita immagini, fotografie. Getty ha di recente concesso la condivisione e il così detto copia-e-incolla di alcune sue immagini, opere di autori coperte, nel senso ormai troglodita del termine, dal diritto d’autore; tutto superfluo di fronte agli strumenti con cui si riescono ad aggirare i divieti.

Le “idee” espresse nel vasto mondo del web sono lì, a disposizione potenziale di tutti, come se venissero sparate da un megafono nelle vie della città: chiunque può captarle e tradurle nel proprio linguaggio artistico in un’opera, registrata poi coi tradizionali sistemi.

Esempio: se da un blog/profilo social un affezionato lettore dovesse raccogliere tutti quei bei post che sembrano quasi capitoli di una bella ed involontaria storia, poesie, li tagliasse e li incollasse con qualche modifica, giusto per non calpestare troppo la propria autostima, e infine decidesse di pubblicarli, il nome sull’opera sarebbe suo, diritti e percentuali sarebbero sue.

E’ inoltre pratica comune nei blog pubblicare post o notizie prendendo qua e là informazioni o discorsi fatti da altri esperti, giornalisti o autori, senza poi attribuire loro la paternità delle riflessioni o delle scoperte. Tacitamente chi cita e si serve di contenuti altrui ne diventa il nuovo produttore.

Chi l’ha visto l’autore, quindi?

E’ come se da “autori” si diventasse “attori” nel mettere in scena un frankenstein letterario, fatto di pezzi di scritti altrui e propri, somma di tweet.

Mi schiero a fianco dell’ “idea”, davvero figlia sviluppata di un “autore”, che l’ha fatta nascere e curata, anche se non nei minimi particolari. Esempio creativo: se riuscissi a tutelare un mio progetto poetico fatto di un plurilinguismo poetico, con liriche che hanno l’obiettivo di spronare il lettore ad agire per migliorare il mondo, ad essere più empatico con altri uomini e che sono essenzialmente poesie “sociali”, ecco che se uscisse un’opera espressione di tutti questi elementi dovrebbe obbligatoriamente renderne conto, diverrebbe una bella e personale citazione. Utopia alla LeWitt, lo so, ma le utopie sono necessarie. E non mi ricordo chi lo disse, ho citato, comunque.

Dunque, con cognizione di causa, considerando i social network, i blog e i siti, modalità d’espressione sostanzialmente non ufficiali, chi è oggi l’autore? E’ chi spaccia “l’idea”, o chi smercia una sua rappresentazione (“opera”)?

La sparo grossa: è ancora necessaria, nella letteratura e nell’arte, la firma, il timbro di un autore su un’opera? Svilupperò questo mio estremo punto di vista nel prossimo appuntamento (ricordatevelo!) del 21 aprile sempre qui su “Altro nascente”.

Nel frattempo, occhio ad Einstein!

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