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Winterlude, complessità ed equilibrio per una tripel che non si dimentica

di Claudio Carminati

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Medaglione WinterludeImmaginate una mattina di febbraio, di quelle in cui la brina brilla sui prati alla luce di un sole tiepido che col pensiero già ci porta alla primavera ancora lontana, sì, ma non troppo, mentre all’orizzonte si scorgono nuvole scure cariche di neve. Ecco, ora provate a tradurre in birra tutto questo: otterrete Winterlude. Una tripel complessa, l’interpretazione del tutto originale con cui il premiatissimo Birrificio del Ducato e il suo mastro birraio Giovanni Campari rendono omaggio, a modo loro, alle grandi birre belghe d’abbazia.

Quando assaggi una creazione di questa solidissima realtà fondata a Busseto (Parma) nel 2007 e ben presto assurta a fama internazionale grazie alla maniacale cura del dettaglio e all’impeccabile qualità delle sue produzioni, sai già che difficilmente ti imbatterai in qualcosa di banale. Winterlude non fa eccezione, rivisitando un genere a volte male interpretato da birrai convinti che bastino una maltatura esagerata e un po’ di lievito per fare una grande birra. Qui di malto ce n’è, e si sente, ma c’è anche molto di più.

C’è innanzitutto il luppolo di Poperinge, una varietà che Campari è andato a scoprire sul campo direttamente in Belgio, rara e tutt’altro che facile da domare, per quel suo profilo aromatico che immediatamente fa pensare all’erba cipollina. C’è una gasatura elevata, piuttosto insolita per il genere, che lungi dallo snaturare la Winterlude ne esalta, al contrario, le caratteristiche, rendendola beverina molto di più di quanto sarebbe lecito aspettarsi da una birra di simile struttura. C’è, in generale, un equilibrio complessivo nel quale è davvero difficile trovare difetti.

Bottiglia WinterludeNessuna nota è stonata in questa birra dorata e impenetrabile, a partire dalla schiuma fine, compatta, persistente e dal bel color crema. Il profumo è un tripudio di armonie, in cui prevale una delicata componente di frutta sciroppata e zucchero candito. Al palato, poi, Winterlude si presenta con un crescendo caldo, avvolgente, un po’ miele d’arancio, un po’ dolce da forno, di quelli invernali che confortano spirito e corpo nelle giornate in cui il gelo sembra volerti trapassare da parte a parte. E poi c’è lui, il luppolo di Poperinge, che in un assolo da virtuoso si impone con il suo amaro convinto ma non invadente, prima di sfumare in una coda dal ritmo lento in cui, riecheggiando ad libitum, è di nuovo la dolcezza a tornare protagonista, invogliandoci a un altro sorso.

Birra invernale per eccellenza – come del resto suggerisce il nome, ispirato da una canzone di Bob Dylan – Winterlude si mostra assai versatile negli abbinamenti. Con i salumi fa la sua figura e non teme i primi piatti complessi, nemmeno quelli più difficili da sposare, ma sono forse i formaggi stagionati la pietanza cui meglio si accompagna. Per apprezzarla a pieno, in realtà, chi scrive vi consiglia di gustarla da sola, come birra da meditazione, dopo una lunga giornata di lavoro, sorseggiandola comodamente adagiati su una bella poltrona accanto al fuoco. Non avete il camino? Nessun problema: a scaldarvi ci penserà Winterlude.

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