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Leo Ortolani e Rat-Man, 100 di questi numeri!

di Luca Rasponi

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La data era cerchiata in rosso sul calendario da 17 anni. Già, perché Leo Ortolani aveva detto proprio così: «Rat-Man si concluderà con il numero 100» che, calcolatrice alla mano, significava gennaio 2014. E allora l’attesa tra i fan del Ratto si era fatta spasmodica, addirittura inquieta per chi temeva di perdere per sempre la sua serie preferita.

E poi è arrivato, come nelle migliori storie di Ortolani, il colpo di scena del tutto inatteso e sorprendente. La serie non chiude al numero 100, ma prosegue fino a quando Rat-Man non avrà sbrogliato definitivamente tutte le trame che lo hanno coinvolto in questi anni (impresa assai ardua, considerando il quoziente intellettivo del personaggio!).

La riserva su questa decisione, tuttavia, è stata sciolta da Ortolani solo con un editoriale pubblicato nel numero 99 di Rat-Man (novembre 2013), mentre tutti quanti rimanevano con il fiato sospeso. E il numero 100? Perso il titolo di albo conclusivo della serie, un numero così non poteva rientrare semplicemente nei ranghi e proporre una storia “normale”. E così Ortolani ha voluto raccontare una vicenda molto particolare: quella del suo percorso verso la conclusione della serie che lui stesso ha creato 25 anni fa.

Ed ecco quindi prendere forma un albo del tutto originale in puro “stile Ortolani”, dove il racconto della realtà vissuta dall’autore si alterna con la finzione delle storie che ha creato, da Rat-Man ai suoi progetti per il futuro. Ortolani ci fa sapere con questa storia quello su cui vorrebbe lavorare una volta conclusa la sua serie di maggior successo, da Mucca che dorme a Lo Obbi fino a La notte dei diversamente vivi.

Non mancano però i salti nel passato: Ortolani torna al momento di quel fatale annuncio nel 1997, per dare a sé stesso un sonoro ceffone. Dopotutto, scrive l’autore, dire «all’inizio di una serie che non sai nemmeno se continuerà o si arresterà dopo pochi numeri “la chiuderò al numero 100” è una sciocchezza di quelle che ti rimangono attaccate addosso. Ed è inutile che poi cerchi di spiegare che eri troppo giovane e stupido per parlare seriamente».

Ma dal passato di Ortolani, soprattutto, emerge lui: Vincent, un uomo misterioso che gioca un’altrettanto misteriosa partita a carte con la Storia, in grado di porre fine all’universo narrativo di cui fa parte. Ortolani aveva usato Vincent per fare piazza pulita di tutte le storie scritte prima di Rat-Man, e come un totem lo estrae nuovamente dal più profondo dei cassetti per uccidere la sua creatura più amata.

E qui entra in gioco la Storia stessa, una enorme bestia oscura che rappresenta la creatività di Ortolani, apparentemente minacciosa ma in realtà affettuosa con il fumettista, a cui impone di continuare Rat-Man fino a quando le sue esigenze – le esigenze della Storia – non siano tutte portate a compimento. Con questa brillante trovata metafumettistica – già sperimentata peraltro con la spassosa storia Non di questo mondo! (Rat-Man 75) – Ortolani sancisce dunque la sopravvivenza del suo personaggio più noto e longevo, almeno fino a quando i percorsi della trama che lo riguardano non saranno tutti giunti a conclusione.

Le numerose tessere di questo complesso mosaico narrativo sono tenute insieme dal racconto del cammino che ha condotto Ortolani verso la realizzazione del numero 100 di Rat-Man. Un percorso fatto soprattutto di ansia: per la creazione dell’albo, per la conclusione della serie e per la sensazione profonda di non riuscire, nella propria carriera di autore, a raccontare tutte le storie pensate o sognate.

Ma è proprio qui che la bestia della Storia – inizialmente fonte dell’ansia che perseguita Leo – rivela la sua missione consolatrice nei confronti di Ortolani, che si abbandona semplicemente al flusso della sua creazione per uscirne ancora una volta rigenerato. E questa non può essere che una buona notizia anche per i lettori: l’ultima pagina del numero 99, del resto, promette molto bene sugli sviluppi futuri.

Il numero 100 di Rat-Man, quindi, potrà essere stato una delusione per chi si aspettava un finale con il botto. Ma è anche un albo sincero e convincente, con tutti gli elementi tipici di quella particolarissima narrazione che ha portato Ortolani in cima a tutte le classifiche di vendita e gradimento del fumetto italiano: una trama da classico albo di supereroi, con il protagonista che deve far fronte a un cattivo minaccioso e incombente; un umorismo semplice quanto irresistibile, giocato per lo più sulle caratteristiche dei personaggi principali; una trama più ampia, magari di carattere metafumettistico, che rende il quadro d’insieme complesso e avvincente, spesso portando con sé contenuti allegorici sul mondo delle vignette.

Diversamente da quello che si potrebbe pensare, quest’ultima caratteristica – invisibile ai lettori occasionali o superficiali degli albi di Rat-Man – regala all’opera di Ortolani un respiro magistrale, a tratti epico, che si rafforza nel contrasto apparentemente stridente con l’umorismo continuo presente nella serie. Questa alchimia perfetta tra comicità, trama orchestrata su più livelli e discorso metafumettistico, è probabilmente il segreto del successo di Rat-Man, tanto architettata con maestria dall’autore quanto difficile da spiegare a chi non abbia mai avuto a che fare con la creatura di Ortolani.

Da questo punto di vista, le saghe che hanno tirato in grande stile la volata al numero 100 non fanno eccezione. L’Esalogia di New York (Rat-Man 76-81) è una storia fondamentale per il destino del Ratto, ma è anche un omaggio ai supereroi più amati da Ortolani e una critica al tentativo delle case editrici americane di renderli eterni attraverso continue rinascite, dalle finalità puramente commerciali. La Quadrilogia di Gerusalemme (Rat-Man 82-85), meno legata alla continuity, è allo stesso tempo un divertente omaggio agli action movie in stile The expendiblesche nei piani di Ortolani potrebbe proseguire in formato miniserie – e una riflessione sull’origine e il senso profondo della fede, vincitrice nel 2011 del premio Fede a strisce.

Nelle due saghe successive il protagonista è Janus Valker: nei numeri 86 e 87 affronta il peso della memoria e dei ricordi, in un’atmosfera grafica e narrativa da film post apocalittico; nella bellissima trilogia pubblicata sugli albi 91-93, invece, i viaggi nel tempo e l’esplorazione degli universi paralleli sviluppano il tema della predestinazione e della volontà di cambiare le cose.

Il gran finale, almeno per ora, è riservato all’Esalogia dei Vendicatopi (Rat-Man 94-99), in cui l’enigmatico Mister Mouse si rivela l’artefice occulto di tutte le storie dei supereroi, con il solo scopo del profitto economico. Lo scontro del protagonista con il suo idolo di sempre, che si rivela un individuo senza scrupoli, può essere visto come la definitiva presa di coscienza da parte di Ortolani della natura commerciale dei fumetti di supereroi che tanto ama, in cui l’autore sceglie comunque di credere ancora attraverso il suo personaggio, che dimostra una fede incrollabile nei valori profondi rappresentati dagli eroi persino a dispetto dell’evidenza.

È con questo bagaglio di storie e convinzioni che Rat-Man e Leo Ortolani, superato il fatidico traguardo del numero 100, si apprestano a vivere le loro ultime avventure insieme. I festeggiamenti sono stati grandiosi: l’11 gennaio a Parma si è svolta infatti la prima Rat-Con, accompagnata dalla pubblicazione di un albetto speciale allegato per l’occasione al numero 100. Ma ora per l’eroe è tempo di tornare sulla strada, dove lo attende la più dura delle battaglie: quel confronto finale con l’Ombra preannunciato alla fine del numero 99, al termine del quale il Ratto potrà forse riabbracciare suo padre.

Perché Ortolani, si sa, è grande maestro di parodie: leggere per credere, tra gli esempi più recenti, Il grande Magazzi (Rat-Man 88-90). Ma probabilmente è la lunga saga del confronto tra Rat-Man e l’Ombra, con al centro quel Janus Valker che si rivela essere il padre adottivo del Ratto, la più avvincente, emozionante e profonda tra le sue trame. Come in Star Wars, padre e figlio paiono legati a un fato contrapposto: estremamente dotato e destinato a un ruolo di potere il primo, sprovveduto e ingenuo il secondo, che pure rappresenta l’unica possibilità di riscatto per un genitore che ha sacrificato ogni cosa – compreso l’amore per suo figlio – in nome della propria sfrenata ambizione. Che nel caso di Janus Valker si chiama conoscenza totale.

Non sappiamo come andrà a finire. Ma almeno sappiamo cosa ne pensa Leo Ortolani, grazie a un passaggio memorabile di E ora… Rat-Man!, capitolo conclusivo della meravigliosa Esalogia dell’Ombra (Rat-Man 64-69), che è anche estrema quanto emblematica sintesi della via ortolaniana al fumetto.

Valker: «La conoscenza è potere e il mio potere non avrà confini»
Rat-Man: «La conoscenza può soddisfare la tua mente, ma non disseterà la tua anima. Non illuminerà il tuo volto. Non riempirà la tua vita. L’amore. Solo l’amore può darti pienezza. Credimi, è meglio essere amati, che conoscere»
Valker: «Hai una ragazza?»
Rat-Man: «No»
Valker: «3 per 7?»
Rat-Man: «30!».

Questo è Ortolani, questo è Rat-Man. E allora lunga vita a entrambi, cosa importa dei traguardi formali e delle scadenze decise a priori? Non sono altro che limiti da superare per esprimere al meglio la Storia, che non chiede altro se non essere raccontata. In bocca al lupo e grazie, Leo: 100 di questi numeri!

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