Rubriche

Cosmo – intervista a Marco Jacopo Bianchi

di Ilaria Virgili

Pubblicato il

Se non lo hai mai fatto, ti invito ad ascoltare “Disordine” .
Si tratta del primo disco solista di Marco Jacopo Bianchi, già fondatore e leader dei Drink to Me, che per questa nuova avventura ha deciso di farsi chiamare Cosmo.

Cosmo intervista

Ti invito a non fermarti alla prima traccia, né a quella successiva, che è il primo singolo estratto, non totalmente rappresentativo dell’album.
Ti do questo consiglio perché non c’è nulla che sia meglio della tua esperienza diretta per capire il disco, per viaggiare nell’universo che delinea e colora, essere suggestionato dalle liriche, subire il fascino del beat, perdersi tra le immagini e ritrovarsi nei campionamenti.

Una volta fatta questa operazione, che impiegherà poco più di 35 minuti del tuo tempo, se ti va, torna da queste parti. Un confronto sui concerti, i contenuti del disco, la bellezza ti aspetta.

 

So che sei appena tornato da Bruxelles, dove hai suonato insieme a Tre Allegri Ragazzi Morti e Perturbazione. Quindi, per cominciare, ti chiedo come è andata l’esperienza in Belgio.

È stata bella.
Si trattava soltanto di una data a Bruxelles, fissata da un’associazione italiana che organizza molti eventi lì, non solo di carattere musicale: importano cultura italiana a Bruxelles, città dove vive una nutrita comunità di connazionali.
È stato bello anche perché, contrariamente a qua, alle 21 c’era già tanto pubblico. E qualcuno fremeva già dalle 20:30, lamentando il ritardo di mezz’ora col quale abbiamo cominciato lo show.

Nel progetto iniziale, avrei dovuto suonare da solo in un locale più piccolo, Piola Libri, che di solito ospita live in acustico. Poi si è presentata l’occasione di intercettare i Tre Allegri Ragazzi Morti, e di legarci i Perturbazione, così gli organizzatori sono riusciti a creare un vero e proprio festival.
Ci conoscevamo tutti, tra artisti, ed è stato come fare una trasferta italiana a Bruxelles.

 

Dopo la lunga esperienza di live con i Drink to Me, ora che hai maturato quattro mesi di concerti come Cosmo, quindi da solo, come ti senti durante i set a essere l’unico performer musicale sul palco?

È stato un pochino traumatico, all’inizio.
Con i Drink to Me ero abituato a suonare con i componenti del gruppo, quindi a condividere le responsabilità: ognuno faceva la propria parte, che era abbastanza semplice, soprattutto per quanto mi riguarda. Infatti, nell’ultimo periodo, cantavo solo.
Invece ora mi trovo a comandare ogni cosa, in tempo reale. Inizialmente, il pensiero di poter sbagliare e mandare a monte tutto, contando che ci sono anche le coreografie delle ballerine e i visual comandati in tempo reale, mi metteva un po’ di pressione. Adesso sono più tranquillo.
Anche se dovessi sbagliare – ogni tanto capita – la si butta sul ridere; quando faccio un errore, dico sempre: «Questa è la prova che sto suonando dal vivo!»

Una precisazione non scontata se si tiene conto che, davanti a un set come il tuo, molti ancora non sono pronti, non capiscono.

In Italia c’è ancora molto pregiudizio nei confronti della musica elettronica: che non sia suonata, che sia tutta fuffa. Succede perché si conosce poco a riguardo.

 

I visual che vediamo ai tuoi show sono stati realizzati appositamente sulle tue canzoni e per il tuo spettacolo?

I visual sono creati da Gabriele Ottino, il regista del videoclip di “Ho visto un Dio”. Li ha realizzati ad hoc sulle canzoni, con la mia supervisione, e tenendo conto delle coreografie eseguite in quel determinato pezzo. Infatti, dove la coreografia è più presente e importante, il visual tende a essere più minimale; allo stesso modo, quando la coreografia è semplice, il visual è più forte. Altrimenti, il rischio è di caricare troppo e inutilmente lo spettacolo.

Nel corso del tour, abbiamo aggiustato e apportato modifiche alle coreografie e alla componente visual, per bilanciarle.
Ultimamente abbiamo preso coraggio, e facciamo pezzi in cui sono completamente solo sul palco, con i visual, senza ballerine. È successo a Bruxelles e a Genova, le due date più recenti. È stata un’esperienza formativa: mi ha permesso di prendere fiducia in me stesso.

 

Considerata la varietà di strutture che ospitano concerti in Italia, di vario livello, ti chiedo se l’inserimento dei visual nel tuo spettacolo sia stato un elemento limitante.

Sì, questo ha limitato il numero delle date.
Spesso le strutture in Italia non sono abbastanza attrezzate, quindi se con i Drink to Me il minimo indispensabile che cercavamo era l’impianto di una certa potenza, ora sono necessari anche un palco di una certa metratura, per poter ospitare le ballerine, e lo spazio adeguato per i visual. Quindi portare in tour uno spettacolo del genere è più faticoso; stiamo facendo in modo di riadattarlo, e in alcuni casi penso che dovrò rinunciare alle ballerine, come ho già fatto.

Ma se da una parte la complessità della struttura lo rende più difficile da collocare, dall’altra abbiamo voluto puntare sulla qualità. Infatti siamo partiti d’estate, quando i palchi sono mediamente più grandi, nei festival.
In futuro ci adatteremo alle situazioni, per raggiungere più realtà e contesti, però, per prima cosa, penso sia meglio proporre uno spettacolo di qualità.

 

Arrivando ai temi affrontati nel disco, mi piacerebbe approfondire quello del linguaggio verbale, e dei suoi limiti, che mi pare occupi la parte centrale del disco, con le canzoni “Wittgenstein” e “Numeri e Parole”. Come sei giunto alla riflessione sui limiti dell’uso delle parole e sull’incomunicabilità?

“Wittgenstein” e “Numeri e Parole” sono vicine apposta.
Sono giunto a questa riflessione dalla constatazione del fatto che spesso è davvero difficile esprimere cose importanti. Mi accadono cose che faccio fatica a raccontare, e a comprendere prima di tutto. Infatti capire e pensare sono azioni che fanno parte dell’espressione: io posso dire di aver capito una cosa quando la so esprimere, sezionare, analizzare. Invece, spesso, le cose che viviamo non rientrano in quella possibilità.
Wittgenstein (filosofo del linguaggio e logico, ndr) ci aveva detto esattamente questo, tracciando limiti sul discorso sensato.
Però la canzone “Wittgenstein” non avevo deciso di titolarla così sin da subito: quando me la sono trovata davanti finita, ho realizzato ci potesse stare questo titolo.

Per quanto riguarda “Numeri e Parole”, mi piaceva l’idea di superare la difficoltà di esprimere emozioni e situazioni che si vivono inventando parole nuove per poterlo fare, quindi dando nomi nuovi alle cose.
È nel mio vissuto che trovo l’ispirazione. In questo caso, quando scrivevo “Numeri e Parole”, parlavo con un amico che mi diceva che a volte bisognerebbe dare nomi nuovi alle cose; così è nato l’incipit del ritornello: «Vorrei chiamarti con il nome più segreto, quello che non so, che non conosco».
Anche in questo caso, la difficoltà di esprimere qualcosa col consueto uso delle parole nasce dall’emozione fortissima, che non si riesce a descrivere o a giustificare.

 

La canzone che chiude l’album, “Esistere”, è dedicata a tuo figlio, ed è ricca di immagini e significato. Eppure, il verso che mi ha colpito più di tutti è «E non mi sembra di esagerare quando penso di morire per un attimo sul palco».

Era la descrizione di un periodo che aveva caratterizzato il tour dell’ultimo disco dei Drink to Me. Avevo avuto momenti in cui mi capitava di cantare e piangere, di conseguenza dovevo interrompermi, suonare guardando in basso, perché non riuscivo a cantare.
Un periodo turbolento, che è passato. Infatti subito dopo quel verso, nella canzone, dico: «nonostante tutti questi pensieri, oggi è meglio di ieri», quindi l’oggi è positivo. Poi l’arrivo di un figlio è sempre una novità che ti scuote dalle fondamenta, e ti rimette in bolla.
È proprio una bella cosa. Invito tutti a fare un figlio.

Cosmo suonerà sul palco del Georg Best Club, accompagnato dalle ballerine, giovedì 31 ottobre.
Prima di lui, on stage lo spettacolo di improvvisazione teatrale FracassO!, realizzato e messo in scena dagli attori dell’associazione culturale Theatro.
L’evento è organizzato da Retro Pop Live, con la collaborazione di Monogawa Back to Gawa e Queens. Tutte le informazioni utili sugli spettacoli sono reperibili cliccando qui.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: