Rubriche

Dylan Dog, una nuova vita con Roberto Recchioni

di Luca Rasponi

Pubblicato il

Una nuova vita è il titolo dell’albo numero 325 di Dylan Dog, ma è anche un riferimento più ampio a quello che sarà il prossimo futuro della testata. Annunciato da lunghi mesi, infatti, l’episodio attualmente in edicola è il primo della gestione firmata Roberto Recchioni, nuovo direttore editoriale di tutte le testate legate all’Indagatore dell’Incubo.

Autore di fumetti attivo sulla scena italiana da metà anni ’90, Recchioni è noto al grande pubblico soprattutto per due serie targate Eura Editoriale create insieme a Lorenzo Bartoli: John Doe (lanciata nel 2003 e recentemente conclusa con il centesimo episodio) e Detective Dante (mini di 24 numeri in edicola tra il 2005 e il 2007).

Grazie al successo di queste due serie arrivano le collaborazioni con le grandi case editrici italiane di fumetti: risale al 2005 quella con Astorina su Diabolik, mentre è del 2008 la miniserie David Murphy – 911 (Panini Comics). L’esordio in casa Bonelli è datato agosto 2007: con Fuori tempo massimo, storia breve realizzata per il primo numero dello speciale Dylan Dog Color Fest, Recchioni fa il suo ingresso nel mondo dell’Indagatore dell’Incubo.

L’approdo alla serie regolare di Dylan Dog avviene nel dicembre dell’anno successivo: Il modulo A38 (numero 268) è una storia originale e imprevedibile, che rilancia numerosi elementi tipici dell’immaginario di Recchioni a partire ovviamente dalle numerose citazioni, enumerate come di consueto dallo stesso autore, tra cui spiccano quelle al lungometraggio animato Le dodici fatiche di Asterix (evidente già nel titolo) e al film Mulholland Drive di David Lynch, da cui è ripresa un’intera sequenza.

Già questa prima storia riesce nel difficile compito di far rivivere ai lettori di lunga data dell’Indagatore dell’Incubo la sensazione di un ritorno alle origini del personaggio, da diversi anni ormai lontano dalle complesse tematiche originarie introdotte dal creatore Tiziano Sclavi. Una sensazione che diventa ancor più evidente con il successivo albo firmato da Recchioni: Mater Morbi (numero 280, dicembre 2009) diventa un vero e proprio caso editoriale, che scatena polemiche ad altissimo livello su tutta la stampa nazionale.

L’allora Sottosegretario al Ministero della Salute, Eugenia Roccella (Pdl), attacca infatti l’albo di Recchioni accusandolo di essere un manifesto in difesa dell’eutanasia. La polemica, che dura per alcuni giorni portando l’albo e l’autore al centro dell’attenzione mediatica, si chiude con la replica dello stesso Recchioni, seguita dall’ammissione di Roccella che fa sapere di aver criticato il fumetto senza neppure averlo letto, con evidente confusione rispetto ai contenuti oggetto della polemica.

Per l’attenzione ricevuta e l’indubbia qualità della storia presentata, illustrata da un ottimo Massimo Carnevale, Mater Morbi rappresenta uno spartiacque nel percorso di Recchioni alla Bonelli. Con una vicenda dedicata al tema della malattia, autentica e sofferta perché in buona parte autobiografica, l’autore riesce infatti a dare una scossa a una serie in pericoloso declino, dimostrando che Dylan Dog può tornare ad affrontare con incisività ed efficacia i temi dell’epoca di Sclavi. Un’epoca dalle atmosfere horror e splatter, ricca di riferimenti letterari e cinematografici, dove i mostri non erano altro che un riflesso dell’animo umano come nella miglior tradizione della letteratura fantastica.

I due lavori successivi di Recchioni sulla serie regolare dell’Indagatore dell’Incubo non fanno che confermare questo trend: I nuovi barbari (numero 287 dell’agosto 2010, con i disegni di Bruno Brindisi come Il modulo A38) affronta con intensità da dramma post-apocalittico il tema della bestialità dell’uomo che lotta per la propria sopravvivenza, evidenziando con i consueti riferimenti alla cultura popolare la fragilità di principi come la solidarietà in situazioni di emergenza e scarsità di risorse.

I valori messi alla prova in circostanze drammatiche costituiscono il filo conduttore che lega quest’albo a Il giudizio del corvo (numero 311 dell’agosto 2012, per i disegni di Daniele Caluri). Una storia evidentemente ispirata – spiega lo stesso Recchioni – al film Saw nell’impianto narrativo d’insieme, ma che riesce nell’impresa di riaffermare i principi che animano l’Indagatore dell’Incubo proprio mettendoli concretamente in discussione. Il risultato finale è una storia azzeccata, a tratti commovente e con un finale a sorpresa.

Sulla scia di questi successi e della crescente fiducia da parte di Sclavi, a Recchioni viene dunque affidata la direzione editoriale di tutte le testate legate a Dylan Dog. L’annuncio arriva, un po’ a sorpresa anche per il diretto interessato, il 22 maggio 2013 al Salone del libro di Torino, con Mauro Marcheselli (direttore editoriale Bonelli) che nel corso di un incontro pubblico comunica il cambio di rotta.

Una fuga di notizie seguita all’annuncio, che non ha mancato di suscitare qualche polemica in Rete, ha comunque permesso di fare chiarezza sulla decisione di Tiziano Sclavi, che dopo aver discusso con un gruppo di sceneggiatori fidati alcune idee e proposte per il rilancio della serie, ha scelto Recchioni per portare avanti questo processo di rinnovamento.

Dopo il lancio della pagina Facebook dell’Indagatore dell’Incubo, gestita in prima persona, dallo scorso settembre Recchioni si occupa dunque di «mandare in edicola ogni mese tutte le testate legate al personaggio, scegliere gli autori, approvare i soggetti, supervisionare le sceneggiature, rivedere i disegni e stilare la programmazione», affiancato al coordinamento redazionale da Franco Busatta.

Una nuova vita è il primo albo della serie regolare targato Recchioni. Ma chi si aspetta da subito cambiamenti radicali nella vita di Dylan Dog rimane deluso: come precisa lo stesso autore nell’introduzione, infatti, «nei prossimi dodici mesi vi offriremo il meglio (riveduto e corretto) di quello che c’era già in cantiere prima che io salissi a bordo».

La Fase 1 del rilancio, quindi, vedrà Recchioni impegnato prevalentemente in un lavoro di monitoraggio e selezione del materiale già esistente, con qualche cambiamento immediato nella presentazione delle storie (il “lei” al posto del “voi” e l’introduzione del titolo all’inizio di ogni capitolo dell’albo) e nella gestione della comunicazione relativa al personaggio, che nel quadro di un generale svecchiamento della casa editrice si apre al web, ai social network e alla collaborazione con altre realtà editoriali, da Bao Publishing a Multiplayer.it.

«Tra un anno esatto – scrive ancora Recchioni – inizieremo a presentarvi le storie di quella che possiamo definire come una nuova fase della vita di Dylan Dog». La Fase 2 comincerà quindi a ottobre 2014: solo a partire da quel momento sarà possibile comprendere se e in quale misura il lavoro di Recchioni riuscirà a rilanciare le vendite dell’Indagatore dell’Incubo proponendo storie di qualità fedeli allo spirito originario della testata di Sclavi.

Nell’attesa di capire quale piega prenderà nei prossimi anni la vita di Dylan Dog, l’albo numero 325 si dimostra un primo mattone posato con cura e giustezza nel lungo percorso che Recchioni ha davanti a sé. Grazie anche alla sorprendente copertina di Angelo Stano, la prima di una lunga serie con uno stile completamente rinnovato, Una nuova vita racchiude già quelle che dovrebbero essere le tendenze del nuovo corso.

Quella di Carlo Ambrosini (sceneggiatura e disegni) è infatti una storia dai toni “classici”, raccontata però in modo intrigante, quasi cinematografico. Una vicenda in cui, come alle origini dell’Indagatore dell’Incubo, il male ha la forma di un mostro esteriore, ma è anche un demone interiore, che i protagonisti devono affrontare cercando di essere padroni del proprio destino.

Con questi presupposti non resta che attendere i prossimi sviluppi  della serie, pronta a sorprendere i lettori già dal numero 327, in edicola a novembre. Con questa uscita, infatti, Sergio Bonelli festeggerà i 27 anni di vita editoriale dell’Indagatore dell’Incubo: un traguardo non da poco, per un personaggio tanto umano in un mondo di mostri vestiti da uomini. La speranza è che Recchioni riesca nel suo intento, e che Dylan possa evolversi rimanendo fedele a sé stesso.
Auguri, old boy.

Diffondi lo spirito Millennial:

2 commenti per “Dylan Dog, una nuova vita con Roberto Recchioni

  • Luca Spadazzi ha detto:

    Stupendo.
    Non ho potuto fare a meno di notare una strana ricorrenza della lettera D nei lavori in cui ha collaborato il signor Recchioni:
    – John Doe
    – Detective Dante
    – Diabolik
    – David Murphy – 911
    – Il moDulo A38
    – Le Dodici fatiche di Asterix
    – Mulholland Drive
    E, ovviamente, Dylan Dog 🙂

    • Luca Rasponi ha detto:

      In effetti la coincidenza è piuttosto curiosa, considerando che riguarda anche lavori che Recchioni ha solo omaggiato con una citazione (come “Le dodici fatiche di Asterix” e “Mulholland Drive”)…

      Credo però che si tratti di una casualità, dal momento che altre opere dell’autore (a cominciare da “Asso”, forse la più autobiografica) non portano traccia della lettera D.

      Chissà se in realtà c’è qualcosa dietro a questa ricorrenza… bisognerebbe chiederlo al diretto interessato! 😉

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: