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Tra l’io e il tu: la libertà.

di Samanta Costantini

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Tutti vorremo una persona cui appoggiarci. Vederla appena ne abbiamo bisogno, per buttarle addosso la nostra tristezza, la nostra rabbia e sperare che ci riempia quel benedetto vuoto, che da soli non riusciamo a colmare mai. E poi metterla in un angolo, quando tutto è passato; sperando che sia di nuovo presente, semmai quel vuoto dovesse tornare. Ma l’altro non è una cosa, è una persona. E persona è una parola bellissima, perché non pone distinzioni tra maschio e femmina. Tra Samanta. Elena. O Alice. Serena. Sabrina. O Marco. Giampaolo. Persona è persona. Qualcosa di più importante dell’essere uomo o donna, bianco o nero, laureato o non laureato, scrittore o becchino. Persona è dignità. Perché la persona non ha un prezzo, ma ha un valore intrinseco. Proprio. Ineliminabile. Anche qual ora abbia compiuto il peccato dei più grandi peccati, perché ledergli quel briciolo di dignità che le rimane, significherebbe ledere anche la nostra.  Ecco perché avvertiamo dolore, quando procuriamo dolore. Ecco perché “What goes aroud comes aroud”. Ed è proprio per questa intrinseca dignità, che nessuno può mai essere trattato come un mezzo per i propri fini. Al nostro caro e vecchio Kant dobbiamo la spiegazione della differenza tra prezzo e valore. Tra prezzo e dignità appunto.

Solo una cosa di cui ne paghi il prezzo puoi possederla. Decidere quando usarla, quando non usarla, come usarla. Arrabbiarti se non funziona come vorresti. Gettarla anche contro un muro, tanto puoi sempre ricomprarla un’identica. Con le persone non è la stessa cosa. Per questo le relazioni umane sono così complicate e allo stesso tempo affascinanti. Perché anche quando vi è un legame tra di esse, paradossalmente ci passa sempre in mezzo la libertà. Legame e libertà. Due parole che sembrano annullarsi l’un l’altra, lo vedete anche voi. Come puoi avere un legame con una persona ed essere anche libero? Eppure sono due facce della stessa medaglia. Pensateci. Pensate a quanto più si cerchi di affidarsi totalmente a qualcuno e quanto più questo si allontani da noi invece. Sarà un caso? Io dico di no. È la vita che vuole insegnarti che l’unico ad essere responsabile di te stesso sei solo tu. Tu e solamente tu puoi esserlo. Sembra triste, invece non lo è, perché è solo assumendoti questa responsabilità, che ti puoi definire veramente libero. Più ti affidi ad un altro, più non sei libero e più togli a lui la sua libertà. E incredibilmente più ti affidi ad un altro, più sei insicuro. Insicuro, perché non sei più tu a decidere della tua vita e di conseguenza non sei nemmeno più libero di essere te stesso. Proprio come un cane che si morde la coda, sì. Solo che il cane quando se la morde, si diverte almeno.

Per questo lo stare insieme deve essere sempre un libero scegliersi. E mai un obbligo. Mai una costrizione. Mai un ricatto.

È qui che passa la differenza tra cadere ed elevarsi in amore, di cui parlava Osho. Quando non stiamo attenti, quando non siamo vigili, quando dormiamo, noi cadiamo in amore. Fall in love. Tober amoureaux. Cadiamo. L’amore ci colpisce all’improvviso, ci strappa via l’autocontrollo e lasciamo che diventi possessione. Possediamo e lasciamo che qualcun altro ci possieda. Non siamo più due persone, ma due oggetti. E la nostra anima, che vuol essere libera, ci avverte, ci sgrida, ci urla, piange attraverso il corpo: ansia, panico, mal di testa, mal di stomaco, nervosismo, stanchezza, mancanza di appetito cosa credete che siano? Sono sintomi, che ci indicano la mancanza di libertà. Segnali che ci dicono che ci stiamo tradendo, per compiacere qualcun altro. Per un dover essere, non per essere sé stessi e basta. Allora questo non è già più amore. Come si può amare una persona e dominarla? Come si può amare una persona e farla sentire in colpa per quello che è? Per quello che desidera… Solo se l’amore è libertà, allora ti elevi in amore. Non cadi. Non dormi. Non impazzisci arrivando ad uccidere chi non ti vuole più, chi soffre da troppo tempo al tuo fianco. Per questo non esiste nessuno omicidio passionale, ma solo da possessione. Perché quello che vi è dietro all’omicidio è un processo di disumanizzazione, dove la donna è ridotta a semplice cosa di proprietà privata. Non è più una persona. Tra l’io e il tu non c’è più libertà.

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