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Di notte, soli, al passo “strallato” del lampione

di Paolo Meneghetti

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Nella IV Elegia Duinese, Rilke rinviene nella marionetta il simbolismo del vuoto sentimentale. Quella va percepita nella pura apparenza di se stessa. La marionetta si fa sempre manovrare. Essa non sarebbe nulla, senza qualcuno che ne tiri le redini. La marionetta si percepisce nella totale privazione di sé. Essa può solo apparire, in quanto manovrata da qualcuno che manco si lascia vedere. La sua carica espressiva si libera sempre astrattamente. Pare che la marionetta viva puramente. La sua carica espressiva è nel contempo “svuotata” dall’apparenza di se stessa. La marionetta ha paradossalmente una vitalità “smorta”. Pare che quella senta solo… di sentire, in quanto letteralmente sotto “il tiro”… nel nulla (tramite qualcuno che manco si lascia vedere). Rilke scrive che la marionetta “si sopporta” nella pienezza di se stessa. Quella non sente qualcosa (di particolare), ove senta… di sentire (universalmente, ma nel vuoto dell’esteriorità). Nella fotografia di Michelle, consideriamo la costruzione virtualmente a lettera M, fra il suo corpo e la coppia di lampioni. Qualcosa che torni nel teatrino delle marionette. I due lampioni fungerebbero da tiranti, per il corpo “strallato” di Michelle. L’architettura sullo sfondo mostra una fila di vetrine, allungate come l’unica porta (quasi al centro della fotografia). Avremmo così le quinte del possibile teatrino! Pare che Michelle un po’ “barcolli”. La spalla destra è più bassa di quella sinistra, ricevendo così un tiro dal lampione al centro. Il viso dallo sguardo abbassato, con la “chiusura” delle vetrine (sul bianco dei loro cartelloni), permea l’inquadratura d’una solitudine sia personale sia sociale. Naturalmente, c’è anche l’oscurità della notte. Fra il lampione al centro e Michelle compare un riflesso (contro lo spigolo d’una colonna). Qualcosa da percepire come un tipico galleggiante, con la sua forma quasi “a goccia”. Nella solitudine della notte, Michelle avrebbe una vitalità smorta. Ricordiamoci le gare No – Kill, quando la cattura del pesce comporta immediatamente di ributtarlo in acqua. Nel mezzo, si percepirà proprio una vitalità smorta. Ricordiamo infine che la lettera M è l’iniziale del nome Michelle.

Ortolani - Bassetti

 

Bibliografia consultata:

R.M. RILKE, Elegie Duinesi, Einaudi, Torino 1978, pp. 22-25

 

Nota biografica sugli artisti recensiti:

Il fotografo Luca Ortolani ha cominciato a scattare nel 2009. Egli è mosso solo dalla passione, ma spera in futuro d’approdare al professionismo. Ortolani ama i programmi del “ritocco” fotografico (creata “l’atmosfera” più giusta, per potenziare l’espressività dei soggetti o dei colori). Nello stesso tempo, egli evita di stravolgere completamente lo scatto iniziale. Ortolani preferisce fotografare le modelle, perché il corpo e lo sguardo femminili – secondo lui – più facilmente diversificano la loro espressività. (www.lucaortolani.it)

La modella Michelle Bassetti nasce nel 1991 a Faenza (RA), nello specifico da padre italiano e madre camerunense. Attualmente, lei studia Lingue occidentali (presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia). Nel contempo, Michelle lavora come ragazza-immagine, in vari locali della Romagna.

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