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La cura di sé sotto il gesso celeste

di Paolo Meneghetti

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Fabrizia Abbate cita il pensiero di Ortega Y Gasset. Per lui, la vita conta poco, se non vi batte dentro “l’ansia irrefrenabile” d’ampliare le sue “frontiere”. Dalla nascita alla morte, accade comunque un cammino. Così apparirà “debole” l’atteggiamento di chi s’ostini a mantenersi (passivamente) nella sua “linea d’orizzonte” esistenziale, senza volerla superare. Ortega Y Gasset ne dà una rappresentazione “lirica”. Quando l’uomo è pieno di vita, la linea d’orizzonte che porta dalla nascita alla morte quasi “si dilaterebbe”, ondeggiando. Si farebbe elastica la sua relazione col mondo. Questo sarebbe letteralmente “inglobato” nel cammino della vita, finendo così ad ondeggiare. Se invece l’uomo si mantiene (debolmente) “nell’orizzonte” di se stesso, senza che voglia superarlo (nella sua interazione col mondo), allora simbolicamente per Ortega Y Gasset comincerà “l’immobilismo” della vecchiaia. Fabrizia Abbate ci ricorda che il colore grigio si deve percepire nella dialettica fra la realtà (la “conoscenza”) del bianco e l’irrealtà (il “buio”) del nero. Qualcosa che possiamo complicare in chiave sociologica. Diventerà “grigia” la consapevolezza che noi esistiamo fra la realtà della vita quotidiana e l’irrealtà dei desideri o dei sogni personali. Nella sua fotografia, Federica si porta la mano destra ad accarezzare il volto. Fra il collo e la spalla sinistra, i capelli cadono disegnando delle volute, sino a raggiungere il seno. E’ qui che percepiamo la vitalità maggiormente piena di se stessa. La bellezza di Federica letteralmente ingloba il nostro sguardo, conducendolo elasticamente verso una “linea” d’orizzonte molto intima: l’ultima ciocca trova la profondità del seno. Nel contempo, la fotografia avrebbe una vena di contro più “nichilistica”. La mano sinistra raggiunge il braccio destro: è forte la tentazione di percepire quest’ultimo in via “ingessata”. La fotografia ha toni molto particolari. Il braccio destro e le mani ci sembrano “fredde”, senza vita, ricevendo una luminosità solo pallida. Una scelta che ne accresce la visione “ingessata”, rasentando la guancia: una parte del corpo abituata ad emozionarsi… Soprattutto la mano sinistra ci sembra senza vita. L’espressione del volto è carica d’’intensità, benché solo astrattamente. Il vestito ha un colore verde lime, che contribuisce a “raffreddare” un eventuale rinvio simbolico alla speranza di vivere. Allora la fotografia esteticamente si percepirà in via dialettica. C’è la vitalità della bellezza, mentre il nostro sguardo cade “elasticamente” sul seno, forse mediante un bacio appassionato: valutiamo il parallelismo fra la bocca e la ciocca più “profonda”. Nel contempo, percepiamo “l’ingessarsi” fra le mani, passando dal braccio destro, in via “nichilistica”. Paradossalmente, ivi il nero della pettinatura favorirebbe la nostra conoscenza del corpo inquadrato (tramite la sua bellezza), mentre il bianco delle articolazioni ce la impedirebbe. Il celeste opaco sullo sfondo fungerà da loro “mediatore”. Una tonalità probabilmente “grigia”, insomma.

CACCIOLA - BENATI

 

 

 

Bibliografia consultata:

F. ABBATE, Est-etiche del grigio, Editori Riuniti, Roma 2012, p. 85

 

Nota biografica sugli artisti recensiti:

La fotografa Nima Benati è nata nel 1992 a Bologna. Il suo primo scatto risale alla gita scolastica in quarta elementare. Nima aveva inquadrato il mare, cercando la classica “cartolina”… Oggi la sua percezione fotografica è molto più matura. A Nima esteticamente interessa unire la bellezza umana alla raffinatezza degli abiti, all’interno d’una scenografia naturale ancora da conoscere. Nima è diplomata in Lingue Straniere, e dal 2010 fotografa in prevalenza nel campo della fashion industry. http://nimabenati.tumblr.com/

L’attrice e modella Federica Cacciola è nata nel 1986 a Taormina (ME). Lei s’appassiona all’arte sin da giovanissima, studiando sia pianoforte sia canto. A 15 anni, Federica inizia a recitare, grazie al Laboratorio teatrale “Latum”, dove conosce la tragedia Medea. In seguito lei frequenta a Milano l’Università Cattolica, laureandosi in Linguaggi dei media. Federica ha studiato recitazione e sceneggiatura prima con Gabriele Vacis, quindi alla New York Film Academy. Lei è fondatrice della Compagnia teatrale “LATobliquo”, attrice per vari cortometraggi o spot televisivi. Federica ha poi lavorato come script assistant e produttore esecutivo per il film Young Europe, del regista bolognese Matteo Vicino (vincitore del Premio per la Miglior Regia al MIFF 2012). Un suo testo drammaturgico, intitolato L’altra metà, è stato finalista al concorso nazionale INANE 2010. Recentemente, Federica ha potuto condurre la rubrica Invito a teatro, per Vera Television. http://progettojdpl.it/federica-cacciola

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