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La prima forma di coraggio per crescere

di Samanta Costantini

Pubblicato il

madre-figlia-300x200 Buon Natale donne!

Eccoci al secondo appuntamento con Think Pink. Per fortuna il mondo non è finito.

Siete belle comode davanti al pc?

Io mentre vi scrivo, bevo una rilassante tisana “L’Angelica”, con la mia cagnolina Sissi. Fa un freddo fuori pazzesco.

Ma veniamo a noi. Da questo mese inizieremo ad addentrarci nel tortuoso tunnel delle “Relazioni”. Troveremo uno spiraglio di luce ve lo prometto. E  oggi parleremo della Teoria dell’attaccamento”.  Oh che parolone, lo so!

Perché è importante partire da qui?!

Perché ragazze ci facciamo davvero mille problemi inutili! Con il risultato di essere infelici troppo spesso. E su questo lato, gli XY sono da ammirare. Vivono molto meglio.

La maggior parte di noi invece sembra perennemente insoddisfatta. Io stessa ogni tanto mi dico: “Mamma mia Samanta che due..!”

Vogliamo trovare il “Principe azzurro”. Ma poi perdiamo la testa per gli stronzi. O per amori impossibili.

Col il bravo ragazzo ci stufiamo. Con il farfallone siamo tristi e gelose. Con l’amico di letto, ci sentiamo prese in giro. E se ci innamoriamo davvero e siamo riamate, diventiamo dipendenti da lui. Mentre lui lo è con la play , il calcio, le moto, o il lavoro. E pff.. le nostre passioni, le nostre amiche, piano piano spariscono. E così anche la nostra felicità.

Poi invece c’è chi riesce a stare da anni con la stessa persona ed è felice. Sarà un alieno dite?! Un fenomeno paranormale vero?!

Un po’ lo penso anche io.

Ma se così non fosse, che diamine… cerchiamo di capire come fanno!

Così eviteremo di essere sia “donne che amano troppo”. Sia donne acide e anaffettive che non vogliono credere nell’amore, perché la vita è una fregatura, è stressante, e ognuno pensa a sé e gli uomini sono tutti uguali… E uff… Che barba e che tristezza, oltre che noia! Smile please, and be happy!

Prima regola da stampare in testa: nessuno può amarci abbastanza da renderci felici, se non amiamo davvero noi stesse!

(Forse è il caso di scriverlo in un post -it e attaccarcelo allo specchio o in testa, vedete voi. L’importante è che ve lo ricordiate   IMG_2372sempre.)

Dobbiamo imparare ad essere felici da sole, se vogliamo avere delle relazioni durature e belle.

Anche il cinema hollywoodiano sta iniziando a cambiare la teoria che le donne sono principesse da salvare, dal bellissimo e romanticissimo principe, che ama solo lei. E lei soltanto.

Già solo la frase mi da un senso di noia mortale.

Vedere “Biancaneve” con J. Roberts, qualche sera fa, mi ha fatto divertire parecchio. La principessa cerca di vincere le sue battaglie da sola per riprendersi il suo regno. E a dirla tutta, è lei a baciare il principe. Strabiliante.Questo è quello che dovremmo imparare a fare anche noi.

Il partner può essere al massimo un’ancora, non il motore della nostra barca. Non state quindi lì immobili ad aspettare un ragazzo sul cavallo bianco che vi porti in un mondo incantato. Prendete il vostro mezzo e arrivateci da sole. E a lui dite pure che vi vedrete all’arrivo.

Gramellini ha descritto, in un suo ultimo articolo, l’amore come “l’eterna storia di due naufraghi che decidono di salvarsi a vicenda”. Bella, ma un po’ deprimente, non trovate? Mi da l’idea che questi due naufraghi per salvarsi a vicenda e basta, alla fine verranno affondati dalla prima tempesta. L’amore vero è pura energia che ti fa schizzare fuori anche dagli tzunami. Ma arriva solo quando saremo in grado di nuotare da soli.

Per cui via. Ripartiamo dalla relazione con la nostra mamma. Ecco perché “Teoria dell’attaccamento”.  Lì c’è la chiave per aprire molte porte. E arrivare ad una conoscenza più profonda di noi stesse.

Cosa ci dice questa teoria insomma?!

Prima di tutto che Freud si sbagliava. Ebbene sì, anche i grandi sapientoni possono fare errori.

Freud con la “Motivazione secondaria” sosteneva che una buona relazione madre-figlio si basa sul soddisfacimento dei bisogni primari del piccolo.

Una brava mamma è allora quella che dà protezione e nutre i figli. E basta.

Falso.

La nuova teoria infatti attribuisce al bisogno del contatto e affetto materno un ruolo primario per costruire relazioni a “base sicura”. Solo così il bambino sarà rassicurato di fronte ai pericoli e nell’esplorazione dell’ambiente circostante.

Quindi, in base al tipo di relazione con chi ci accudisce, che non è detto sia la mamma biologica, si plasmerà la rappresentazione mentale di me, dell’altro, e delle relazioni future.

Quattro sono i modelli individuati da Bowbly.

Attaccamento sicuro =L’amore sicuro

Il soggetto sicuro, da grande, riconosce con precisione le persone a cui legarsi. In modo inconsapevole, si lascia coinvolgere in relazioni che confermano i suoi modelli interni “sicuri”. Dove il partner dimostra palesemente i propri sentimenti. Sono queste le persone che più facilmente riescono ad vere relazioni durature e felici, perché hanno sperimentano un rapporto di totale fiducia e amore con la propria madre. Scelgono quindi partners sicuri, che confermano la propria percezione di essere persone degne di amore. Riescono a creare legami poco ossessivi, basati su una fiducia reciproca. E vedono il loro compagno come una base da cui dipendere, ma rimangono comunque autonome nell’esplorare l’ambiente circostante. Perché riescono a creare relazioni forti? Perché sono quelle persone che mettono in atto strategie per superare i momenti difficili insieme al partner. E il loro amore sicuro, permetterà di ritrovare un nuovo equilibrio attraverso una profonda comunicazione.

Attaccamento ansioso ambivalente =L’amore ossessivo

Il bambino che ha avuto una relazione con una madre imprevedibile non sempre pronta a dare affetto,  si concepisce in modo inconsapevole come di una persona da amare in maniera discontinua. Oggi sì, domani chi lo sa! Per questo nella relazione amorosa adulta quando a prevalere saranno i modelli positivi del sé, come persona degna di amore, penserà di essere amato profondamente dal proprio partner. Viceversa, quando a prevalere saranno quelli negativi, in cui si sente come una persona vulnerabile, fragile e non degna di amore, inizierà a covare una gran gelosia. Con la paura ingiustificata di non essere amata. O di essere tradita. Creando così una relazione autoritaria, ossessiva e possessiva. In cui si può arrivare anche a reazioni violente e aggressive. Dove l’apice più estremo è l’omicidio. La persona insicura ha bisogno di rimanere sempre nella fase dell’innamoramento. Non riconosce nella relazione consolidata, in cui si ama sulla base della sicurezza, il vero amore. Quello non è amore, pensa! Perché l’amore è ossessione, passione, qualcuno senza cui non vivi.. Direbbe A. Hopkins. E quindi senza uno struggimento passionale, non sente l’amore. Ma proprio per questo si innamora quasi sempre della persona sbagliata. Che ha idealizzato troppo, e che alla fine mostrerà di avere quelle caratteristiche che invece odia. (Un disastro insomma!)

Attaccamento evitante/distanziante = L’amore freddo/distaccato

Quelli che hanno avuto una madre “rifiutante”, che non ha saputo dare conforto e affetto, elaborano un modello di attaccamento definito “ansioso-evitante”. Questi sfortunati individui non godono, in alcun modo, di sicurezza affettiva. Si concepiscono come persone non degne di amore, che devono contare solo su di sé. E vedono la propria madre, come una persona cattiva da cui non aspettarsi nulla. Queste rappresentazioni mentali, che operano a livello inconscio, influenzano lo sviluppo della propria personalità e le esperienze relazionali presenti e future. Purtroppo la loro legge di vita sarà quella di non di farsi coinvolgere troppo emotivamente in nessuna relazione. Cercheranno di raggiugere un’autonomia totale, così da escludere la necessità di chiedere aiuto agli altri. Considerati individui inaffidabili e su cui contare poco. Questa strategia di vita però, non è altro che uno scudo per evitare delusioni e rifiuti ulteriori.

Attaccamento disorganizzato = L’ amore patologico

Arriviamo così all’ultimo modello. Questo tipo di attaccamento si crea quando il bambino è stato vittima di abusi e maltrattamenti da parte della figura allevante. Elabora, durante l’infanzia, delle rappresentazioni mentali confuse e incoerenti, della relazione. E proprio queste rappresentazioni, nell’età adulta, creeranno interpretazioni catastrofiche della realtà. Così in amore, c’è il grande rischio di ricadere in rapporti distruttivi con persone violente e aggressive.

Vi rendete conto allora di quanto la relazione con chi ci accudisce sia importante?! Di quanto sia ancora più importante prenderne consapevolezza e cercare di migliorarci giorno per giorno?!

Perché non tutti hanno avuto la fortuna di avere genitori in grado di non lasciare nessun vuoto dentro di noi. Quasi tutti abbiamo delle mancanze. Chi più e chi meno.

E il problema è che queste influiscono nel nostro presente e nel nostro futuro. Fino a creare in alcuni vere e proprie patologie. Come la dipendenza d’amore. Di cui studi recenti rivelano, che è una forma di dipendenza assimilabile alla droga.

E che porta, pur di non perdere l’amato, a qualsiasi sacrificio. Anche ucciderlo. “O stai con me, o muori”. Come dicevo nell’articolo precedente. Ecco da dove derivano spesso i femmicidi. Ecco la necessità di riconoscere i propri vuoti. E di ricorrere allo psicologo se ne abbiamo bisogno, senza nessuna vergogna. Come fanno in America. Io stessa ci sono andata e questo non significa che sono una celebrolesa. E non significa nemmeno che si devono spendere chissà quanti euro. Poiché sono presenti anche gratuitamente nei consultori.

Anzi visto che ci siamo, vi racconto in breve la mia storia. 178952_4094114640676_457965488_n-1

Avendo i genitori separati, sono cresciuta con una mamma molto forte, silenziosa, autonoma. Una mamma tigre, mi diceva sempre pronta ad uccidere per il suo cucciolo. Ma poco calorosa. Ha avuto un tipo di “attaccamento rifiutante” con sua mamma.

Il bene si dimostra con i fatti mi ha sempre detto. Eppure io avvertivo un gran bisogno di amore comunque. E mi sentivo impaurita di diventare una donna in questo mondo-giungla descrittomi. Credevo che non ce l’avrei mai fatta da sola. Oggi invece riesco a prendere le mie decisioni in autonomia, senza che il suo giudizio interferisca troppo nella mia vita. Anche se non è facile.

Ma sapete qual è la cosa che mi fa più ridere?!

Il fatto che mesi fa sono andata a trovare mia nonna, e mi ha raccontato che sua mamma è stata cattiva e assente con lei.

Dentro di me pensavo: “Andiamo bene! Nunca te!”

Come vedete non esiste nessuna mamma di per sé cattiva o odiosa. Esistono solo donne, che una volta erano figlie come noi e che a loro volta hanno delle mancanze. Ma in base a queste e ai loro modelli di attaccamento sperimentato, nel bene o nel male, ci hanno cresciute.

Cosa mi ha fatto capire la mia storia e la Teoria?!

Che oggi, a 22 anni ormai, se voglio avere un po’ di coccole da mia mamma, devo andare io da lei e gettare via il mio orgoglio di figlia ferita. Che ognuna di noi deve essere ciò che è, e non quello che vorrebbero i nostri genitori. Senza paura di sbagliare. L’unico errore possibile è al massimo quello di vivere. Lo si può definire sbaglio quindi?!

Voi invece cosa ne avete dedotto?! Raccontatemi se vi va, le vostre storie. Ma prima di tutto ricordatevi di cercare di amare i vostri genitori qualsiasi cosa essi facciano, qualsiasi cosa essi siano. Perché è la prima forma di coraggio per crescere. Perché è un legame che non potete spezzare, anche se vorreste. Anche se vi sembra esserlo. O vi sembra possibile. Non lo è. E non lo sarà mai.

Qualcuno direbbe: “Purtroppo!”. E ogni tanto me lo sono detta anche io. Ma ci hanno messi al mondo e almeno questo glielo dobbiamo.

Una volta che impareremo ad amarli per quello che sono, ameremo di più anche noi stesse e gli altri.

Passate un bel Natale, e fate vedere a vostra mamma che le volete bene. A parole, o con un gesto. In ogni caso lei lo capirà.

Un abbraccio e al prossimo mese.

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