Rubriche

A Stefania Garattoni. Alle donne. “O stai con me, o muori”

di Samanta Costantini

Pubblicato il

Benvenute nella nostra rubrica ragazze!

Dico nostra perché vorrei creare uno spazio tutto per noi. Fatto di reciproca condivisione.Sarei felice di leggere i vostri commenti.
Come funzionerà?
Uscirà un articolo ogni mese che tratterà di relazioni, salute, bellezza.
Andrò ad approfondire temi che ci riguardano da vicino. E vi propongo, se vorrete, di prendere 15 minuti solo per voi. Di mettervi davanti al computer. Magari con una calda tisana. Due biscottini. O un bel bicchiere di vino. E farci compagnia. Riflettendo insieme.
Dedicate un po’ di tempo solo a voi stesse. Ve lo meritate.
Ci tengo a ribadire che tutti noi collaboratori di “Discorsivo” lavoriamo gratuitamente. Ma non per questo in modo poco professionale. Anzi. Proprio perché non sottostiamo a nessun potere, riusciamo a fornire una libera informazione. E questo per me è molto importante. Perché quello che mi preme, prima di tutto, è di arrivare ai vostri cuori.
Il mio obiettivo qui è di essere un’amica virtuale per tutte quelle che avranno voglia di leggermi.
Questa è una rubrica da una donna per tutte le donne.
Grazie e buona lettura.

Oggi è un giorno speciale per noi: il 25 novembre. La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E a questa dedico l’articolo del mese. Inaugurando così la rubrica. Con un tema triste, è vero. Ma molto importante.

Ore 20, del 9 marzo 2011. Aspettavo che mia mamma rientrasse dal lavoro. Arrivò con una notizia:
“Sami, ti ricordi della Stafania Garattoni? Eravate all’asilo insieme. Andavi a casa sua a giocare…”.
Gli occhi dispersi chissà dove. Lucidi.

“Certo che mi ricordo mamma!”.

Non li dimentichiamo mai i bei momenti vissuti da piccoli. Sono quelli vissuti da grandi che ce li scordiamo in fretta.

Oggi pomeriggio è stata uccisa a Cesena dal suo ex moroso. L’ho saputo sul lavoro. L’ha ferita a morte con un coltello…”

All’inizio non capisci subito cosa davvero significhi. Non riesci nemmeno a reagire. Ti blocchi. E il tempo si ferma con te.
La consapevolezza arriva più tardi. Quando leggi la notizia su tutti i giornali e rivedi il suo volto. Cambiato. Più adulto. Il tempo allora torna a scorrere. Il cuore a battere di nuovo.

È al cimitero, però, che la realtà ti sbatte in faccia con violenza. Da una parte la vita e di fronte a te la morte. Lì non hai scampo.
Mentre cammini speri ancora che si tratti di una fregatura. Lasci delle rose bianche, che si annullano davanti ad una già ampia montagna di fiori, e in quell’istante hai la conferma. La conferma che lì c’è Stefania. Che Stefania però ha la tua età e lì non ci dovrebbe stare. E che al suo posto potevi esserci tu o un’altra qualsiasi donna.

Infatti Stefania non è l’unica vittima da iscrivere al brutale fenomeno del femmicidio.
Ce ne sono tante:

la parrucchiera Sandra Lunardini, di Milano Marittima, uccisa a colpi di pistola dall’ex.  

Sabrina Blotti, uccisa a Cesena dall’ex marito.

Eleonora Liberatore, uccisa a coltellate, in un bar di Villalta di Cesenatico dall’ex.

Vanessa Scialfa, strangolata con un cavo dal suo moroso.

Carmela Petrucci, sgozzata dall’ex di sua sorella, mentre cercava di salvarla.

La figlia di Lucia Falanga, Emiliana, ferita prima con 14 coltellate e poi assassinata dopo un anno con 66, dall’ex moroso.

Stefania Mighali di Trapani, uccisa dall’ ex marito insieme alla figlia, la mamma, e il fratello.

Stefania Cancelliere, di Legnano, uccisa con 80 martellate (sì, avete letto bene: martellate!) dall’ex marito oculista, davanti al figlio di 7 anni. E ai passanti che hanno visto tutto dalla porta a vetro.

E L’ultimissima Antonetta Paparo, di Napoli, uccisa con 4 coltellate dal marito.

Ma ce ne sono tante altre.

Leggo le loro storie e cerco di capire il perché delle loro morti, trattenendo a stento le lacrime. Cosa sta succedendo?
Com’è possibile che questi casi aumentino in una società moderna, invece di placarsi?

I media seguono le loro regole e non sanno darci delle spiegazioni profonde. Come dice R. Iacona nel suo libro “Se questi sono gli uomini”, una volta che le vicende dell’omicidio sono state svelate, la marea emotiva si abbassa. La nostra compassione anche. Sembra un fatto che non ci riguarda da vicino. Un fatto che capita a donne che hanno avuto la sfortuna di incontrare un mostro. E non hanno saputo o potuto difendersi.

“Si dovevano svegliare prima! “Doveva subito chiedere aiuto!”. O “Stava con un matto!”. O ancora “Nessuno se lo sarebbe mai aspettato”. In quanti non l’hanno mai pensato?!

Una volta dato un giudizio che ci pare convincente, torniamo a tacere.

Ma sta a noi far sì che queste morti non siano vane. Ingiuste sì. Ma almeno non vane. E per questo ora, insieme, ci fermeremo a riflettere.

Guardiamo i dati:
127 le donne uccise da uomini nel 2010.
137 nel 2011.
Più di 100 da inizio 2012.

In Italia ogni due giorni una donna viene uccisa per mano di un uomo. Ma non solo:

l’Emilia Romagna è la regione dove si registrano più femminicidi. (Casi di violenza sulle donne).
L’avreste mai detto?!

Questi numeri illuminano solo in parte la nostra società. Perché molte donne tacciono, per paura o per speranza.
Rimangono chiuse nella loro prigione, spesso senza sapere che esiste un altro mondo e una via di fuga. Altre non vengono aiutate subito invece. Spesso sono donne sole.

E i femmicidi, di solito, sono solo l’atto conclusivo di tutto ciò che rientra nella più ampia categoria di  femminicidio. Fatta di violenze, minacce, abusi, su donne, torturate perché donne.

Ogni tre giorni una donna viene violentata o molestata.
Nell’anno 2010-11 ci sono state oltre 4000 denunce per abusi, violenze, stalking. Questo rende noto Iacona.

La questione allarmante però, emersa dall’indagine ISTAT del 2007, è che la maggioranza degli stupri e violenze avviene proprio per mano dei partner o ex partner. E che sono le donne che trovano la forza di ribellarsi a subire ulteriori persecuzioni. Fino alla morte.

Non a caso la maggioranza di violenze avviene al Nord, dove le donne sono più indipendenti.

A svelarcelo è l’accurata ricerca della Casa delle donne, a Bologna.

Ma perché?

Iacona ha fatto una domanda cruciale ad Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa: “Sono pazzi gli uomini che uccidono le donne?”.
No”, risponde la professoressa che ha analizzato 479 casi.

Quasi tutti gli uomini erano capaci di intendere e di volere. Volevano realmente uccidere.

All’inizio spesso erano addirittura degli uomini “galanti”. Leggo. Magari facevano regali, riempivano di attenzioni le donne, fino a farle innamorare. E a quel punto diventavano di loro proprietà. Seguivano così gelosie e violenze, fisiche e psichiche. Ogni pretesto diventava buono per confermare il dominio sulla donna.
La questione è davvero inquietante.

Non è colpa della crisi economica quindi, come invece la Fornero sembrava sancire l’altra sera a Porta a Porta.

Non è colpa delle donne che vestono o si comportano in maniera poco decorosa, se  esiste il femminicidio. Per smascherare questo falso pregiudizio, ho chiesto un parare al giornalista dell’Ansa, Gianfranco Criscenti:

«Voler attribuire responsabilità alla donna che veste in maniera ”spinta” mi pare davvero aberrante e offensivo. Una scollatura di troppo, o una minigonna, può ”giustificare” uno sguardo. E solo quello

L’uomo non riesce ad accettare che sia la donna a chiudere la storia. Questo è il punto.
Questo è il motivo delle uccisioni, principalmente.

L’ego maschile si sente pugnalato e abbandonato. Perché lui aveva cercato di possederla e dominarla fino alla fine. Senza riuscirci. Allora si vendica.

O stai con me, o muori” dicono i suoi gesti e le sue parole.

L’indagine della Casa delle donne vuole far capire , infatti, che non è vero che i femmicidi sono casi rari dovuti a raptus. Ma sono invece omicidi che potevano essere quasi sempre fermarti, perché preannunciati da gesti precedenti.

Il “Nessuno se lo sarebbe mai aspettato”, rivela Iacona, è uno scudo usato dai media che non hanno tempo di approfondire.

Come vengono tutelate queste donne?

I supporti possono essere ottenuti dai centri antiviolenza. Uno dei principali in Emilia Romagna risiede a Bologna: “La Casa delle donne per non subire violenza”. Impegnata su due fronti: tutela delle vittime e lavoro costante di sensibilizzazione.

Ci sono poi i servizi sociali e strumenti legali. Come la denuncia di querela. La legge sullo stalking. Le misure cautelari.

Il sistema penale però non è sufficiente da solo. Perché, per esempio, durante le indagini, la vittima è ancora più a rischio di morte e deve essere protetta. Qui intervengono i centri di sostegno locale. Ma sono ancora troppo pochi in Italia.

Rimane poi il vero problema: il tempo di indagine e decisione di intervento. Che andrebbero velocizzati per garantire una concreta sicurezza alla donna.

Perché sono le donne a rischiare di più la vita? Perché si parla proprio di femmicidio?

La società nei corsi dei secoli, come spiegano le collaboratrici della Casa delle donne, ha creato la convinzione negli uomini di essere i proprietari dei corpi femminili. E che questa convinzione sopravvive e si rafforza oggi come manifestazione della crisi di una società patriarcale.

Così afferma la professoressa Tamar Pitch.

Questi casi mettono in luce la crisi di un paese. In cui si ama non per amore, ma per solitudine.

Ecco perché tutti i legami, anche di amicizia, si rompono facilmente. Perché vengono creati per cercare di soddisfare bisogni e vuoti reciproci. Ed è quindi inevitabile che sfocino in conflittualità.

Tutto ciò porta solo ad un’ulteriore solitudine. Dove le persone quando vedono una conoscente picchiata, o un’amica sparire non sporgono denunce. O non si allarmano perché “I problemi delle coppie se li devono risolvere tra loro”.

Come potete vedere siamo in piena crisi. Crisi d’umanità, prima ancora che economica.
E questo riguarda tutti noi da molto vicino.

Tutti dobbiamo quindi intervenire perché questa è un’emergenza nazionale . Ma come?

Stato

Distribuendo finanziamenti ai centri di assistenza su tutto il territorio nazionale. (Svezia e Finlandia o Islanda sono ottimi esempi di come gli interventi statali abbiano abbassato casi di femmicidio)

Aprendo altri centri assistenziali, adeguandosi così alla convenzione del Consiglio europeo.

Sapete in Italia quanti posti letto ci sono per le donne-vittime?

500 (undici volte in meno rispetto allo standard stabilito dall’U.E.)

Sapete che perfino la Grecia ha il doppio dei posti rispetto a noi?!

È inammissibile. Sopratutto perché c’è troppa differenza tra domanda e offerta.

-E Come dice Iacona, in un’intervista al “Fatto Quotidiano”, il femminicidio deve entrare nell’agenda politica. (Se lo Stato non può aumentare l’offerta, visto che siamo in crisi, che si preoccupi allora di far diminuire la domanda con altri leggi).

Che farà il nuovo governo? Si è posto questo problema?

La Carfagna e la Bongiorno hanno annunciato la nuova proposta di legge. Vogliono far entrare nel nostro ordinamento l’ergastolo per chi compie il femmicidio.

La mia opinione è che tale proposta è forse più un modo per azzittire la massa. Dimostrando così di essersi occupati di questo problema sociale. E Cercando di rifarsi quindi eleggere. Perché?

Perché gli uomini che arrivano ad uccidere le donne sono quelli che non hanno più niente da perdere. Tanto vero che spesso si suicidano. Non so fino a che punto quindi l’ergastolo possa essere un deterrente vero e proprio.

Serve una legge che prevenga. Prima ancora di una che punisca. Ho chiesto un altro parere sempre a Criscenti:

«Il problema è di natura culturale e sociale. Leggi più rigorose servono a ben poco. Utile sarebbe, invece, una maggiore attenzione – da parte dei Servizi sociali ed delle forze di polizia – nell’attività di prevenzione. Come fare? Cominciando a non sottovalutare i casi a rischio. Spesso, purtroppo, alcuni segnali premonitori non vengono presi adeguatamente in considerazione. E, quasi sempre, questi segnali sono evidenti

-Sarebbe poi necessario l’obbligo di percorsi di training per gli uomini che hanno manifestato violenza.

Le famiglie invece devono operare su due direttrici per educare i loro figli:
amore gratuito
L’amore è un bisogno primario, non secondario del bambino. Il figlio deve sentirsi accettato per quello che è, e non per quello che fa. Il genitore deve credere nelle sue capacità, incoraggiandolo a sperimentare, senza un’assillante controllo. Come spiega anche lo psicologo Charmet, in un’intervista a “Psychologies”.

Aiutare il figlio a costruirsi come soggetto, è il primo passo per rendere una persona indipendente e libera.

Solo in questo modo non si creerà un vuoto dentro lui, causato da mancanza di amore. Ma non solo, si aprirà un canale di comunicazione intimo molto importante tra figlio e genitori. Che deve essere mantenuto attivo.

Il mio parere trova conferma anche nell’opera di Iacona. Affermando che il caso di Stefania mostra come questo “canale” sia fondamentale.
Se Stefania avesse raccontato tutto ai genitori, delle violenze, delle minacce, fatte da Luca, probabilmente si sarebbe salvata.

Sapete che esiste un forte rapporto tra attaccamento materno e relazione amorosa tra adulti? L’influenza del primo sul secondo spesso è deleteria. (L’approfondirò in un prossimo articolo)

Regole
Per rendere il figlio un adulto indipendente sono necessarie anche le regole, che vanno fatte rispettare.
Chiudere un occhio gli fa intuire che prima o poi otterrà quello che vuole. E non li si induce alla riflessione.

Ma nella vita reale, fuori dal nido non è così. Ci sono sconfitte, delusioni, imprevisti ai cui bisogna adattarsi. E soprattutto accettare.

“Un genitore deve aiutare il figlio a farsi gli anticorpi, non  sostituirsi ad essi”, spiega sempre Charmet.

Ed è necessario che agli adolescenti venga insegnato, già dalle famiglie, il rispetto per le ragazze.

Così avremo uomini indipendenti che amano e rispettano le donne. E donne che saranno sempre più emancipate. Che non staranno con chi, anche solo una volta, le ha maltrattate.

Solo le persone indipendenti posso creare rapporti costruttivi.

Tutte le scuole dovrebbero occuparsi di sensibilizzare i giovani alla violenza di genere. Inoltre sarebbe, a mio parere, necessario introdurre pedagogia. Magari sostituendola con le ore di religione. Perché?

Perché è doveroso che gli adolescenti imparino le regole per creare dei rapporti costruttivi e armoniosi. Imparino a comunicare autenticamente e a dominare le proprie emozioni. Qualcosa di ben diverso dai sentimenti. La pedagogia può dare ai ragazzi quelle risposte immediate che rientrano nella realtà quotidiana. 

È una scienza che risponde alla necessità di svecchiamento delle scuole, in una società multietnica. Perché annulla le diversità delle religioni. Mettendo in primo piano l’Uomo nella sua universalità.

Tutti noi invece che possiamo fare?

-Le ragazze devono iniziare a guardare altri esempi di donna. Non quelle che la tv ci propone. Iniziare a valorizzare le proprie caratteristiche personali. E molto meno quelle fisiche.

Vedo pubblicare su Facebook delle foto, che mi lasciano ogni volta rammaricata.

Ragazze noi abbiamo una grande responsabilità oggi più che mai: non farci considerate degli oggetti!

A questo ci pensano già le pubblicità, che rendono le donne dei semplici corpi disponibili per l’uso e il piacere degli altri.
Ricordiamoci che le regole del consumismo dipendono da noi. Dobbiamo fare un’inversione di marcia. Sono i media che devono seguire i nostri gusti, non il contrario.

In Italia negli affari delle coppie nessuno s’impiccia. Mentre in quelle dei vips sì!
Cosa voglio dire?

Che è urgente che la gente torni a scandalizzarsi e a denunciare quando vede un uomo toccare con violenza una donna. Quando alza troppo spesso la voce. Quando fa scenate di gelosia spropositate. Quando una donna mostra lividi. Quando sentiamo urla continue dalla casa dei vicini. Questo è quello che dobbiamo fare. Invece che scapitare per leggere le ultime news di Belen Rodriguez e le sue love story!

Dobbiamo indignarci.

Rompere questo muro del silenzio.

Altrimenti questi modelli di comportamento verranno passati da generazione a generazione, crescendo di intensità e portando alle conseguenze più estreme.

Come alla morte ingiusta di una donna che voleva solo amare, ed essere amata.

Come Stefania.

Il mio augurio è che davvero tutti iniziassimo ad intervenire per cambiare questo pazzo mondo.

Ricordo che lunedì alle 17 30, alla biblioteca Malatestiana di Cesena, si terrà l’incontro con Iacona.

L’unione fa la forza.

Vi ringrazio per avermi ascoltata.E voglio anche ringraziare di cuore G. Criscenti, per la sua disponibilità.

Al prossimo mese donne.

Diffondi lo spirito Millennial:

2 commenti per “A Stefania Garattoni. Alle donne. “O stai con me, o muori”

  • Anonimo ha detto:

    Grazie Vanda! Sono d’accordo con te. Per questo è importante che anche tutte le famiglie prendano atto di questo problema. Tutti possiamo fare qualcosa.

  • Vanda ha detto:

    Penso che bisognerebbe iniziare a insegnare che l’amore e il possesso non sono sinonimi, purtroppo molti continuano a pensarlo, anche se per gli oggetti che possiedono, spesso nutrono più amore che per le loro compagne. Brava

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: