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Alle sorgenti del Bondione

di Claudio Carminati

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Laghetto di SasnaOltre 1.400 metri di dislivello in salita e un tempo di percorrenza che, al netto di eventuali soste, può superare tranquillamente le sette ore. Passo Bondione, a quota 2.680 metri, non è una meta impossibile, ma raggiungerlo e fare poi ritorno a Lizzola (1.275 metri) richiede un impegno che è possibile affrontare solo con un buon allenamento. Fatica del resto ripagata dagli splendidi panorami offerti agli escursionisti che abbiano voglia e gambe per spingersi fin lassù.

Non è la prima volta che scegliamo Lizzola come punto di partenza e arrivo di un nostro itinerario. Nel mese di luglio avevamo proposto la salita al Passo della Manina, alla Sella d’Asta e al Monte Sponda Vaga. Questa volta decidiamo invece di risalire l’intero corso del torrente Bondione, giungendo fino all’omonimo Passo seguendo il segnavia CAI n. 322.

Lasciata l’auto nei pressi della scuola di sci, prendiamo una strada dapprima asfaltata e poi lastricata che sale ripida in direzione nord-est. Poche centinaia di metri e la pendenza cala bruscamente: in piano ci si addentra nella verde vallata scavata dal Bondione, tra pascoli e boschi di abete rosso e faggio, percorrendo la quale è possibile ammirare l’architettura tipicamente alpina delle Stalle del Tuf, edifici rurali perfettamente conservati. Prima che la strada lasci il posto a uno stretto sentiero e le pendenze crescano sensibilmente passano circa 20 minuti, utili per “entrare in temperatura”.

Gradualmente si prende a salire, la vallata si restringe, gli alberi lasciano il posto a una caratteristica vegetazione di forra, con prevalenza di rododendri (Rhododrendron ferrugineum) e ontani verdi (Alnus viridis). Poche centinaia di metri e incontriamo un passaggio che in caso di tempo umido può diventare piuttosto complicato, su una placca rocciosa opportunamente attrezzata con catene. Superiamo l’ostacolo con un po’ di attenzione e seguiamo il sentiero, che si addentra in quello che in alcuni punti appare come un vero e proprio canyon.

Tratti ripidi e in piano si alternano, il sentiero è stretto ma non particolarmente esposto, la sola insidia è l’umidità: oltre a quello già segnalato, un altro tratto, meno ostico, è stato attrezzato con catene. La quiete è totale, il solo rumore è quello dell’acqua, che in alcuni punti scorre diverse decine di metri sotto di noi.

Incrociamo il segnavia CAI n. 304, che per un centinaio di metri si sovrappone al n. 322: è il Sentiero delle Orobie, già incontrato nell’escursione proposta nel mese di luglio (in quell’occasione con segnavia n. 401). Ignoriamo le indicazioni per il Passo della Manina e, poco oltre, quelle per il Rifugio Curò (1.915 metri): da qui in avanti il sentiero si inerpica con sempre maggiore decisione, fino a raggiungere un vasto pianoro erboso in corrispondenza della Baita Sasna, a quota 1.921 metri.

Voltandoci possiamo ammirare la vallata sin qui percorsa, a sinistra il profilo appuntito del Monte Sasna (2.229 metri), più lontana la ben riconoscibile sagoma del Monte Vigna Soliva (2.356 metri). Sullo sfondo, le vette del Pizzo Redorta (3.038 metri) e del Pizzo Coca (3.050 metri). Superata la bella baita, abitata dai malgari nel periodo estivo, con un breve strappo raggiungiamo il soprastante laghetto e, sempre seguendo il segnavia n. 322, guadagniamo quota rapidamente in un ambiente suggestivo, fatto di pascoli, ruscelli, torbiere e rocce montonate.

Ci vuole poco meno di un’ora per raggiungere la tappa successiva del nostro percorso: superato un passaggio tra le rocce in buona pendenza, il sentiero spiana e, dopo una semicurva, ci si para di fronte lo spettacolo maestoso del massiccio che sovrasta la conca dei Laghetti del Bondione (2.326 metri), da cui nasce l’omonimo torrente, che abbiamo quindi sin qui ripercorso nella sua interezza.

Le difficoltà tuttavia non sono finite, anzi: attraversata la spianata rocciosa a valle dei laghetti – facendo attenzione ai segnavia, in questo tratto non sempre ben visibili – riprendiamo a salire, dapprima su traccia con alcun ripidi tornanti e poi sfruttando i gradini naturali offerti da un canale roccioso, piuttosto impegnativo. Raggiungiamo un breve spiazzo erboso, dove possiamo riprendere fiato, e saliamo in costa, con alcun spettacolari passaggi tra roccette. La vegetazione si fa sempre più scarsa, e lascia progressivamente il posto a sfasciumi di roccia, che superiamo zigzagando fino a incrociare il sentiero n. 321, proveniente dal Rifugio Curò e dalla Val Cerviera.

Il crocevia è ben segnalato, il sentiero da seguire è sempre il n. 322 che in breve ci conduce alla testata della valle attraverso un pianoro ghiaioso, prima di puntare decisi verso Passo Bondione risalendo il pendio, dove fanno capolino numerose specie di fiori tipiche di queste quote, alcune delle quali endemiche delle Orobie. È l’ultima fatica, manca ormai poco ai 2.680 metri del Passo, che raggiungiamo dopo circa 4 ore dalla partenza.

La vista spazia dalla vallata del Bondione, percorsa in salita, alla non lontana cima del Pizzo Recastello (2.886 metri), alla spettacolare conca dell’Alta Valle del Gleno, che precipita sul versante opposto del Passo. Da qui i più allenati possono spingersi fino alla vetta del Pizzo dei Tre Confini (2.828 metri), raggiungibile con una traccia ben visibile in circa mezz’ora di cammino, e suonare a distesa la campanella posta sulla cima.

 

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