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Diario della Crisi – Agosto: il mese più caldo

di Giacomo Mariotti

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Agosto è storicamente il mese caldo della finanza, mese della speculazione (Cos’è la speculazione?) e delle manovre grandi e piccole.  L’anno scorso in agosto è iniziata la nostra crisi, quella di cui parliamo oggi, dei debiti sovrani del sud Europa (Italia e Spagna). Nel 2007 fallì la banca Bear Stearns, preludio a ciò che sarebbe accaduto un anno più tardi, nel 2008, con la crisi del colosso statunitense Lehman Brothers dai cui ebbe inizio la recessione dalla quale ancora non ci siamo ripresi. Ma agosto è anche mese di acquisizioni e scalate come quella di Tronchetti Provera a Telecom nel 2001. Come dimenticarsi poi della manovra “rapina” di Giuliano Amato che nell’agosto del 1992 decise il prelievo forzoso del 6‰ sui conti correnti.

Ma perché proprio agosto? Per chi scrive, le principali motivazioni per cui questo periodo è il preferito dalla “speculazione” sono un’opinione pubblica distante (pertanto più facilmente suscettibile a cedere al panico) e i governi “in vacanza” (quindi meno pronti a reagire).

Quest’anno la situazione è, come sappiamo, più critica che in passato. Nel mese di luglio i mercati europei, dopo un iniziale rialzo a seguito del summit del 28 giugno, hanno subito un tracollo solo parzialmente recuperato negli ultimi giorni di questa settimana. Sebbene nei 28 giorni le piazze dei paesi “a rischio” siano sostanzialmente stabili (Milano +1,54%; Madrid -1,55%), in questo momento i livelli di volatilità sono considerevolmente elevati: basti pensare che il 24 luglio FTSEMIB e IBEX35 facevano segnare ribassi rispetto al massimo precedente rispettivamente di 15% e 18%. E non è da sottovalutare, riguardo il rialzo degli ultimi giorni, lo stop alle vendite allo scoperto imposto dalle autorità di garanzia dei due paesi (in Italia lo stop finiva ieri, mentre in Spagna continuerà per altri tre mesi).

Le incognite sono numerose e le voci si rincorrono agitando, spesso in maniera irrazionale, i mercati. La situazione in Grecia, anche dopo la formazione del governo pro memorandum (La rabbia o la paura), peggiora e pare ormai altamente improbabile che Atene possa rispettare i termini del patto con l’Europa tanto che secondo Citigroup la probabilità di assistere a un’uscita dall’euro nei prossimi 18 mesi è salita al 90% (ANSA.it, Citigroup: Grecia fuori dall’euro al 90%). A questo si deve aggiungere la sempre crescente preoccupazione per lo stato delle finanze spagnole: negli scorsi giorni si sono rincorse le voci di un “salvataggio” da 300mld di euro. Ma non finisce qui, per la prima volta da tempo Moody’s ha espresso outlook negativo sul rating della Germania e, cosa ancor più straordinaria, l’istituto presiduto dal guru della finanza George Soros ha fatto uscire un’analisi che prevede il crack di Berlino nel caso in cui questo non accetti la monetizzazione del debito (che, in pratica, prevede l’immissione di liquidità da parte della Bce per coprire i debiti dei paesi dell’eurozona).  Insomma, le premesse questa volta sono peggiori che in passato e questo agosto potrebbe essere il mese decisivo per il futuro dell’euro.

Che cosa ci aspetta dunque? Come è facile immaginare, non possiamo dare risposte certe. Da un lato ci sono speculatori e investitori spaventati quando non completamente terrorizzati pronti a dare il colpo di grazia all’euro; dall’altro il governatore della Bce, Mario Draghi, dichiara di essere pronto a tutto per salvare la moneta unica e che nessun paese lascerà l’eurozona. Spagna, Italia e Francia continuano a spingere per misure decise, ma la Germania continua a parlare a più voci restando sostanzialmente lontana dalle posizioni degli altri stati. Personalmente ritengo che dobbiamo attenderci un mese caldo, dichiarazioni di intenti che si alterneranno a duri colpi alle fondamenta della divisa europea; forse assisteremo finalmente a qualche mossa concreta da parte dei leader dell’area euro. Certamente in questo clima, con mercati estremamente nervosi in continua attesa di segnali cui aggrapparsi, imprimiamoci nella mente una parola: volatilità.

 

Di Giacomo Mariotti, mariottig@me.com

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