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Diario della Crisi – L’Italia s’è desta? E a che gioco gioca la Merkel?

di Giacomo Mariotti

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Due vittorie epocali. Mentre SuperMario Monti zittiva la cancelliera e portava a casa lo “scudo anti-spread”, SuperMario Balotelli ha affondato la corazzata tedesca e ci ha regalato la finale di domani. Due vittorie di carattere, sudate, studiate, d’orgoglio. Fondamentali e necessarie, ma – facciamo attenzione – non definitive: così come una partita ancora ci separa dal titolo europeo, altre battaglie dovranno essere combattute e vinte per garantire un futuro all’euro e all’Europa, per uscire da questa crisi. Ma rimangono due ceffoni che la spavalda Germania impiegherà molto tempo a dimenticare.

Vittorie “epocali” dicevamo, sopratutto inaspettate. Nessuno si poteva aspettare un uno-due tanto deciso, che non ammette repliche.Complimenti, questa volta avete semplicemente giocato meglio» ha detto la Merkel al primo ministro italiano in conclusione della due giorni europea utilizzando la metafora calcistica utilizzando la metafora calcistica per commentare l’importante risultato ottenuto da Monti. D’ora in  poi quello che si chiama ‘scudo anti spread’, consisterà nell’acquisto da parte del fondo salva stati di titoli dei paesi in difficoltà per impedire che questi abbiano rendimenti troppo elevati, consentendo così un accesso al credito a prezzi sostenibili. Il principale problema dell’impennata dello spread dei paesi come Portogallo, Irlanda e Grecia prima, Italia e Spagna poi, è stato un elevato costo del denaro in questi paesi che ha reso sempre più difficile l’accesso al credito da parte delle imprese nazionali con immaginabili conseguenze sulle economie locali. Questo ha portato ad un deterioramento dei fondamentali e dunque a una nuova ondata di attacchi speculativi: lo spread aumenta ancora e si entra in un circolo vizioso da cui senza coesione a livello europeo diventa impossibile uscire.

Questa conquista dice che per la prima volta dall’inizio della crisi del debito sovrano in Europa non è più la Germania a comandare e che i paesi ‘meridionali’ (Spagna e Italia) insieme all’inaspettato alleato belgio, sono riusciti a fare fronte comune imponendo il proprio punto di vista contro il rigore tedesco; questo rappresenta una svolta fondamentale verso una ridefinizione degli equilibri in Europa e un passo importante verso un’ eurozona più stabile, solidale e unita. E i mercati sembrano aver apprezzato, con ampi rialzi per tutte le borse del vecchio continente e Milano che ha guadagnato 6,6 punti percentuali nella sola giornata di venerdì!

Sebbene allora i segnali di un cambiamento ci siano tutti, sappiamo che molte altre partite andranno giocate – e vinte!: lo scudo, infatti, è solo in teoria e non si è anona deciso nulla riguardo il suo effettivo funzionamento; inoltre per quanto anche ieri apertamente osteggiate dalla Merkel («Mai finchè vivrò») gli eurobond rimangono un passo fondamentale verso un’ unione più matura (Eurobond: ultima chiamata per l’Unione). Domani ci aspetta l’ultima partita di Euro2012 e nei prossimi mesi ci giocheremo il futuro dell’euro: avanti così SuperMario.

 

Di Giacomo Mariotti, mariottig@me.com

 

Inserisco di seguito il pensiero di un mio caro amico che ha una visione meno ottimista della mia riguardo i recenti fatti.

Il gioco sporco della Merkel

Di Simone Giangrande

Si è svolto il 28 e il 29 Giugno il vertice di Bruxelles che doveva decidere le sorti del futuro economico dell’eurozona. Ed è giornata di festeggiamenti il 30 Giugno, giornata nella quale i giornali hanno elogiato e le borse applaudito le decisioni prese. A fianco di tutte queste felicitazioni del mondo dei media consentitemi un voce fuori dal coro di critica. Partiamo dalla cronanca.

Innanzitutto si è deciso di creare un pacchetto crescita da 120 milardi. Si è stabilita, inoltre, una tablla di marcia precisa anche nelle scadenze temporali (un primo rapporto è previsto per ottobre, mentre una seconda relazione è prevista per dicembre) con l’obiettivo di creare una vera e propria unione economica e monetaria. In particolare si vuole convergere verso un unione di bilancio, rafforzare l’unione economica e , prima fra tutti, creare un unione bancaria, che significa trasferire la sorveglianza bancaria alla Bce. In pratica il fondo efsf-esm comprerà titoli di stato sul mercato primario e secondario e ci sarà un maggiore grado di flessibilità negli aiuti. Le banche centrali dei vari stati avranno il compito di indicare, di volta in volta, quali titoli di stato dovranno essere acquistati.  Il fondo salva-stati li acqusterà tramite la Bce che avrà il compito di eseguire le transazioni (il fondo di per sè non avrebbe questa autorità) ma non parteciperà ai guadagni e alle perdite dovuti all’aqcuisto o alla vendita di questi bond. La maggiore flessibilità verrà data due fattori:1) sebbene i paesi richiedenti non saranno agevolati da un meccanismo di intervento automatico e dovranno formalizzare le loro richieste al fondo salva-stati a patto di continuare nel loro percorso di risanamento, non saranno sottoposti ad ulteriori misure di austerity; 2) gli stati potranno chiedere direttamente gli aiuti invece di aspettare un’eventuale decisione della Bce di finanziarli.

Il punto che mi sembra principale è che il fondo Efsf cederà, man mano, il passo all’ Esm (che sarà operativo dal luglio 2012). Anzitutto vediamo quali sono le differenze tra questi. Il fondo Efsf viene finanziato dai 27 stati dell’area euro tramite l’emissione di debito, andando così a incidere alla voce “debito” nei bilanci dei singoli paesi; di conseguenza questo fondo, al pari degli altri titoli di stato, non hanno garanzia di copertura. In poche parole se uno degli stati in crisi non ha soldi per ripagare il debito, allora tutti gli stati prestatori perdono i soldi che gli hanno prestato. Chiaramente questa situazione non è sostenibile e, soprattutto, non accettabile dalla Germania. Per risolvere questo problema hanno inventato il Esm. Con quest’ultimo i singoli stati finanzieranno sempre gli stati in crisi ma questa volta tramite emissione di titoli che sono veri e propri titoli azionistici e non titoli di debito. Con questo trucco i singoli stati non registreranno aumenti di debito al livello contabile. La cosa più importante, comunque, è che i titoli emessi dal Esm avranno priorità di rimborso sui titoli di debito nazionali degli stati finanziati. In poche parole, se L’italia (per fare un esempio) si troverà in difficoltà a pagare i propri debti, dovrà prima onorare i debiti contratti con il Esm e solo dopo quelli con titolari privati di Btp, ossia gli investitori comuni, i cittadini. Tutto questo comporta che i fondi Esm saranno chiaramente molto più sicuri, rincuorando i 27 stati membri che si espongono a salvare gli stati meno virtuosi. Si crea però un paradosso: questi fondi salva-stati nascono con l’obiettivo di rendere più sicuri i titoli di stato degli stati in crisi prima che sé stessi. Effettivamente si potrebbe dire che sono più sicuri, dato che dopo l’acquisto dei bond dell’Europa meridionale si abbassano i tassi di interesse consentendo agli stati di non essere strozzati dagli interessi e quindi di avere un po’ di ossigeno per poter fare le loro riforme non solo per ripagare il debito. D’altra parte però introducono un ulteriore fattore di rischio. Analizziamolo insieme.

Per quanto tempo potranno continuare gli aiuti? Siamo in grado, cioè, di garantire aiuti in modo da far diminuire lo spread sui mercati primari (l’unico che conta per gli stati) finchè essi non si sono risanati e la crisi non sarà passata?  Prima domanda a cui bisogna riflettere e a cui se ne aggiunge un’altra: Quali saranno le dimensioni dei prossimi – così detti, per la sola mancanza di voglia di prendersi le proprie responsabilità politiche – “attacchi speculativi” (Che cos’è la speculazione?) Se, cioè, i nuovi attacchi raggiungeranno dimensioni maggiori rispetto a quelle attuali saranno sufficienti questi fondi? Ce ne vorranno altri? Abbiamo messo sul tavolo 500 miliardi di euro per questo fondo. Si potrebbe dire che sono tanti. Ma non dimentichiamoci che ne avevamo messi 200 per la Grecia, poi il contagio del Portogallo e dell’Irlanda, prima, e la ricaduta della Grecia, dopo, hanno dimostrato che quei fondi sufficienti non erano. Allora lasciatemi parlare dello scenario da incubo (nightmare scenario). Ad un certo punto potrebbero esserci ulteriori attacchi speculativi. L’Europa potrebbe arrivare a dire: “Siamo troppo compromessi. L’ammontare dei nostri finanziamenti sta diventando troppo grosso. Il rischio dei titoli di stato degli stati in crisi troppo elevato. Inoltre fisicamente non abbiamo più tanti soldi da mettere a disposizione. Signori, è il caso di finirla qui: non dobbiamo più dare finanziamenti agli stati in crisi. E che Dio ce la mandi buona”. D’altronde già quando la Bce aveva prestato all’1% centinaia di miliardi si era parlato della possibilità di essersi troppo compromessa. Non voglio dire che questo succederà, che questo sarà il nostro destino. Ma voglio dire che ci stiamo prendendo un rischio bello grosso con questi Esm. Infatti supponiamo per un attimo che ciò succeda. Supponiamo per assurdo che ciò succeda (se proprio per qualcuno questo è un assurdo) e analizziamo solo cosa accadrebbe. A quel punto noi ci troveremmo con un grave problema tra le mani: abbiamo tanti debiti con troppi interessi da pagare ma prima di tutto dobbiamo ridare i soldi all’ Esm, in quanto i suoi crediti sono prioritari rispetto a quello sfigato di mio nonno che ha comprato Btp. A quel punto chi vorrà acquistare Btp sapendo che lui è l’ultima persona che rivedrà i suoi soldi indietro? Sapendo cioè che ci sarà prima da ripagare l’Esm e solo sopo lui, in una situazione in cui l’Italia & company hanno già problemi a restituire i debiti. Chiaramente nessuno! Ci sarebbero delle pesanti vendite sui Btp e lo spread raggiungerebbe livelli inimmaginabili.

Io credo che ciò che si sta facendo è profondamente sbagliato per una ragione su tutte: ci sono solo due modi di uscire da questa crisi e non si sta facendo né l’una né l’altra. O si sceglie di radunare gli stati d’Europa sotto un unico stato (gli Stati Uniti d’Europa) con un debito comune (i famosi eurobond, Eurobond: ultima chiamata per l’Unione ) ed una comune politica economica, oppure si sceglie che gli stati in crisi escano dall’euro e che le loro banche centrali stampino moneta per pagare per qualche anno gli interessi sul debito, anche se questo comportrebbbe un po’ di inflazione e la svalutazione momentanea delle loro valute. Sia chiaro nel primo caso ci sarebbe uno stato federale per cui noi voteremmo ancora per i nostri presidenti del consiglio per decidere, ad esempio, se gli omosessuali possono o no sposarsi, ma molte delle scelte economiche sarebbero prese al livello europeo, proprio come succede in America. Allora perchè non si fa? Perchè c’è il nein della Germania e più in particolare della Merkel. Ciò che stanno facendo i tedeschi ha raggiunto un livello insopportabile. E’ chiaro che a noi sta la colpa dei nostri debiti e della nostra spesa pubblica mentre la Germania si è sempre comportata in maniera rigorosa. Il problema è che la Merkel non è stata chiara fin dall’inizio. Fosse stata corretta, avrebbe detto dall’inizio: io non voglio gli euro-bond nè, tanto meno, gli Stati Uniti D’Europa quindi se a voi non sta bene potete anche uscire dall’euro e stampare moneta per pagare gli interessi; oppure: io ho intenzione di fare gli euro-bond, ma prima voglio che voi mi assicuriate con le vostre politiche che c’è un segno di cambiamento. Avrebbe avuto tutto il diritto a fare entrambe queste cose. In vece cosa ha fatto? Ha dichiarato: “mai finchè avrò vita ci saranno gli euro-bond!”. Però intanto ci tiene che l’Italia, la Grecia e la Spagna non escano dall’euro. Perchè altrimenti che ne sarebbe delle sue esportazioni, considerato che esse sono al 60% concentrate in Europa e per la maggior parte di quelle in Europa sono concentrate in Italia? Inoltre la Germania è personalmente esposta nel debito pubblico italiano, per cui se l’Italia passasse alla Lira si ritroverebbe a ricevere gli interessi sul debito in Lire che però varrebbero la metà rispetto all’Euro. E se l’Euro si disgregasse e lei tornasse al Marco quanto varrebbero gli interessi dei crediti rispetto all’Italia pagati in Lire rispetto al Marco?

Non è tutto. Un’altra cosa grave è che la Merkel sta imponendo una forte austerity a noi e soprattutto alla Grecia senza, d’altra parte, fare nulla per la crescita. Se la Merkel ci tenesse davvero alla risoluzione dei nostri problemi farebbe pressione affinchè vengano elargiti più finanziamenti per la crescita che per il rinnovo del debito per calmierare i tassi d’interesse sul debito – vertice di Bruxelles: 500 miliardi per il fondo salva-stati e 120 miliardi per la crescita (che tra l’altro sono stanziati per tutta l’Europa e non in particolare solo per il sud-Europa). Voglio fare un esempio: se uno stato taglia il 3% dei lavoratori licenziando dipendenti pubblici non voglio dire che questi non consumeranno più ma consumeranno, diciamo un terzo. Questo vuol dire che i consumi diminurebbero del 2%. Una diminuzione del 2% dei consumi comporta una diminuzione dei guadagni delle aziende probabilmente superiore al 2%. Allora le aziende più in crisi (e ora come ora ce ne sono tante) fallirebbero. I loro dipendenti andrebbero per strada e consumerebbero un terzo. E’ un circolo vizioso. Certo, si può dire che molti sprechi si tagliano non riducendo il personale ma riducendo delle spese inutili. Ma è lo stesso discorso perchè dietro quelle spese inutili ci sono dei guadagni (purtroppo) utili per i dipendenti di quell’azienda che iniziano a rischiare quindi il lavoro. Certo, in un contesto di un economia sana, dei tagli sono utili perchè è vero che i consumi lì per lì diminuirebbero ma nel corso del tempo un economia che sia meno sulle spalle dello stato porterebbe ad un nuovo sviluppo economico. Ma credo che i tagli comporterebbero proprio il contrario in un economia malata, soprattutto se questi nuovi tagli sono prolungati da qui ai prossimi 10 anni. La mia tesi è che i tagli, da soli, fanno diminuire le entrate più di quanto facciano diminuire le uscite. Per tutti questi motivi il mio scenario da incubo non mi sembra così assurdo. In tutto questo cosa fa la Merkel? non vuole che noi usciamo dall’euro per le sue esportazioni, ma intanto ci impone un austerity senza nulla per la crescita affamando i paesi in crisi con la scusa che è colpa loro. Ora se è disprezzabile l’egoismo che la spinge a imporci quello che fa più comodo a lei è inaccettabile la prepotenza di voler imporre dei popoli alla fame sfruttando la loro potenza economica e la nostra debolezza comportamentale come capro espiatorio. Qualche economista tedesca ha detto che è inevitabile perdere della sovranità dal momento in cui si entra nell’euro. Non potrei essere più d’accordo. Ma io sono ben contento di cedere sovranità e subire anche l’austerity (se accompagnato da un serio piano di crescita) verso qualcosa che sia L’Europa e non verso qualcosa che sia la Germania.

Devo, a questo punto, spezzare una lancia a favore della Merkel. E’ indubbio anzitutto che se la Bce dovesse stampare moneta per pagare i tassi d’interesse sul debito ci sarebbe più inflazione in tutta Europa. E non è giusto che i tedeschi paghino con l’inflazione per i nostri errori. Inoltre non è detto che gli eurobond riescano a mantenere dei tassi d’interesse relativamente bassi, come dimostra il caso storico del regno di Napoli (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-30/eurobond-fecero-unita-italia-190357.shtml?uuid=AbDwao0F) in cui si era creato qualcosa di simile e si era arrivati ad un tasso del 6,9% per una decina d’anni. E ancora, non sarebbe giusto che i tedeschi paghino questi forti tassi per i nostri errori. Ciò che invece non è accettabile – lo ripeto – è non essere chiari fin dall’inizio su ciò che si vuole fare costringendo alla fame dei popoli per motivi egoistici. C’è chi dice che la Merkel stia facendo tutto questo perchè in per finanziarsi all’1,5% e che alla fine farà gli eurobond; che adesso faccia certe dichiarazioni solo per reggere il gioco duro e per forzare gli altri stati ad una seria austerity. Io sinceramente non credo che uno stato voglia rischiare i propri crediti e le proprie esportazioni solo per finanziarsi per qualche anno in più ad un 2-3% in meno.

Mi si potrebbe obiettare che c’è qualcosa che ho sottovalutato nel mio scenario da incubo: se il fondo salva-stati non ha (o non vuole più rischiare) soldi per gli stati deboli a quel punto potrebbe intervenire la Bce. Il problema è che a quel punto la Bce si troverebbe probabilmente a stampare moneta per salvarci. Ciò comporterebbe inflazione. La Merkel accetterebbe tutto questo? Io spero di sì. Ma allora perchè non farlo subito? e perchè non fare subito gli eurobond? la Germania ci guadagnerebbe in soldi ed in minore rischio.

Ora una domanda finale. Se le mie preoccupazioni sono reali, allora perchè la Merkel starebbe facendo tutto questo? D’altronde se salgono all’impazzata i tassi d’interesse italiani e spagnoli (di quelli greci non le può fregar di meno se non per l’influenza che possono avere su quelli italiani) anche il suo credito è a rischio. Di conseguenza anche i suoi debiti. E’ questa è una perdita economica perchè comporta una riduzione del valore nominale dei suoi bond. E non scordiamoci del rischio esportazioni. Allora perchè? Una risposta immediata può essere fornita dalla variabile elezioni. Ma anche qui non è una risposta così esaustiva. Allora perchè? Questa è una domanda difficile a cui io non ho una risposta. Certo c’è da riflettere sul fatto che su tre scenari (euro-bond; disgregazione dell’euro in alcune o tutte le sue parti e continuare come sta facendo attualmente) esiste sempre un rischio economico. Certo è che solo nel terzo scenario la Germania (anche se indebolita economicamente) acquisirebbe un ruolo di supremazia rispetto al resto dell’Europa (una prospettiva allettante nel lungo termine). Certo è che se su ognuno di tre casi rischi di perdere qualcosa allora il dubbio sul fatto di considerare anche la tua potenza come fattore di valutazione oltre che la tua economia ti sovviene. Certo è che se la Grecia fallisse non sarebbe mai così potente nel poter ordinare agli stati cosa fare -o fate quello che dico io oppure posso farvi fallire come ho fatto con la Grecia. Concludo quindi il mio articolo con un quesito o slogan che dir si voglia. “Vertice di Bruxelles: tentativo di salvare l’eurozona o gioco sporco della Merkel?”

 

Simone Giangrande.

 

 

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