Rubriche

Le quattro stagioni del “glamour”

di Paolo Meneghetti

Pubblicato il

Conosciamo la psicanalisi di Lacan. All’età di sei mesi, ogni bambino comincerebbe a percepire che dentro di lui esista una soggettività. Ciò accade guardandosi allo specchio. La soggettività non è semplicemente un’immagine, bensì un’immagine che “si capti”. Sempre uno specchio riflette. Ma il bambino all’età di sei mesi lo guarda per guardarsi. La riflessione dello specchio viene captata. Ad esempio, il bambino di sei mesi può vedersi in caduta, per cui tenderà a piangere. Se invece lui agitasse le mani come a “picchiare”, allo specchio sentirebbe “d’essere stato picchiato”. Per tutta la vita, secondo Lacan accade che la soggettività capti la sua alterità. La prima sarebbe sempre “attrice” perché (nel contempo) “spettatrice” di se stessa, mediante la seconda. Rispetto alla soggettività, l’alterità non pare immaginata, bensì immaginata con una captazione. Nella sua fotografia, Katerina si vede “magicamente quadruplicata”. I toni chiaroscurali aiutano a percepirne la dimensione fantasmagorica. In chiave estetica, vale soprattutto il dettaglio del braccio teso. I quattro corpi si dispongono quasi a semicerchio. Partendo da sinistra, ci sembra che Katerina “s’abbandoni stancamente” sulla panchina. Le braccia seguiranno l’incurvamento delle aste. Il secondo corpo è più attivo da percepire. Soprattutto, ci sembra che la distensione del braccio sinistro consenta alla sua mano di lanciare qualcosa. Il terzo corpo si percepisce un po’ “pesantemente”. Pensiamo che Katerina “trascini qualcosa” da terra, con la distensione del braccio destro. Infine consideriamo il quarto corpo. Stravaccata sulla panchina, ma questa volta senza mancare d’eleganza (così da sedurci), Katerina ha un braccio che cade verticalmente a terra. Complice la “decisione” nel suo sguardo, accresciuta dalla mano che termina “a pugno” sulla nuca, pare che lei si metta a “trivellare”. La testa fungerebbe a mo’ di “secchio caricante” (!), dalla terra in su. Questa fotografia si risolve in via esteticamente psicanalitica. Lo stadio dello specchio, già caro a Lacan, tornerà utile nella nostra percezione del corpo “quadruplicato”, tra l’altro con la trasparenza materiale del fantasma. Al suo stadio finale, poi, Katerina va idealmente a captare qualcosa, mentre ci pare che “trivelli” col braccio. E’ difficile ricostruire il simbolismo del corpo quadruplicato. Certo il fotografo ha scelto una numerazione cara alla vita in natura. Conosciamo l’alternanza delle quattro stagioni! La figura iniziale (alla nostra sinistra) sembra la più “invernale”, avendo una vitalità probabilmente “abbandonata al suo destino”. Dunque immagineremo che la seconda si percepisca nella “primavera” di se stessa? Quantomeno, lì la vitalità ci sembra in fase di “rilancio”, nella sua mano sinistra. La terza figura sarebbe “estiva”. La percezione del trascinamento può “appesantire”. Ciò non toglie che d’estate la pienezza delle chiome alberate suggelli la loro rinascita (solo abbozzata in primavera). La percezione del trascinamento avrà forse un valore “positivo”. La donna incinta ad esempio “pesa” per rinascere virtualmente, nel figlio. La quarta copia (alla nostra destra) avrebbe una vena “autunnale”. Il braccio si tira su, ma questa volta in vista del più “passivo” stravaccarsi (benché con eleganza).

 

Bibliografia consultata:

J. LACAN, Scritti – Volume I, Einaudi, Torino 2002, pp. 87-118

 

Nota biografica sugli artisti recensiti:

Il fotografo Alfonso Papa nasce a Belluno nel 1981. E’ laureato in Progettazione – gestione del turismo culturale (all’Università Statale di Padova) e poi diplomato in Fotografia pubblicitaria (all’Istituto Europeo Design di Roma). Papa ha già esposto in musei di levatura internazionale. In specie, nel 2005 potevamo ammirare le sue fotografie al MAXXI di Roma, e nel 2011 allo Espace Commines di Parigi. Papa lavora regolarmente per diverse testate (nazionali od internazionali) di moda. Avendo già esposto nei musei, ora le sue fotografie si stanno indirizzando sempre più verso l’arte contemporanea. (www.alfonsopapa.com)

La modella Katerina Pishchala è nata a cresciuta in Bielorussia, ma all’età di sedici anni si trasferisce con la madre a Venezia. Ha sempre vissuto nel mondo dell’arte, appassionandosi in specie di musica, teatro plastico, danza classica, disegno, sport. Katerina suona per undici anni il pianoforte, trovando la successiva ispirazione per studiare Psicologia – politiche e servizi sociali, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Come modella, lei lavora principalmente nel campo del fashion,del cinema, della televisione, anche tramite le agenzie. (www.katerinapishchala.com)

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: