Rubriche

Un tuffo nel passato, sospesi tra lago e cielo: la Valle di Fonteno

di Claudio Carminati

Pubblicato il

Valle di Fonteno

Ci sono 365 cascine nella Valle di Fonteno. Molte sono abbandonate, alcune sono utilizzate come ricoveri per attrezzi agricoli. Ma numerose sono quelle tuttora abitate, almeno nel periodo estivo, da chi ha scelto di portare avanti con la stessa passione del nonno o del padre attività faticose e dal sapore antico, le giornate scandite, in questa fetta di Orobie sospesa tra lago e cielo, dalla melodia delle bestie al pascolo, si tratti del fragore dei campanacci delle vacche o del tintinnio vivace delle campanelle di pecore e capre.

La storia della Valle di Fonteno è prima di tutto la storia di chi ci è cresciuto, plasmandone giorno dopo giorno il paesaggio, creando quel succedersi regolare di prati, castagneti, boschi, frutteti che ancora oggi fa gridare al miracolo. Perché qui certi equilibri si sono conservati – anche grazie a uno speciale piano di tutela realizzato dall’amministrazione comunale – malgrado la popolazione rurale sia andata riducendosi negli anni in modo sensibile rispetto alla prima metà del Novecento.

Percorrere la “Strada Verde”, conosciuta anche come “Mulattiera del Torès”, che dalla piazza principale dell’abitato di Fonteno (606 m) conduce fino alla testata dell’omonima vallata e al Colletto (1281 m), è un po’ come viaggiare a ritroso nel tempo. Passo dopo passo ritroviamo i segni della grande vitalità conosciuta da questi luoghi nei secoli scorsi, con la caratteristica architettura, di cui si hanno notizie già dal XV secolo: stalle in pietra locale, soprastante fienile, casina attigua, annessa cisterna in pietra per la raccolta dell’acqua piovana e “silter” per la conservazione dei prodotti caseari.

Battaglia di FontenoMa incontriamo anche le testimonianze di una storia più recente, quella del secondo conflitto mondiale. Su queste montagne si sono vissute pagine importanti della Resistenza, come ci ricorda una stele commemorativa della “Battaglia del Torrezzo”, collocata accanto alla chiesetta alpestre del Santello (701 m). Il 31 agosto 1944 le truppe nazifasciste attaccarono Fonteno, prendendo in ostaggio numerosi civili con l’obiettivo di indurre alla resa i partigiani della 53a Brigata Garibaldi, asserragliati al Colletto. Gli ostaggi furono salvati con una manovra di accerchiamento che costrinse i tedeschi ad abbandonare Fonteno, mentre al Colletto si scatenava una dura battaglia che si concluse solo al calare della notte con la fuga dei nazifascisti.

Proprio nei pressi del Colletto è collocato un monumento ai partigiani protagonisti di quegli accesissimi scontri. Ci si arriva dopo circa due ore di salita, lungo una strada per lo più sterrata (a tratti lastricata), che attraversa un ambiente naturale di grande pregio. Superato il fitto rimboschimento ad abete rosso (Picea abies) del Largù, la mulattiera taglia con pendenza costante l’intera testata della valle, conducendo a una strada asfaltata che in piano ci porta al Colle di Caf (1246 m) e, pochi minuti dopo, al monumento.

Narcissus poeticusDa qui attraverso il prato saliamo fino alla vetta del “Torès”, il Monte Torrezzo, che con i suoi 1378 m è la cima più alta della zona. Suggestivo il panorama offerto sulle vallate sottostanti e sugli altri rilievi dell’area, delimitata a sud dalla pianura bergamasca e compresa tra la Val Cavallina e il Lago d’Iseo. Lo sguardo è rapito anche dalla distesa di fiori – l’escursione qui descritta è stata effettuata il 4 maggio 2012 – che fanno capolino tra il verde dell’erba, dai narcisi (Narcissus poeticus) alle genziane (Gentiana verna e Gentiana clusii).

Diverse le possibilità offerte agli escursionisti per la discesa. È possibile ripercorrere la strada dell’andata, oppure seguire uno dei tanti itinerari segnalati. Tra i più interessanti, quello suggerito dal segnavia CAI n. 568: riguadagnata la strada seguendo un muretto a secco in direzione nord-est, ci si mantiene per circa 30 minuti su una cementata dalla quale si stacca, bene evidenziato, un sentiero sulla sinistra, che ci porta alla vetta del Monte Boario (1231 m). Da qui nelle giornate più limpite è possibile godere di uno straordinario panorama sul Lago d’Iseo, prima di avventurarsi lungo una ripida discesa nel bosco che conduce a un’area attrezzata e agli ampi pascoli del Colle di Luen (883 m), superati i quali il sentiero riprende tortuoso fino a una strada asfaltata che scende alla piazza di Fonteno, punto di partenza e arrivo del nostro “viaggio nel tempo”.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: