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Diario della Crisi – Intervista: le paure degli investitori

di Giacomo Mariotti

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Tre sono i fattori che hanno movimentato i mercati questa settimana: la crescente incertezza sull’esito dell’elezioni greche del prossimo 17 giugno, il cui esito i sondaggi disegnano come sempre più incerto; l’uscita di dati macro negativi oltre le attese (in particolare sull’occupazione negli Stati uniti e in Europa); infine la preoccupante situazione in cui versa il sistema bancario di Madrid, il cui governo sembra dovrà chiedere l’aiuto di Esm e Fmi. Ed è proprio quest’ultimo punto che ha maggiormente influenzato in negativo i mercati, tanto che alcuni osservatori pensano adesso che sarà proprio in Spagna che si deciderà il futuro dell’euro: se infatti l’uscita della Grecia sarebbe gestibile da un punto di vista tecnico (Diario della Crisi – La crisi greca e il futuro dell’euro), lo stesso non si può dire per la Spagna il cui Pil è due volte quello combinato dei paesi finora salvati e il cui debito è ben più considerevole. Come prevedibile le principali piazze mondiali hanno subito perdite molto pesanti che vanno dal -3% di Wall Street (Bloomberg, INDU:IND) al -8% di Madrid (Bloomberg, IBEX:IND). L’euro continua nella sua discesa sul dollaro e venerdì è sceso sotto la soglia di 1,23 per poi riprendersi parzialmente. Obama ha pubblicamente accusato l’Europa di «frenare» la crescita americana. Proprio per questi motivi però importanti segnali continuano ad arrivare dalla politica. Si moltiplicano le voci che invocano gli eurobond (Diario della Crisi – Eurobond: ultima chiamata per l’unione) come passo necessario a stabilizzare l’eurozona e si parla sempre più di garanzie europee sul debito. Il governatore della Bce Mario Draghi inoltre ha sottolineato l’importanza di procedere speditamente verso l’unione bancaria, teoricamente auspicata da tutti e in pratica ferma a causa dei “no” della Germania. Si tratta di creare un veicolo comune di garanzia delle banche dei singoli paesi, che al momento ricevono aiuti dall’Efsf soltanto tramite i governi che ne facciano esplicita richiesta (e che si espongano de facto a una pubblica umiliazione, rischiando di vedere limitata la propria sovranità).

Vogliamo capire come gli investitori italiani vivono questi giorni turbolenti di paura per una crisi che non accenna a finire, di incertezza costante; ma anche di speranza in soluzioni forti e condivise che facciano ripartire il vecchio continente. In particolare cerchiamo di capire i sentimenti dei cosiddetti investitori sofisticati, che più di altri hanno conoscenza e polso della situazione. Per farlo parliamo con P., private banker presso un’importante banca italiana, che per questioni di politica aziendale preferisce rimanere anonimo.  In cosa consiste il private banking? Tu personalmente con che tipologia di clienti tratti?

Il private banking negli ultimi anni ha subito una profonda mutazione, passando dall’offerta di servizi di consulenza finanziaria estremamente personalizzati e possibilmente privi di conflitti d’interesse da parte di professionisti specializzati, a una gamma di servizi decisamente più ampia e volta a soddisfare bisogni più articolati e complessi del cliente. Ad esempio sta prendendo sempre più piede l’attività di wealth management che permette di integrare la classica gestione del patrimonio con una serie di servizi che vanno dalla consulenza nel mondo dell’arte, alla compravendita di preziosi fino alla gestione del passaggio generazionale di patrimoni. Personalmente i clienti che seguo sono persone con patrimoni molto elevati e spesso attivi sul fronte imprenditoriale; per loro, la possibilità di avere come punto di riferimento un unico professionista in grado di coprire bisogni legati alla gestione del patrimonio, senza trascurare la capacità di accrescere il capitale tramite investimenti finanziari ad alto valore aggiunto, sta diventando un elemento altamente apprezzato che in futuro potrebbe ben conciliarsi con l’offerta di consulenza a pagamento.

In tempi più tranquilli, qual era il profilo di rischio dei tuoi portafogli? E adesso?

I portafogli e la loro composizione mutano con la volatilità dei mercati finanziari. Nel periodo pre-Lehman [crisi del 2008, ndr] ovviamente la percezione del rischio era diversa e la propensione  a investire in asset volatili maggiore anche perché – questa è una banalità – tutti i mercati erano bullish. Dopo Lehman l’atteggiamento è cambiato: maggiore prudenza, ma con ancora la voglia di catturare le enormi opportunità  che si erano venute a creare, per esempio sui segmenti corporate. Con la crisi dell’euro l’irrigidimento è stato ulteriore e ora la prudenza sta decisamente prevalendo su tutti i portafogli, con clienti poco propensi ad imbarcare volatilità [rischio, ndr].

Che atteggiamenti hanno i tuoi clienti in questo momento di generale incertezza? Stiamo assistendo in Grecia e Spagna a una massiccia corsa agli sportelli. Esiste al momento un pericolo bank run anche in italia?

Ovviamente il tam tam mediatico esercita un’influenza negativa sui comportamenti finanziari di tutti i clienti. La finanza comportamentale rappresenta forse ancora uno degli argomenti meno esplorati dagli stessi operatori del settore, ma proprio le esperienze degli ultimi anni dovrebbero indurre ad un approfondimento maggiore. Detto questo è ovvio che la situazione di generale incertezza sullo stato dell’economia italiana accentua l’avversione al rischio della clientela, sempre più prudente e indirizzata verso investimenti di brevissimo termine. Proprio perché la possibilità di un crac dell’Eurozona non è più esclusa a priori, aumentano ovviamente le richieste di investimento in valute non Euro, soprattutto Franchi svizzeri, Corone Norvegesi ecc. Il pericolo bank run appare per ora remoto in Italia, ma certamente non si può mettere la testa sotto la sabbia e non vedere quello che è successo in Grecia o sta succedendo in Spagna dove, nei primi tre mesi del 2012, oltre 100 miliardi di Euro di depositi  se ne sono andati all’estero. Credo che le autorità monetarie dovranno prima o poi mettere al centro dell’attenzione anche una qualche forma di garanzia europea dei depositi.

A livello “emozionale” si può fare un paragone con la crisi del 2008?

La crisi del 2008 è stata soprattutto finanziaria ed era per lo più inaspettata. Le conseguenze sull’economia reale allora erano poco percepibili anche perché si poteva vantare l’inerzia di una crescita economica poi rivelatasi fittizia. In quel momento lo shock creato dal fallimento di una banca americana come Lehman fu enorme, ma per fortuna c’era il porto sicuro dei titoli di stato. Adesso che anche quella sicurezza è saltata, il risparmiatore deve fare i conti con una crisi economica reale e non più solo finanziaria, senza punti di riferimento sicuri su cui investire e soprattutto con un’incertezza verso il futuro che sinceramente non si avveritva nel 2008.

Il 17 giugno rappresenta uno spartiacque dal cui esito dipenderà la permanenza della Grecia nell’euro e forse la sopravvivenza stessa della moneta unica. Non ti chiedo quindi una previsione a medio termine che sarebbe poco più che un’ipotesi accademica ora come ora. Ma qual è la tua visione da qui  a quella data?

Il 17 giugno sarà una data importante non solo per le elezioni in Grecia, ma anche per le legislative francesi dove si definiranno le maggioranze parlamentari fondamentali per permettere ad Hollande di andare in Europa con maggior forza politica. Subito dopo si riunirà il Consiglio dei Capi di Stato dell’Unione Europea e allora capiremo se stavolta sarà la volta buona per un cambio di passo della politica. Fino ad allora la parola volatilità sarà al centro di ogni giornata di mercato, con rumors inevitabili su interventi Bce, banche in difficoltà e rischio di uscita dalla moneta unica da parte della Grecia.

Cosa pensi degli eurobond?

Assieme al ruolo di “prestatore di ultima istanza” della Bce, rappresentano un tassello fondamentale per arginare l’ondata speculativa che si sta abbattendo sui debiti sovrani europei. Chiaramente sarà necessario studiare un meccanismo in grado di soddisfare sia paesi virtuosi come la Germania che paesi con debito eccessivo come l’Italia, ma nel processo di unificazione europea non si può prescindere da questo strumento. Gli eurobond infatti consentirebbero ai paesi dell’eurozona di emettere titoli a tassi decisamente bassi in grado di finanziare la crescita anche dei Pigs [Portogallo, Irlanda(Italia?), Grecia, Spagna; ndr]. Ovviamente il meccanismo dovrà essere creato tramite strumenti che non consentano più ai paesi meno virtuosi e maggiormente indebitati di “sedersi sugli allori”.

 

Di Giacomo Mariotti, mariottig@me.com

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2 commenti per “Diario della Crisi – Intervista: le paure degli investitori

  • Francesco ha detto:

    Mi pare che gli investitori sofisticati tendano a sviare l’attenzione dai problemi reali che loro conoscono bene.
    Il conflitto di interesse e’ ,d’altra parte,una componente quasi fondamentale del sistema bancario ed e’ quello che ci ha portato dove siamo: o forse non sa “P” che bloomberg ha già rimesso l’icona della lira vicino ai titoli italiani?
    Francesco

    • Giacomo Mariotti ha detto:

      Ciao Francesco,

      Penso tu abbia frainteso il mio articolo. P è un private banker e come tale gli investitori “sofisticati” con cui tratta non sono banche o istituzioni finanziarie, bensì, come da lui stesso detto, persone con patrimoni molto elevati e spesso attivi sul fronte imprenditoriale. Il che significa: imprenditori, professionisti o comunque PRIVATI che hanno un consistente patrimonio (alcuni li definiscono come aventi patrimonio maggiore di 5mln di euro). Questi evidentemente non controllano e non potrebbero mai controllare un bel nulla ma semplicemente cercano di aumentare il proprio capitale quando il mkt va bene e di proteggerlo quando il mkt va male.
      In questa situazione dubito fortemente che chi rischia di vedere il lavoro di una vita dimezzato in un weekend abbia interesse a sviare l’attenzione dai problemi reali!

      Quanto a Bloomberg, è un’azienda seria, leader nel suo mercato. Non sapevo di questo particolare, ma ho visto che recentemente ha fatto i test sulla nuova dracma (post euro): http://rt.com/files/business/news/greek-drachma-bloomberg-trades-769/weird-drachma-bloomberg.jpg
      Personalmente la mia idea a riguardo è che Bloomberg faccia semplicemente il proprio lavoro e “testi” ogni possibilità per non farsi trovare impreparata. Se la tua lettura è che in reltà sia già tutto deciso, qui non mi trovi d’accordo!

      Giacomo

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