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Blankets, di Craig Thompson

di Luca Rasponi

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«Tutte le storie sono storie d’amore». Inizia così il romanzo Eureka street di Robert McLiam Wilson. Difficile stabilire se lo scrittore nordirlandese abbia ragione o meno. Di certo, molte grandi storie di ogni tempo sono anche storie d’amore, e non c’è genere artistico che non abbia reso omaggio a uno tra i più potenti sentimenti umani. Nel mondo del fumetto c’è un’opera particolarmente riuscita da questo punto di vista: è Blankets, di Craig Thompson.

Ci sono racconti che danno elettricità alla mente con raffinatezze e complessità, altri che fanno vibrare lo spirito sulle ali dell’epica o della tragedia, altri ancora che fanno rimordere la coscienza o rinfrancano con una risata. Blankets è una storia che sussurra lievemente all’anima. È il diario ingenuo e appassionato del primo amore, privo di sdolcinatezze o retorica, ricco invece di emozioni e piccoli imbarazzi, della voglia di conoscersi e dell’entusiasmo di stare insieme.

Chiunque abbia vissuto quei momenti irripetibili ritrova in Blankets una parte della sua esperienza, torna a conoscere sentimenti lontani e bellissimi, è trascinato dal racconto di un autore che sa essere vero come pochi altri. Perché questa è la forza di Blankets: ogni storia d’amore è diversa, ma le emozioni che Craig Thompson cattura nel suo graphic novel vanno al di là dell’esperienza personale dell’autore che le ha vissute e narrate.

L’esperienza personale. Proprio da qui parte Thompson per narrare una storia che non è solo il racconto del suo primo amore, ma anche una parte importante della sua autobiografia, della sua vita. L’autore comincia «dalla sua infanzia nel Wisconsin per raccontarci la sua vita familiare e il suo rapporto con la religione, fino all’incontro con Raina. L’amore esplode allora con tutta la sua forza, sorprendendo il protagonista, coinvolgendo i lettori in un fiume di emozioni che si protrae per decine e decine di pagine, tanto appassionanti quanto consapevoli» (Repubblica).

Non solo una storia d’amore, dunque. E non solo una bella storia da raccontare, ma una storia raccontata bene. Un mostro sacro del fumetto mondiale come Neil Gaiman ha definito Blankets «commovente, tenero, splendidamente disegnato e dolorosamente onesto». Come non dargli ragione? L’onestà dell’autore traspare da ogni pagina, da ogni vignetta, in grado di trasmettere sentimenti della cui forza si è già detto. La realizzazione grafica però merita un approfondimento. Perché Thompson, che arriva dal mondo dell’animazione, dà forma al suo vissuto con uno stile unico, sempre dinamico e versatile. Un flusso ininterrotto di linee e dettagli che può diventare in un attimo un’istantanea espressionista delle emozioni dei personaggi, o delineare un volto, un corpo, un oggetto con pochi sapienti tratti.

Blankets è un librone di 600 pagine: una mole insolita anche per un graphic novel. Ma dal momento in cui si inizia a leggere la lunghezza smette essere un problema, perché il racconto scorre piacevolmente nella sua naturalezza. La realizzazione dell’opera, però, non è stata agevole come la sua lettura: Thompson ha impiegato tre anni e mezzo per completare Blankets, lavorandoci part time senza la certezza di un compenso economico. In un certo senso, un atto d’amore. Che ha dato i suoi frutti, perché accanto al successo di pubblico il fumetto ha ottenuto nel 2004 (l’anno dopo la pubblicazione) due prestigiosi Eisner Award, giusto riconoscimento della critica all’autore e al suo lavoro colossale.

Blankets ha tutte le carte in regola per assicurarsi un posto nella storia della nona arte. Ma alla base di tutto, all’origine del capolavoro, c’è l’amore. «Blankets fa scattare un’identificazione a livello emotivo nei lettori. E lo capisco, perché ci sono momenti nella vita in cui ci si sente davvero lontani da quell’emozione romantica, pura e primitiva, senza interferenze. Il nucleo di Blankets risiede lì, in quella specie di esperienza universale che è il primo amore» (Craig Thompson).

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