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Guida pratica al nuovo Universo Dc

di Luca Rasponi

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Maggio è alle porte e anche in Italia stanno per arrivare le conseguenze di Flashpoint: tutte le testate della Dc comics sono al capolinea, e dal mese prossimo ricominceranno dal numero 1. Oggi proviamo a conoscere più da vicino i motivi e le modalità con cui questa operazione è stata realizzata dal colosso editoriale americano.

La prima domanda che sorge spontanea è: perché? La risposta è sempre la stessa, quando si tratta di fumetto commerciale: businness is businness. Da lungo tempo ormai la Dc comics era al disperato e vano inseguimento della rivale Marvel nelle classifiche di vendita di tutto il pianeta, e nonostante sia titolare dei primi due supereroi della storia (Superman e Batman) sembra affetta dall’eterna incapacità di far fruttare il peso della sua storia a livello commerciale.

Con i suoi celeberrimi “supereroi con superproblemi”, negli anni ’60 la Marvel ha saputo interpretare i gusti di un pubblico nuovo, che digeriva malvolentieri la leggerezza della Silver Age Dc. Da quel momento in poi la casa editrice di Superman ha dovuto inseguire, e già negli anni ’80 ha provato a ripartire da zero. Proprio così: alla base di Flashpoint c’è un’idea tutt’altro che nuova, ma già percorsa tra 1985 e 1986 con Crisi sulle Terre infinite, primo maxi evento della storia del fumetto ideato allo scopo di semplificare il multiverso Dc (fino ad allora alimentato da un’incontrollata proliferazione di mondi paralleli).

Grazie a uno stratagemma narrativo, tutti gli universi della Dc venivano fusi in uno, con l’opportunità di “aggiornare” i personaggi della casa editrice senza azzerare quanto visto fino ad allora. Un’operazione chiaramente commerciale, progettata con l’intento di attrarre nuovi lettori senza costringerli a confrontarsi con decenni di continuity arretrata, ma allo stesso tempo realizzata con genuinità, nel tentativo di motivare sul piano narrativo il decisivo mutamento editoriale.

Crisi sulle Terre infinite ha avuto due seguiti, Crisi Infinita e Crisi Finale, tentativi di tappare le falle create nella continuity Dc dalla prima maxi serie e di dare compimento agli eventi narrati. Dopo 25 anni da quel primo esperimento commerciale e narrativo, la casa editrice sembra ritrovarsi al punto di partenza: idee finite e crisi economica che bussa alla porta. Che fare allora? Un nuovo reboot, naturalmente.

Ma questa volta la Dc decide di azzerare la sua continuity, anche se in misura diversa a seconda dei personaggi: l’obiettivo è catturare nuovi lettori proprio come 25 anni fa, quando però si era fatta la scelta di semplificare senza cancellare. Tutte le testate ripartono dal numero 1, per invogliare accanto ai lettori anche i collezionisti, che hanno l’opportunità di avere tra le mani il primo numero della loro serie preferita. Quest’ultima scelta ha scuscitato molte polemiche: le testate più importanti di casa Dc, in alcuni casi in edicola dagli anni ’30, erano ormai prossime al numero 1000 e non erano mai state riavviate in oltre 70 anni di storia editoriale.

Per valorizzare l’intero parco personaggi della casa editrice e non solo gli eroi principali, le nuove testate sono 52, una per ogni settimana dell’anno (52 è un numero ricorrente in casa Dc: tanti erano i mondi paralleli nell’universo antecedente a Flashpoint e così si chiamava la fortunata miniserie seguita a Crisi Finale, di periodicità appunto settimanale). Da ultimo, il nuovo coordinamento tra le uscite ha permesso un approdo in grande stile al mondo digitale: i 52 nuovi numeri 1 sono sbarcati all’unisono nei market delle applicazioni per iPad, ebook reader e simili, con risultati a quanto pare lusinghieri.

Ecco, abbiamo capito il perché. Ora è il momento di vedere il come. Il reboot Dc inizia da Flashpoint, una miniserie di 5 numeri uscita negli Stati Uniti tra luglio e ottobre 2011, pubblicata in Italia tra marzo e aprile di quest’anno in due volumi targati Rw Lion. Protagonista assoluto di questi albi è Flash/Barry Allen, coinvolto suo malgrado in un intricato paradosso temporale. L’eroe si sveglia in un mondo che non riconosce, dove molte cose sono diverse da come le ricordava o addirittura non esistono. Aquaman e Wonder Woman, a capo dei rispettivi imperi, si contendono l’Europa in una guerra che ha causato milioni di vittime. Superman sembra non essere mai esistito, e il simbolo del Pipistrello non è sul petto di Bruce Wayne ma su quello di suo padre Thomas.

Convinto che il responsabile di tutta la faccenda sia la sua nemesi Eobard Thawne/Reverse Flash, solo alla fine Barry si accorgerà di aver causato lui stesso l’alterazione della linea temporale, viaggiando nel passato per cercare di salvare sua madre dalla morte per mano dello stesso Thawne. Flash torna quindi indietro nel tempo per fermare sé stesso, e nel farlo ripristina la corretta linea temporale. Non tutto però è uguale a prima: nella sua corsa verso il passato, infatti, Barry incontra una misteriosa figura incappucciata che annuncia l’unificazione degli universi Dc, Wildstorm e Vertigo per far fronte a una misteriosa minaccia futura.

Nasce così il Nuovo Dc Universe (Dcnu), che riparte dalle New 52, le testate cui è affidato il compito di rilanciare il marchio su scala mondiale. Come già accennato, non per tutte le serie si tratta di un riavvio: pur ripartendo dal numero 1, infatti, alcune testate hanno visto proseguire la linea narrativa precedente (come ad esempio Batman), anche se ufficialmente tutto è azzerato e i supereroi sono in circolazione da soli 5 anni.

A portare in Italia le nuove testate sarà l’editore novarese Rw, che ha acquisito i diritti per la pubblicazione delle serie Dc nel nostro Paese alla fine dell’anno scorso. Tra maggio e giugno 11 nuove testate ospiteranno 25 serie originali americane: circa metà, dunque, di quelle pubblicate negli States. Proporle tutte anche anche in Italia sarebbe stato insensato per ovvi motivi di vendite.

Cosa leggeremo quindi nei prossimi mesi? Il reboot ha avuto un impatto differente sui singoli personaggi. Batman – affidato a Scott Snyder – ne esce tutto sommato integro, riprendendo il suo posto a Gotham City accanto al figlio Damian dopo le vicende di Batman Incorporated, mentre Dick Grayson torna a vestire i panni di Nightwing e Barbara Gordon è clamorosamente di nuovo in pista come Batgirl. Superman accusa maggiormente il colpo: poteri visibilmente ridotti, tanta inesperienza e soprattutto nessun matrimonio con Lois Lane caratterizzeranno le nuove avventure dell’Uomo d’Acciaio, che si ritrova comunque affidato alle sapienti mani di Grant Morrison.

Anche per Wonder Woman il riavvio si fa sentire: riportata alle sue origini guerriere, l’amazzone Diana se la vede con gli dèi dell’Olimpo nelle sceneggiature dall’eco mitologica dell’ottimo Brian Azzarello. La sorpresa più evidente la riserva però Lanterna Verde: sulla copertina della serie scritta dal collaudatissimo Geoff Johns non c’é Hal Jordan, ma Sinestro! Concludo la brevissima carrellata con Flash, il grande protagonista del rilancio. Anche la nuova serie del velocista scarlatto riserva non pochi colpi di scena: a far compagnia a Barry Allen sulle pagine della testata non ci sono più né la moglie Iris né il nipote Wally West, spalla e per lungo tempo erede del protagonista.

Che dire dunque, concludendo questa breve panoramica del nuovo Dcu? Negli Stati Uniti sono passati sei mesi dal rilancio, è già c’è chi tira le somme nel tentativo di capire se la qualità delle storie ha beneficiato del reboot e se il clamoroso successo di vendite iniziale sarà confermato in futuro. Per questa operazione la Dc comics ha messo in campo alcuni tra i migliori autori di fumetti sulla piazza, e di certo un colosso editoriale del genere ha esigenze economiche che non possono tener conto dello sdegno dei molti fan scontenti di questo rilancio. The New 52 è una scommessa che per ora si sta rivelando vincente: in attesa dei prossimi sviluppi, aspettiamo di leggere anche in Italia le nuove testate, nella speranza che siano quanto meno all’altezza degli 80 anni di storia Dc.

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