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Pollo alle prugne: parole e musica di Marjane Satrapi

di Luca Rasponi

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Nella Teheran del 1958 il musicista Nasser Ali ha perso il piacere di suonare. La sua vita non ha più alcun senso, e quindi decide di lasciarsi morire. Questo è il punto di partenza di Pollo alle prugne, elegante e struggente romanzo grafico di Marjane Satrapi da cui è stato tratto il film omonimo, presentato alla 68ª Mostra del Cinema di Venezia e in uscita oggi nelle sale italiane.

Abbiamo avuto modo di conoscere l’autrice iraniana durante la nostra panoramica dedicata alle maggiori esponenti del fumetto femminile a livello mondiale. Per la trasposizione cinematografica di Pollo alle prugne, Satrapi ha scelto un film in live action a differenza di quanto fatto con Persepolis, che nel 2007 era diventato un lungometraggio animato. In entrambe le occasioni, comunque, l’autrice ha affiancato Vincent Paronnaud sia alla regia che alla sceneggiatura.

Ma prima che un film, Pollo alle prugne è un romanzo a fumetti intenso e profondo. In 80 pagine riempite del suo magnetico bianco e nero, Marjane Satrapi narra la storia del suonatore di tar Nasser Ali (il protagonista del film suona invece un violino). La vicenda è ambientata nell’Iran di fine anni ’50, dov’è stato da poco deposto con un colpo di Stato il primo ministro progressista Mohammad Mossadegh. Il governo sempre più autoritario dello Shah porterà alla rivoluzione islamica del 1979, che in quest’opera è solo un’eco oscura ma ancora lontana nel tempo.

Per alcuni osservatori, la storia di Nasser Ali rappresenta il fallimento del progressismo in Iran. Rispetto a Persepolis, però, in Pollo alle prugne storia e politica non entrano mai direttamente nella narrazione. Su questo sfondo, infatti, l’autrice costruisce una trama universale nella sua drammaticità. Il protagonista vive normalmente la sua esistenza fino a quando qualcosa non si rompe: il suo tar, spezzato dalla moglie durante una furiosa lite. Anche l’anima di Nasser Ali sembra andare in pezzi con lo strumento, perché nulla pare più in grado di restituirgli il piacere di suonare, e quindi di vivere.

Il musicista si lascia lentamente morire, e nell’attesa dell’ultima ora riflette sulla sua vita e sull’esistenza in generale. Con un sapiente uso del flashback, Marjane Satrapi ci porta dentro i ricordi del protagonista e ci fa scoprire i legami con le persone più importanti della sua vita. La narrazione procede giorno per giorno dal 15 al 22 novembre 1958, condita da poesie, storie e aneddoti della tradizione iraniana in cui il protagonista cerca di trovare risposte alle sue domande.

L’intensità della vicenda è stemperata dall’ironia dolce e affettuosa che caratterizza i fumetti di Marjane Satrapi che, alternata alla tragedia, mostra «la meravigliosa sensibilità di chi sa raccontare con sincerità assoluta» (Repubblica). La semplicità grafica e narrativa dell’opera, sottolineata da più recensioni (tra cui quella del New York Times), invita il lettore nell’intimità dei personaggi, proponendo una riflessione mai banale e spesso illuminante.

Nel 2005 questo romanzo grafico ha portato a Marjane Satrapi il suo terzo riconoscimento al Festival internazionale di Angoulême, il primo come miglior fumetto. Anche per questo, Le Monde ha definito Pollo alle Prugne «l’opera della maturità» dell’autrice. Un’affermazione condivisibile, soprattutto perché il merito più rilevante di Pollo alle prugne è la capacità di non deludere l’aspettativa creata nel lettore dopo Persepolis, vero e proprio capolavoro della nona arte.

Pollo alle prugne raggiunge le stesse vette di intensità e spessore, e rispetto all’opera prima dell’autrice si svincola dai legami del racconto autobiografico per spiccare il volo verso una narrazione ancor più essenziale. Un’altra perla dallo scrigno di Marjane Satrapi, da gustare nell’attesa di scoprire se il film è riuscito a conservare intatta l’impronta dell’autrice.

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