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Donne a fumetti: le autrici

di Luca Rasponi

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L’8 marzo è trascorso da un giorno appena: quale momento migliore, quindi, per conoscere il fumetto al femminile? Con la prima di due puntate dedicate alle donne, proviamo a individuare le principali autrici di fumetti sul panorama internazionale.

L’accesso delle donne al mondo delle arti non è mai stato semplice, e la nona arte non fa eccezione: al di là di qualche raro caso, per quanto notevole, i fumetti mainstream rispondono a canoni stereotipati dettati dai gusti di un pubblico composto per lungo tempo esclusivamente da uomini e ragazzi. Una chiusura che ha limitato l’affermazione delle autrici di fumetti, spesso ritenute non in grado di sintonizzarsi sui gusti di quei lettori. Lo scenario è diverso per quanto riguarda il fumetto d’autore, dove lo spazio a disposizione per le autrici si è rivelato più ampio, al punto da permettere ad alcune fumettiste di raggiungere la fama mondiale pur partendo da un pubblico di nicchia.

È questo il caso, ad esempio, di Marjane Satrapi. Autrice completa nata nel 1969 in Iran, da anni la fumettista vive e lavora in Francia per sfuggire al controllo del regime degli ayatollah. Il debutto di Satrapi sulla scena della bande dessinée è avvenuto nel 2000 con il capolavoro assoluto Persepolis, autobiografia in forma di graphic novel. Nei quattro volumi di cui si compone l’opera (l’ultimo è uscito nel 2003), l’autrice narra la sua vita tra l’Iran e l’Europa, raccontando le difficoltà legate ai conflitti interni ed esterni del suo Paese con uno sguardo riflessivo e personale. Il tratto morbido e definito che caratterizza le tavole della fumettista iraniana conquista il lettore con garbo e decisione, come il bianco e nero scelto da Satrapi, in grado di esaltare tutti i soggetti raffigurati adattandosi perfettamente alle scene realistiche come a quelle oniriche.

Al romanzo grafico d’esordio dell’autrice iraniana, trasformato nel 2007 in un fedele lungometraggio animato, hanno fatto seguito Taglia e cuci (breve graphic novel realizzato durante la stesura di Persepolis) e Pollo alle prugne, miglior fumetto al Festival internazionale di Angoulême nel 2005. Da Pollo alle  prugne è tratto un film in live action che uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 aprile: una soluzione che l’autrice aveva invece rifiutato nel caso di Persepolis, dimostrandosi inamovibile dall’idea di trarre dall’opera un lungometraggio animato.

Ma non di sola Satrapi vive il fumetto. Se l’artista iraniana è l’emblema di chi se l’è cavata da sola con i propri mezzi e il proprio talento, c’è chi si è affermata ad altissimi livelli grazie al sodalizio con un grande autore. Stiamo parlando di Lynn Varley, collaboratrice ed ex moglie del fumettista americano Frank Miller. Il geniale sceneggiatore e disegnatore statunitense, senza dubbio uno dei più grandi fumettisti viventi, non ha bisogno di presentazioni. Alcune delle sue opere, però, non sarebbero state le stesse senza il contributo di Lynn Varley, che con i suoi colori ha acceso i fumetti di Miller, altrimenti dedito ad un violento bianco e nero in stile Sin City. La collaborazione tra i due inizia nei primi anni ’80 sulle pagine di X-Men e Daredevil, ma è con Ronin (1983) che si avvia un legame destinato a durare due decenni. La miniserie dedicata al samurai reietto che si risveglia in un futuro post apocalittico è il primo capolavoro prodotto dalla coppia, con Miller nel ruolo di sceneggiatore e disegnatore e Varley in quello di colorista.

Dopo tre anni è la volta di Il ritorno del Cavaliere Oscuro (1986), una delle più belle storie di Batman mai scritte, ripresa nel 2001 con il discusso seguito Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora, realizzato ancora dalla coppia Miller-Varley. Nel frattempo però i due hanno pubblicato altre tre opere fondamentali: il volume Elektra lives again per la Marvel (1996), l’epica miniserie 300 (1998) e i sette volumi di Sin City (1992-2005) per la Dark Horse. Accanto al tributo ricevuto dal cinema (da 300 e Sin City sono stati tratti due film, e altri sono in programma), Lynn Varley ha ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti dal mondo del fumetto, tra cui va ricordato soprattutto l’Eisner Award del 1999 per i colori di 300.

Abbiamo appena conosciuto un’autrice completa arrivata alla vetta in solitaria e una colorista che con la sua opera ha completato il lavoro di un autore geniale. Ora facciamo un passo indietro, nel tempo e nello spazio, per incontrare le sorelle Giussani, le sceneggiatrici che hanno cambiato la storia del fumetto italiano. Era il 1° novembre 1962 quando nelle edicole italiane usciva Il Re del Terrore, primo numero di Diabolik: il successo del ladro più amato d’Italia non si sarebbe fatto attendere, trasformando presto il personaggio in un vero e proprio cult. Le sorelle milanesi Angela (1922-1987) e Luciana Giussani (1928-2001) riuscirono nell’impresa di creare un fumetto inatteso, di rottura totale rispetto al passato, con toni noir e misteriosi che nel corso degli anni avrebbero affascinato un pubblico sempre più numeroso e originato un filone di prodotti similari (i cosiddetti “fumetti con la kappa”). Dopo 50 anni Diabolik è ancora in edicola e gode di ottima salute, segno che le sorelle Giussani seppero guardare ben oltre il fumetto italiano dell’epoca, sia dal punto di vista editoriale con il nuovo formato pocket che dal punto di vista narrativo, proponendo ai lettori un anti-eroe assolutamente all’avanguardia.

Il travolgente successo delle creatrici di Diabolik, però, rischia di rimanere una memorabile eccezione nel panorama fumettistico italiano, perché a fronte di tante brave sceneggiatrici e disegnatrici presenti oggi sulla piazza, sono ancora pochi i nomi di quelle che riescono a sfondare, soprattutto nel fumetto mainstream. Ma c’è una nuova generazione di autrici pronte a prendersi lo spazio che meritano: tra queste, mi fa piacere segnalare la talentuosa disegnatrice Elisabetta Barletta, che da lettore ho visto all’opera sulle pagine di John Doe. Con il suo tratto, “bonelliano” eppure molto dinamico, l’artista riesce a caratterizzare tutte le sue figure con decisione, con una personalità che nel caso delle protagoniste femminili può diventare spiccata sensualità.

Proprio la caratterizzazione dei personaggi femminili, come vedremo la prossima settimana, è l’indicatore più attendibile di quanto i fumetti mainstream siano ancora scritti e disegnati in base alle preferenze di un pubblico maschile. Ma la strada da fare è tanta anche per quanto riguarda il ruolo delle autrici nel mondo dei comics. Per rendersene conto, basta provare a digitare su Google “disegnatrici di fumetti” e vedere il risultato: il motore di ricerca, infatti, risponde “Forse cercavi: disegnatori di fumetti” …

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