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Viaggiare in Europa: perché abbiamo bisogno di Schengen

di Luca Leardini

Pubblicato il

“Sono nato e cresciuto a Dresda, quando ancora faceva parte della Germania dell’Est. Durante gli anni dell’adolescenza era sempre crescente la voglia di esplorare il mondo, di viaggiare. Una cosa che piace molto a noi tedeschi. Attraversare il confine verso Ovest era assolutamente vietato, si rischiava il carcere. Si poteva solo viaggiare verso est: Polonia, Russia, Ungheria. Ma anche questi paesi avevano chiuso i confini verso l’Europa occidentale. Non ci rimaneva che restare a Dresda e nemmeno la possibilità di viaggiare con la fantasia guardando la televisione o ascoltando musica, dato che i programmi televisivi e gli LP di importazione erano censurati.”

Siegmar, un amico tedesco che ha vissuto la caduta del muro di Berlino, mi parlava così in una afosa giornata di luglio. Alla mia domanda su quale sia stata la cosa che gli mancava di più in assoluto ci mette un po’ a rispondere, esitando e lasciandosi andare all’emozione: la libertà di viaggiare.

Se sei nato alla fine degli anni 80 come me la caduta del muro è un ricordo sfocato, quasi inesistente, vivo solo nei libri di scuola.

Oggi andare in erasmus, vivere e lavorare in un altro paese dell’Unione Europea, passare un week-end a Londra, a Parigi o a Madrid è un diritto talmente conquistato e assodato nonché un’occasione che abbiamo sfruttato almeno una volta.

 

Lo spazio Schengen

La caduta del muro di Berlino nel 1989 però non è stato un fulmine a ciel sereno. Già nel 1985 nel piccolo villaggio lussemburghese di Schengen è stato firmato un accordo tra i paesi del Benelux, Germania Ovest e Francia che prevedeva la graduale eliminazione delle frontiere permettendo la libera circolazione di mezzi, merci e persone. L’accordo è stato poi perfezionato nel 1990 e successivamente fino a comprendere oggi 26 paesi e 400 milioni di persone. 

Viaggiare in Europa grazie allo Spazio Schengen

Foto: Parlamento Europeo

Turismo, lavoro e cultura

L’accordo ha spalancato le nostre esistenze, ha eliminato burocrazia, visti, permessi e creato un mercato unico che ha incrementato il commercio. Gli effetti dell’apertura delle frontiere sono visibili a tutti e ognuno di noi ne usufruisce, ogni giorno. Oltre agli aspetti economici quelli più cari ai millennials sono soprattutto: il programma Erasmus, i viaggi e il turismo e la possibilità di lavorare all’estero. Quell’accordo, senza la Comunità Europea, diventata poi l’Unione, non esisterebbe. 

 

L’Europa è la destinazione turistica più popolare al mondo

Nel 2016 i turisti in Europa sono stati circa 620 milioni su 1,2 miliardi in tutto il mondo, più del 50%. Gli europei stessi compiono mediamente i 3/4 dei loro viaggi all’interno dell’unione attraversando le frontiere interne circa 1,25 miliardi di volte all’anno. Perché è facile non essendoci bisogno di alcun visto, è economico grazie alla concorrenza delle compagnie aeree low-cost ed è veloce: quale altro posto del mondo fornisce una concentrazione di bellezze, capitali, posti da vedere che distano poche ore gli uni dagli altri?

 

Erasmo da Rotterdam ha studiato in tutta Europa

Uno dei più grandi rimpianti del mio periodo universitario è stato di non aver partecipato al programma di scambio Erasmus, esperienza dalla quale tutti i miei compagni sono tornati felici e soddisfatti. Ma al tempo andare 6 mesi all’estero mi spaventava enormemente. Nessuno Stato, da solo, avrebbe potuto creare qualcosa come l’Erasmus. Il suo successo è dimostrato dai numeri: nel 2017 l’Erasmus ha festeggiato i suoi primi 30 anni e ne hanno beneficiato in totale 9 milioni di studenti. Il primo anno ne sono partiti circa 3000: oggi siamo arrivati a 640.000 partecipanti tra studenti, apprendisti, volontari, insegnanti, preparatori ed educatori che poi cercheranno lavoro nel mercato unico europeo. 

 

Vita da expat

Viaggiare in Europa, una vita da expat

Foto: Suzy Hazelwood / Pexels

Il rimpianto di non aver fatto l’Erasmus (forse) mi ha spinto nel 2016 a voler tentare un’esperienza di vita e lavoro all’estero. La mia decisione ricadde sulla Germania, paese non troppo lontano e con molte possibilità per chi volesse intraprendere una carriera da architetto. Attualmente sono 14 milioni i cittadini europei che vivono stabilmente in un altro stato membro. Non solo per lavoro, ma anche per studiare – vedi sopra – o per godere della pensione (magari in Spagna, in Grecia o in Italia). Una tale decisione non è sempre facile: c’è una nuova lingua da imparare, un background culturale diverso, una filosofia di vita spesso distante dalla nostra. Ma l’Europa ci ha garantito la consapevolezza di poterci trasferire ogni volta che vogliamo poiché oltre a essere cittadini di uno Stato membro siamo contemporaneamente cittadini dell’Unione europea. Ed è un vantaggio che non dobbiamo dare mai per scontato.

 

Luci e ombre dell’Unione

«Non è vero che uno più uno fa sempre due; una goccia più una goccia fa una goccia più grande.»

Tonino Guerra

Negli ultimi anni, e non solo in Italia, l’UE ha ricevuto numerosi attacchi dagli stessi paesi che ne fanno parte ognuno con interessi e idee contrapposte ed è ancora lunga la strada per una comunità perfetta (sempre che esista). Con la Brexit, per la prima volta, l’Unione europea perderà un suo paese membro. Si teme che sulla scia di questo altri paesi potrebbero allontanarsi. Già nel 2015, ad esempio, la crisi dei rifugiati ha messo in dubbio, soprattutto in Italia, il vantaggio di rimanere nell’Unione. E ancora prima l’introduzione dell’euro è stata accusata di aver innalzato enormemente i prezzi. Tutti temi ancora attuali e che rimettono in discussione la necessità di alzare di nuovo i muri, che poi Schengen non sia stata una grande idea. Nonostante il mio ottimismo sulla necessità di e i vantaggi di rimanere uniti spesso mi sono chiesto se non sia veramente necessario fare un passo indietro e tornare a essere un paese sovrano. Ma poi penso ai vantaggi che ho e che abbiamo avuto grazie all’Unione Europea. Ai moltissimi progetti che sono stati possibili, ai 70 anni di pace e prosperità e soprattutto alla libertà di cui non possiamo fare a meno

Uniti si è sempre più forti che divisi, non è un luogo comune, è una cosa di cui abbiamo esperienza tutti e tutti i giorni. Vi invito a riflettere sulla frase di Tonino Guerra all’inizio del paragrafo; una frase a me particolarmente cara date le miei origini romagnole e che sintetizza in due righe cosa vuol dire veramente unione.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono state tratte dal documento “60 buone ragioni per cui abbiamo bisogno dell’Unione Europea” scaricabile sul sito della Commissione Europea al seguente link.

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