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Make cous cous, not walls

di Francesca Torre

Pubblicato il

Il logo del cous cous fest
Fonte: couscousfest.it

Il cibo, da sempre, rappresenta quello che si può definire un momento di condivisione. Pensate a una cena in famiglia o tra amici, a un pranzo di lavoro, oppure a una cena di beneficienza.

I traguardi importanti che raggiunge una persona, partendo dalla nascita ai compleanni, la laurea, il matrimonio, una promozione, fino ad arrivare addirittura al funerale, hanno una costante in comune, e cioè la presenza del cibo, che fa da contorno a tutti questi eventi e molti più, e che unisce le persone che festeggiano, o ricordano i momenti importanti che stiamo vivendo.

In un momento in cui noi esseri umani sembriamo tanto divisi tra noi, in cui vogliamo erigere muri tra il nostro paese e quelli confinanti, in cui vogliamo chiudere i porti per non far più entrare quelle persone che vedono la nostra terra come un nuovo inizio, e in cui ricorre un anniversario importante come il trentennale dalla caduta del muro di Berlino, il cibo potrebbe essere la nostra salvezza. E riunirci tutti quanti sotto un unico, grande obiettivo.

In un paesino della Sicilia, e precisamente a San Vito Lo Capo, famoso per le sue spiagge, dal 20 al 29 settembre si è svolto un festival che potrebbe rappresentare un punto di partenza per combattere queste differenze sociali. È infatti ormai da 22 anni che il “Cous cous fest” (https://www.couscousfest.it) cerca di abbattere le barriere culinarie, culturali, sociali ed etniche, richiamando in questa piccola località chef, musicisti, appassionati di cibo e, sì, anche rifugiati, provenienti da ogni parte del mondo, per combattere le differenze e integrare popoli e nazioni sotto l’insegna di un cereale.

Il loro slogan è semplice: “Make cous cous, not walls”, e cioè “Fate cous cous, non muri”.

Alla manifestazione era possibile trovare tantissime degustazioni, e showcooking, dove ovviamente il protagonista principale era il cous cous. A un modico prezzo si poteva per esempio ordinare un bicchiere di vino e una delle oltre 30 varianti del piatto a base di semola, interpretato dagli chef del villaggio gastronomico sia secondo le ricette nazionali (Cous cous alla carlofortina o quello con il ragù di pesce allo zafferano) che internazionali.

Oltre alle degustazioni, si sono tenute anche due sfide: il Campionato Italiano Bia Couscous ha visto scontrarsi chef provenienti da tutta Italia. I giudici, ovvero l’ex conduttore di Voyager Roberto Giacobbo e la conduttrice tv Sarah Castellana, hanno eletto vincitore lo chef milanese Massimiliano Poli. Poli, che lavora per Eataly a Parigi, ha vinto grazie alla “Parmigiana à ma façon (a modo mio)”: una millefoglie di melanzana nera, cous cous in doppia consistenza, pomodorino datterino candito, pesto di Pra, panna acida e gambero crudo di Mazara.

Massimiliano Poli, vincitore del Campionato italiano Bia CousCous
Fonte: couscousfest.it

Il Campionato del mondo di cous cous, invece, ha messo a confronto chef provenienti da otto Paesi: Israele, Italia, Marocco, Palestina, Senegal, Stati Uniti, Tunisia, ed anche un team dell’Unchr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Fanno parte di questo team due giovani rifugiati politici: Basim Alfatlawi, proveniente dall’Iraq, e Jamol Ismal Ssali, arrivato dall’Uganda; questi ultimi, dopo aver ottenuto lo status di rifugiati, hanno scoperto la loro passione per la cucina e a frequentare il programma “Food for inclusion” promosso da Unchr e dall’Università gastronomica di Pollenzo.

A giudicare ogni squadra, una giuria popolare e una composta da esperti giornalisti enogastronomici. A vincere è stato il Senegal con la ricetta di Mareme Cisse, che lavora al ristorante Ginger People&Food della cooperativa sociale Al Karub di Agrigento. Mareme Cisse gareggiava insieme a suo figlio Falilou Diouf, da cui prende il nome la sua ricetta: il couscous di Falilou.

Mareme Cisse, vincitrice senegalese del Campionato del mondo di cous cous
Fonte: couscousfest.it

Mareme è impegnata, con la cooperativa di cui fa parte in favore dell’inserimento lavorativo di donne e ragazzi stranieri rifugiati o in condizione di fragilità sociale.

Oltre al cibo, anche tanta musica, con i concerti dal vivo della cantante romana Noemi, dei Boomdabash e del vincitore del Festival di Sanremo, Mahmoood.

Intrattenimento e buona cucina: gli ingredienti di un festival senza divisioni.

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