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Le dipendenze di una mamma

di Silvia Liotta

Pubblicato il

Diventare mamma è un’esperienza unica ed irripetibile, nessun corso pre-parto, nessun racconto e nessun libro possono preparare una persona a quello che le accadrà una volta che terrà in braccio per la prima volta suo figlio.

La vera prova secondo me non è partorire ma è tornare a casa dopo tre giorni di ospedale con una creatura indifesa che dipende in tutto e per tutto da te. E così durante quella prima interminabile notte ti ritroverai a googlare ogni minima cosa e finirai in un loop di articoli e di gruppi dai quali sarà davvero difficile uscire..perché sapete che esiste anche un pediatra online? E sì da una parte è davvero utile ma dall’altra è capace di liberare anche le menti più fantasiose? Quali sono le dipendenze di una mamma nel 2018?

Le dipendenze di una mamma: le ricerche online e i gruppi delle mammeL’era del digitale ha permesso a tutte le mamme di trovare molte informazioni utili nel giro di pochi clic, aiutandole da una parte ma rendendole dipendenti dalla ricerca ossessiva dei minimi sintomi del proprio pargolo. Ammetto che io stessa spesso e volentieri ho googlate i sintomi più disparati tra i quali “neonato tre mesi quanto deve dormire?” sino ad arrivare a tutte le forme ed i colori della pupù di un neonato, e vi giuro che ci sono un sacco di articoli in merito a questo argomento.

Ogni mamma, anche la più forte ed indipendente, ha dentro di sé il seme del dubbio, si chiederà se avrà agito nel modo giusto e se quel nasino turato o quel rumore notturno siano davvero solo sintomi di un semplice raffreddore stagionale curabile con degli sciacqui nasali.

Volenti o nolenti tra le dipendenze di una mamma si rischia di inserire la ricerca ossessiva in rete di informazioni, ma la cosa più allarmante sono le continue richieste che molte mamme pongono nei gruppi di Facebook ad altre sconosciute.

So cosa vuole dire andare nel panico quando si riceve una notizia non del tutto positiva da un dottore, a me è capitato quando dopo la visita oculistica di mio figlio a sei mesi mi fu detto che era molto miope e che avrebbe dovuto portare gli occhiali. Sono andata nel pallone più totale e ho chiesto conforto e supporto in uno di questi gruppi, ho raccolto le impressioni e le esperienze di chi ci era già passata e sono andata avanti per la mia strada. Quello che mi preoccupa è vedere quante mamme, più o meno giovani, si fidino di più di questi metodi piuttosto che dell’opinione del pediatra.

Spesso mi capita di leggere domande che non hanno in sé nessun tipo di problema ma vogliono essere una ricerca spasmodica di rassicurazione: perché alla fine da questi gruppi si diventa dipendenti, sapere che altre persone usano la stessa pasta per il cambio pannolino è di qualche supporto? No, è solo impossibile farne a meno. Perché di fronte al pediatra mai ci sogneremmo di porre certe domande perché verremmo liquidate in due minuti, invece dietro un monitor e con una tastiera davanti anche la domanda più assurda prende forma e dopo quella un’altra ed un’altra ancora sino a quando l’inutile diventa indispensabile.

Tutte queste informazioni messe a disposizione possono essere d’aiuto in molti casi, possono aiutare una mamma a decidere per il meglio per il proprio figlio ma nella stragrande maggioranza dei casi non fanno altro che renderci dipendenti da una ricerca superflua di informazioni.

Ma è davvero così facile porsi un limite?

Forse bisognerebbe semplicemente affidarsi all’istinto, liberandoci dal peso del perenne senso di inadeguatezza e lasciando che le cose facciano il loro corso..alla fine tutti noi siamo cresciuti così, da madri e padri senza internet a disposizione e posso dire che siamo venuti su bene lo stesso.

Imparare a prendersi le proprie responsabilità, imparare a ragionare con la propria mente sono dei giusti obiettivi che tutti noi dovremmo cercare di raggiungere in ogni ambito della nostra vita.

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