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7 Poesie per 1 generazione: Millennials alla ricerca di un inizio

di Giovanni Sommavilla

Pubblicato il

Vi è mai capitato di guardare fuori dalla finestra ciò che non funziona, ciò che scivola lento verso la malora e pensare di essere in grado, assieme al coraggio e marcia in più dei propri coetanei, di riuscire a ribaltare il pronostico, cambiare la partita?

Se vi siete ritrovati almeno una volta in questa délicatesse, allora siete abbastanza giovani per aver percepito anche che il tempo della nostra/vostra generazione ancora non è arrivato, ancora non siamo Millennials al potere: <<Un giorno toccherà a noi… Ma non ancora. Non ancora…>>, ci direbbe Iuba de Il Gladiatore.

Nell’attesa molto cambia e sta cambiando e si sta muovendo: nascenti imprenditori di news business e startupper under 35 si stanno facendo largo, rampanti leader di partito neo quarantenni si insediano. E nella loro piccola galassia, giovani professionisti si battono non per “inventarsi un mestiere”, o facendo tirocini gratuiti perché “fa esperienza”, ma per affermare la propria professionalità e valore aggiunto. Sì, fate largo!

7 Poesie e 1 Generazione

E allora queste 7 poesie sono pensierini che vanno dritti alle partite, alle lotte e alla marcia che ciascun Millennials ha intrapreso, intraprende o intraprenderà: sconfitte, disastri, compromessi, vittorie, patteggiamenti, promesse e sogni accesi.

Quei tuoi pensieri di calamità – dice Vittorio Sereni
e catastrofe
nella casa dove sei
venuto a stare, già
abitata
dall’idea di essere qui per morirci
venuto
– e questi che ti sorridono amici
questa volta sicuramente
stai morendo lo sanno e perciò
ti sorridono.

Intanto a Spoon River Edgar Lee Masters
Ho mai capito la differenza
tra uno che gioca a carte per soldi
e uno che compra e vende immobili,
uno che fa l’avvocato, il banchiere, o qualcosa del genere.
È tutta questione di fortuna.
A ogni modo
tu lo conosci uno onesto negli affari?
Quello sarà davanti ai Re!

Per Walt Whitman, invece –
[…]
Quello in cui crediamo attende ognora latente in tutti i continenti,
non invita nessuno, nulla promette, assiso resta in luminosa calma, è positivo, sicuro di sé, ignora lo scoraggiamento,
e attende paziente, attende il suo tempo.
(Questi non sono soltanto canti di lealtà,
ma canti anche d’insurrezione,
perché io sono il poeta giurato di ogni ribelle indomito per tutto il mondo,
e chi con me vuole venire addio dica alla tranquillità e a una vita ordinata,
e metta in posta la vita sua, che può perdere a ogni istante.)
[…]
Io non so a quale fine tu servi, (né so a quale fine io servo, o che serve cosa qualsiasi,)
ma io cercherò con cura di capirlo, anche nel caso di sconfitta,
in disfatta, povertà, incomprensione, prigionia – perché anche esse sono grandi.

La vita intermittente di Federica Rossi
Come avere le allucinazioni,
i ragni che ti camminano addosso
Come quando sei in una corsia con le barbe
che ti passano accanto,
barbe grigie e altere,
ne hai contate tante.
È la cosa più facile del mondo

Come i crampi nel cervello
come se non bastassero nello stomaco,
come l’isolamento
come la notte,
la paura
gli incubi
le teste mozzate nelle piazze,
come i lupi nel bosco
e le urla
la schizofrenia che ti saluta da vicino
non si scappa
non si corre
non si va lontano
non è possibile muoversi

Una gabbia di cristallo
Come quando ti dicevano che controllavano se di notte respiravi ancora
era labile,
ma non ti ha mai abbandonato
tornava sempre ogni secondo
ogni volta che ce n’era necessità
l’aria era l’unica cosa che il corpo pretendeva
ancora
È la cosa più facile del mondo

A B. di V. G. (Valerio Grutt)
Ci cade la luce sulla tua finestra
forse per questo hai messo un secchio.
La vuoi tenere, per rovesciarla tra le porte
e negli angoli, così non ti faranno male
i giorni grigi.
Ed ora vedi il male delle cose
fai la faccia strana, chiudi le braccia
e punti a terra il naso. Attendi l’onda
per risvegliarti naufraga, sei bella anche così
come un uccello buttato nel vento.


Il tempo di oggi
– ci consola Claudio Damiani
è niente rispetto al tempo degli eroi
eppure nel suo bruciare è lo stesso,
voglio dire che la fiamma è la stessa
per cui tu puoi dire tranquillamente
d’essere vissuto in un tempo
in cui la fiamma era la stessa
di quella che aveva bruciato gli eroi.

Ma Claudio Pozzani parla della Realtà della Speranza
Vieni
accampiamoci qui
Questa notte
getterà le sue reti di gelo e stelle
su di noi
ma sapremo farci piccoli
abbracciandoci
per sgusciare tra le sue maglie
Stringimi come se il domani
dipendesse dalle tue braccia,
ne ho avuto abbastanza
di ombre appiccicose
bellicose
e di cuori appesi a un gancio
o sbriciolati in una zuppa di rancore.
Vieni
e non ti guardare indietro
in questa notte barbara
con il vento obliquo
che spara sputi e spilli
sui nostri visi,
[…]
Vieni
restiamo qui
ancora e sempre
in questa eternità provvisoria
e non facciamoci trovare mai più
neanche domani
quando orde di luci
scenderanno dalle pendici del sole
a colonizzare le ombre
ad asfaltare i misteri
a sterilizzare le alchimie
a smantellare la nostra barricata di abbracci
che non ha bisogno di domande
per essere una risposta.

Un anonimo avverte che –
C’è chi non è della montagna,
ed è della montagna;
che non è di poesia,
ed è di poesia;
che non è per amare e la coppia,
ed è per l’amore e la coppia;
che non è della casa al mare,
ed è per il mare in casa;
che non è maschio,
ed è altro maschio;
che non è nel silenzio,
ed è nel silenzio da camera;
che non è per le vie che sanno di caffè,
ed è per quei vicoli che sanno di caffè;
che non è per il lavoro,
e vive per la gran fatica;
che non è sveglio,
ed è attento ad azzeccare l’improbabile;
che non è speciale di zanne per distinguersi,
ed è quel particolare che cresce sulle rocce incresciose.

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