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La rivincita delle serie tv

di Luca Leardini

Pubblicato il

Lost il capostipite delle serie tv Circa 10 anni fa decisi di cominciare a guardare una serie tv non più a spizzichi e bocconi, ma continuativamente, in maniera regolare. La mia scelta cadde su LOST, di cui avevo già visto un paio di puntate a random e mi era nata la curiosità di sapere come continuasse. Considero questo show come il punto di coordinate (0,0) su un piano cartesiano x,y dove la x è il tempo che scorre e la y il numero di serie tv guardate.

Ovviamente non ero totalmente a digiuno: Veronica Mars, Dawson’s Creek, Buffy, Streghe, CSI, ma la tortura di doversi presentare davanti al televisore ogni giorno (o ogni settimana) alla stessa ora dopo un po’ mi toglieva la voglia. E se poi avevo altro da fare? Come recuperavo la puntata? Avrei capito poi le successive?  Ho deciso allora di lasciare perdere: l’estate a Rimini è troppo succulenta per passarla davanti alla TV.

All’università avvenne dunque la magia grazie a un pc portatile, alla vita da universitario fuori sede, ai compagni di facoltà più invasati di me che come gli ingredienti di una ricetta hanno sfornato un nuovo consumatore seriale (che guarda le serie in serie).

” Una buona serie TV è come un film bellissimo che dura molto più di due ore”

[Laura, compagna di università]

Se tutto ciò non era un piano del destino per azzerare la mia vita sociale, era sicuramente una rivoluzione: un segno dei millennials al potere.

Le serie tv sono la nuova letteratura

Oggi, 2017, inutile negarlo, le serie tv sono diventate il nuovo must, anzi la nuova letteratura. Ed è abbastanza chiaro quando le pizzate con gli amici, le uscite del sabato sera, le conversazioni su WhatsApp, i programmi radio vertono continuamente su questo argomento. Quale sia serie la più bella, se si è “in pari” con questa o quella serie, il proliferarsi di blog, di articoli sul web e sulla carta stampata: una consacrazione assoluta.

Non nascondo l’imbarazzo nel confessare di non aver mai visto show come Breaking Bad o Doctor Who e non capirci niente quando se ne parla sui media: dai non è possibile che chi non le abbia viste sia tagliato fuori. Ma se è vero che se non hai Facebook non esisti, anche quando non segui tutte le serie tv cool un po’ di disagio lo provi.

Jon Snow nella serie tv GoT

Durante il periodo di “Jon Snow: tu non sai nulla“, ad esempio, vedevo il proliferarsi di gruppi FB, spoiler, immagini   io un po’ ingenuamente chiedevo ai miei amici di che c***o parlassero (non sapevo nulla nemmeno io a quanto pare). Per tutta risposta ho ricevuto sguardi di sufficienza manco puzzassi di pesce. Stufo quindi della mia ignoranza recuperai tutto in un mese e mezzo (avevo tanto tempo libero lo ammetto) fino a far diventare la settima stagione di Game of Thrones un rito a cadenza settimanale dove con amici e colleghi ci si vedeva per la cena e la visione dell’ultima puntata. Era nato un nuovo momento di socialità.

Ovviamente il mercato ha cavalcato l’onda e oggi guardare una serie tv è facile come bere un bicchiere d’acqua: Netflix, Amazon, Sky, Infinity, Mediaset Premium ti danno la possibilità di seguire i tuoi programmi preferiti, quando vuoi, come vuoi, per quanto vuoi [giuro che non mi hanno pagato per questa marchetta!!!].

E pure i registi se ne sono accorti: proprio recentemente Michele Placido, reduce dalla sua ultima fatica Suburra, la serie (qua la recensione) ha dichiarato:

“[…] le serie tv ora sono il simbolo più alto della produzione cinematografica”

In effetti il cinema ha perso un po’ la sua patina di prodotto ricercato, che necessita di un rituale tutto suo per essere gustato, propinando come una minestra riscaldata sequel, prequel, supereroi in tutte le salse e avendo come target principalmente adolescenti. Normale che il pubblico adulto abbia preso altre strade fino a giungere alle serie tv, che creano dibattito e fanno riflettere. Infinite sono le tematiche che si possono trattare o inventare, concedendo loro il giusto tempo ed approfondimento. Dall’altra parte della telecamera la regia lavora con tempi stretti e problemi di budget, organizzazione e logistica. Se infatti avete già sentito parlare di showrunner avete davanti una nuova figura professionale: colui che crea lo show, che si occupa degli aspetti economici, di quelli creativi e, se avanza tempo, la regia di un paio di puntate.

Hollywood & serie tv

I registi hollywoodiani anche loro non si sono lasciati sfuggire l’occasione e dirigere il pilot di una nuova serie basterebbe da solo a richiamare pubblico, guadagnare di più e più velocemente e a imprimere una direzione ben precisa alle puntate successive.

Tra i più noti ci sono David Fincher con House of Cards, David Lynch con il nuovo Twin PeaksAndy e Lana Wachowski (ex fratelli Wachowski, adesso fratello e sorella, presto sorelle … ma sono quelli di Matrix per intenderci) hanno confezionato quel piccolo gioiello di Sense8 (che se non avete ancora visto, vi concedo di interrompere la lettura e iniziarlo subito) e Steven Soderberg che dopo gli Ocean’s 11 e 12 ha diretto the Knick.

la serie tv Sense8

Tra gli italiani il già citato Michele Placido e Paolo Sorrentino che con The young Pope ha conquistato l’America, tanto affezionata alle nostre anticaglie dal sapore felliniano.

Insomma se avete un regista preferito che ancora non ha sfornato una serie tv non dovrete aspettare molto. Personalmente attendo Quentin Tarantino al varco, che ancora poco ha donato agli show televisivi, ma ha confezionato due puntate di CSI che ancora mi danno i brividi.

In questa partita l’arbitro ha fischiato tre volte: vincono le serie tv contro il cinema 1-0.

 

 

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