Magazine

I Millennials sono tra noi

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

…anche nella scuola!

Cari umani, care umane.

Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione un problema di ordine cosmico.

Da qualche tempo stiamo subendo l’invasione dei cosiddetti Millennials in tutti gli ambiti della vita civile. Sono ovunque: nelle strade, negli uffici, nei negozi.

Ora sono arrivati anche nelle scuole.

Avete notato questa particolare specie di Millennials che, a contatto tutti i giorni con i NOSTRI ragazzi, pretende di insegnare nelle NOSTRE scuole, spesso senza abilitazione? Li avete notati? No? Ebbene, Ve li descriverò.

Sono quegli insegnanti vestiti in modo giovanile, con felpe, jeans, tute o scarpe da ginnastica. Qualcuno di loro tenta di passare inosservato, abbigliandosi in modo semplice ma elegante. Tenete a mente questo per distinguerli dai docenti comuni: i docenti Millennials raramente portano i tacchi mentre molto più sovente girano con ballerine (orrore!) o con stivaletti (anche in giorni di sole!).

I docenti Millennials sono facilmente riconoscibili nei corridoi delle NOSTRE scuole.

Sono quelli più entusiasti, perché fondamentalmente sono giovani e la gioventù è entusiasta per definizione. Sono quelli sorridenti, che amano dire Buongiorno al mattino, anche quando non c’è niente di buono in quel mattino perché abbiamo perso l’autobus, piove e siamo arrivati a scuola già scoli prima di iniziare la giornata, c’è sciopero dei treni e abbiamo fatto una levataccia per essere puntuali. Ma Voi, cari umani, care umane, vedrete sempre e solo un sorriso sul loro volto. Tutte le mattine. Non è indice di anormalità, questa?

I docenti Millennials sono quelli che ridono senza ritegno per i corridoi.

In una scuola! In un luogo in cui il riso dovrebbe essere proibito per legge! Sembra che si divertano un mondo a stare mattina e pomeriggio richiusi in un edificio dal classico ‘profumo di piena adolescenza’ e che tutte le mattine non vedano l’ora di andare a lavoro. Sembra che si nutrano dell’entusiasmo dei ragazzi come fossero Dissennatori: i ragazzi escono dalle lezioni sfatti e provati in volto, LORO, invece, escono ridendo, felici e soddisfatti. Di cosa, lo sanno solo loro.

I docenti Millennials sono quelli che attribuiscono un’importanza relativa alle verifiche scritte mentre ne attribuiscono una as-so-lu-ta al lavoro in classe e ai compiti per casa. Sono quelli che non fanno medie matematiche – che scempio! – anche perché, tranne il docente di matematica, risultano loro molto difficili i calcoli.

Sono quelli che si entusiasmano in classe.

Sono degli animatori nati: gesticolano come se fossero su un palcoscenico e intrattengono come se si stessero esibendo in uno spettacolo di cabaret.

Esemplificano tutto: sono letteralmente fissati con gli esempi pratici. Si riferiscono in continuazione al mondo che sta al di fuori delle mura della classe: portano il mondo nell’aula e orientano l’aula nel mondo.

I docenti Millennials sono quelli che hanno superato affannosamente la scuola elementare – trascorrevano tutti i pomeriggi a svolgere i compiti! – ma molti di loro hanno vissuto di rendita per il resto della loro carriera scolastica. Per questo, pensano che la scuola debba essere dura, rigida, severa – ma pensano anche che il lavoro in classe sia più importante di quello a casa.

Loro non vogliono una scuola di quantità: non credono nei programmi infiniti da cui depennare il ‘fatto’.  Vogliono ‘poche cose ma buone’: infatti, amano la terminologia specifica della disciplina.

Loro vogliono una scuola di qualità.

Inoltre, si ingegnano il più possibile per avvicinare la disciplina ai ragazzi: la smontano e la rimontano, come se fosse una costruzione dei Lego. Usano tutti gli strumenti in loro possesso – voce, gesti, immagini, quadri, libri – il tutto supportato dalla tecnologia – mistero! – come il pc, il tablet, il registro elettronico, la LIM.

Ma soprattutto, i docenti Millennials sono quelli che fanno lezione col cuore: mettono in gioco se stessi e ogni singola cellula del loro corpo alieno trasuda non tanto conoscenza quanto amore per il loro lavoro.

Hanno scalato una montagna per essere dove sono e, una volti giunti alla cima, hanno un entusiasmo difficilmente contenibile.

A tal proposito, Vi starete chiedendo come hanno fatto ad entrare nelle NOSTRE scuole? Come hanno fatto ad impossessarsi del lavoro dei NOSTRI Maestri e Professori, da loro chiamati, in modo dispregiativo, di vecchio stampo? I docenti Millennials, nessuno escluso, sono laureati in ‘Pazienza applicata’, e hanno seguito (frequenza obbligatoria!) i seguenti corsi: ‘Come comportarsi se la propria laurea non è più valida per i concorsi esattamente a partire dall’anno del conseguimento della stessa’, ‘TFA, FIT e altri animali fantastici: dove trovarli con l’aiuto del MIUR’, ‘Il bando di concorso: storie di attese prolungate’ e così via.

Ma, cari umani, care umane, io Vi chiedo: ma è normale tutta questa fatica?

Ma Voi, al loro posto, fareste lo stesso? O scegliereste lavori più semplici da ottenere e sicuramente più remunerativi?

Cari umani, care umane. Come avete visto la questione è seria. Ma se non credete che i Millennials siano dappertutto, andate a leggere qualche altro articolo del nostro speciale: Vi renderete conto che questo non è un problema da sottovalutare.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: