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Registi millennials al potere!

di Alessio Ottonello

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Ci siamo, è il momento per la nostra generazione di lasciare un segno nella Storia, possibilmente di fare qualcosa di buono e risollevare le sorti di questo pazzo mondo.. ma mentre nel campo politico i millennials non sono ancora al massimo delle proprie possibilità di espressione e rappresentanza, nei campi artistici e tecnologici i nostri coetanei stanno iniziando ad imprimere per bene la propria impronta.

Coloro nati e cresciuti a cavallo tra la fine dello scorso millennio e quello attuale hanno amato i classici e li hanno interiorizzati alla perfezione, quindi in veste di sceneggiatori e registi danno il meglio proprio perché ora possono frullarli e riproporli a piacere come dei perfetti Tarantino, come dei giovani Spielberg hanno il culto dell’infanzia perché forse un po’ ricordano l’ultimo decennio spensierato, ovvero gli anni ’80, che al momento sono oggetto di una fortissima nostalgia (e chi lo avrebbe mai detto, vent’anni fa li odiavamo!).

I millennials hanno stile ed immaginazione da vendere, e rispetto ai loro amici più grandi hanno meno restrizioni mentali in termini culturali, razziali e sessuali.

Per darvi qualche esempio pratico ci basterà parlarvi dei registi internazionali più promettenti che ci sono in giro, sono tutti nati dopo il 1980 ed hanno già conosciuto il successo, teneteli d’occhio perché sono i grandi cineasti di domani (e lo sono già oggi):

Fabio & Fabio, la ricetta italiana applicata al successo internazionale.


Fabio Resinaro e Fabio Guaglione, rispettivamente nati nel 1980 e nel 1981, sono due registi, sceneggiatori, produttori e supervisori di effetti speciali originari di San Donato Milanese, il loro sodalizio artistico fin dai banchi di scuola li ha portati dai corti auto-prodotti ai video musicali di artisti come Max Gazzè e Negramaro, dalle produzioni Sky agli spot televisivi.


“Mine” è il loro primo lungometraggio da registi, una coproduzione americana girata interamente a Fuerteventura che può contare su di un protagonista di alto livello come Armie Hammer; un thriller psicologico di qualità che ha avuto un buon riconoscimento internazionale.

Li avevamo incontrati all’edizione 2016 di Lucca Comics & Games, pochi mesi dopo l’uscita in sala, ecco cosa ci avevano raccontato della loro prima grande esperienza nel mondo del cinema!

 

 

Lena Dunham e Alice Rohrwacher, le quote rosa.

Fatta eccezione per Lina Wertmueller, Kathrin Bigelow e Sofia Coppola vengono in mente pochi nomi di registe affermate, fortunatamente la situazione sta cambiando e alcune nostre coetanee si fanno largo in un club tradizionalmente riservato ai colleghi uomini.

Lena Dunham, 31 anni d’età, dal 2006 si divide tra la recitazione, comparendo in numerose serie tv come “Scandal” e “American Horror Story: Cult”, la scrittura di sceneggiature e la regia di vari cortometraggi.

Dal 2012 in poi ha ideato e realizzato in collaborazione con Judd Apatow la serie televisiva intitolata “Girls”, giunta adesso alla stagione finale, che ha lanciato la carriera di Adam Driver.

Sta attualmente ultimando la sceneggiatura del remake americano del film tedesco “Toni Erdmann”, che vedrà come protagonista il redivivo Jack Nicholson.

Sul versante nostrano, la raffinata Alice Rohrwacher, classe 1981, può già vantare un esordio acclamatissimo come “Corpo Celeste” del 2011, seguito dall’autobiografico “Le Meraviglie” con protagonista sua sorella Alba, che nel 2014 ha vinto il Gran Prix speciale della giuria al Festival di Cannes.

I fratelli Duffer di “Stranger Things”, nati e ambientati nel 1984.


I gemelli Matt e Ross Duffer sono gli autori più acclamati del momento, il loro serial “Stranger Things” è la cosa più bella apparsa in televisione negli ultimi anni e nelle scorse settimane si sono addirittura superati, grazie ad una seconda stagione ancor meglio riuscita della prima!

Grazie al perfetto mix di brividi, nostalgia e citazioni di tutto ciò che ha fatto tendenza negli anni ’80, i due fratelli nerd e cinefili hanno saputo creare un cult istantaneo che tiene i fan incollati allo schermo per anche nove ore consecutive, vittime volontarie del binge watching consentito da Netflix!

Molti di noi non stanno già più nella pelle per vedere che cosa saranno in grado di confezionare per la prossima stagione, l’appuntamento è fissato per l’autunno 2018.

 

Ryan Coogler, black is the new Black (Panther).


La Disney, che negli anni ha acquisito i diritti dei supereroi Marvel e l’epica spaziale di “Star Wars”, ha messo in campo investimenti miliardari e produce ogni anno numerosi film a grandissimo budget di entrambi questi franchise, affidandoli spesso alla guida di giovani registi di talento.

E’ il caso di Jon Watts, classe 1981, che col suo “SpiderMan: Homecoming” di quest’anno ha saputo reinventare l’Uomo Ragno cinematografico in maniera più giovane, scanzonata ed aderente allo spirito dei fumetti.

Ma è il regista afroamericano Ryan Coogler, nato nel 1986, quello che aspettiamo al varco: nella sua carriera ha già diretto due successi come “Fruitvale Station” e “Creed”, spin off di “Rocky”, ma la sua nuova scommessa è “Black Panther”, che inaugurerà il 2018 del MCU e dal trailer promette di essere una pellicola molto cool, con una colonna sonora hip hop ed un cast total black capitanato da Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o e Forest Whitaker

 

Damien Chazelle, il nuovo sognatore sul tetto di Hollywood.

Nato nel 1985, lo scorso febbraio Damien Chazelle è stato il più giovane cineasta di sempre a vincere l’Oscar per la miglior regia e anche se il suo “La La Land” non ha vinto l’Oscar come miglior film, è di sicuro la pellicola più chiacchierata del 2017 con ben 212 meritati riconoscimenti.


“La La Land” è un sogno cantato e ballato, un invito ad inseguire le proprie aspirazioni a discapito di tutto il resto, una storia d’amore travolgente con protagonisti gli attori del momento Ryan Gosling ed Emma Stone, una dedica ammirata ai vecchi classici della Hollywood anni ’40 e ’50, ma anche alla Nouvelle Vague francese degli anni ’60. Prima di questo spartiacque cinematografico, il giovane regista si era fatto notare col sorprendente “Wiplash”, sempre sull’impegno nel campo musicale, e adesso sta lavorando ad un film su Neil Armstong, ancora con Gosling nei panni del primo uomo sulla luna.

 

Xavier Dolan, il ragazzo prodigio.

Un vero e proprio fenomeno, a soli 28 anni d’età il regista canadese ha già ideato e realizzato ben sei lungometraggi, tutti di culto.

Dal debutto autobiografico nel 2009 con “J’ai Tué Ma Mère” all’acclamatissimo “Mommy”, vincitore del premio della giuria a Cannes nel 2014, Dolan ama curare ogni aspetto dei propri film, oltre che regista è anche attore, spesso protagonista, produttore, sceneggiatore, montatore, costumista e, come se non bastasse, ha anche doppiato il personaggio di Ron Weasley nella versione canadese francofona della saga cinematografica di “Harry Potter”!

Adesso aspettiamo con impazienza il suo primo film in lingua inglese, “The Death and Life of John F. Donovan” con protagonista Kit Harington de “Il Trono di Spade”, che da uscirà in sala a gennaio col titolo italiano “La Mia Vita con John F. Donovan”.

Apertamente gay, da giovanissimo è stato influenzato dalla visione di “Titanic”, che lo ha convinto a fare cinema, e dallo stile registico ruvido ma intenso del Gus Van Sant di “My Own Private Idaho”.

Amatissimo dal pubblico nonostante i suoi film siano lontani dal gusto mainstream, Dolan è stato di recente accolto da una grande folla all’edizione Festival del Cinema di Roma tenutasi ad ottobre.

Con nomi ed esempi del genere, c’è da star certi che il futuro del cinema è in ottime mani!

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