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La principessa addormentata

di Marianna Vitale

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Erano in tanti, quelli che avevano provato a svegliare la Principessa addormentata dal suo lungo sonno, ma nessuno c’era ancora riuscito. La storia di come una maledizione ricevuta da bambina l’avesse fatta precipitare nel mondo dei sogni la conoscerete già tutti, quello che non sapete ancora è che il bacio del vero amore non funzionava più.

Non avete idea di quanti principi provenienti da ogni parte del mondo si fossero presentati per tentare l’epica impresa: chi con le buone maniere e chi con le cattive, ma niente, non c’era modo.

Il Principe di Spagna, per esempio, aveva provato a farle il solletico ed era riuscito anche a farle cambiare posizione nel letto, eppure la Principessa continuava a dormire e russare beatamente.

Allora il Principe del Sudafrica, che aveva fatto anche un lungo viaggio per arrivare fin lì, le aveva rovesciato un secchio d’acqua in testa, e lei aveva starnutito violentemente, ma aveva starnutito nel sonno, e il poveretto era stato costretto ad asciugarle i capelli con il fon per evitare che si ammalasse.

Un altro tentativo disperato lo aveva fatto il Principe del Quebec, che per tre giorni e tre notti era rimasto seduto accanto al letto della giovane, leggendole ininterrottamente poesie d’amore. Un gesto che senza dubbio era stato apprezzato, ma che comunque non era bastato a risvegliarla.

Il Re suo padre era molto preoccupato e non sapeva più a chi rivolgersi: aveva consultato maghi, fate madrine, dottori e psicologi, e nessuno era in grado di fornirgli una soluzione. Tutti gli ripetevano la stessa cosa: «Questo è uno strano caso, non mi era mai capitato in tutta la mia carriera!» e perciò non se la sentivano di proporre una cura.

Finché un giorno arrivò un giovane, che non era né un principe né tantomeno un medico, ma che era convinto di avere la soluzione. Il Re, ormai disperato, lo volle ricevere.

«Vostra Maestà, io so quale malattia ha colpito Vostra figlia.» Sentenziò il giovane. «È stata la mancanza di tempo.»

«Ma che dici?!» Il Re si inalberò. «Mia figlia è la Principessa, ha tutto il tempo che vuole!»

«Ha tutto il tempo che vuole, ma non quello che le serve.» Precisò il ragazzo. «Vostra figlia ha bisogno di prendersi del tempo per crescere, per capire chi vuole diventare, cosa le piace e cosa non le piace, o quali sono le cose che vorrà fare da grande.»

Il Re, sempre più arrabbiato, farfugliò: «E quale sarebbe la soluzione?»

«Semplice …» rispose il giovane. «Aspettare. Lei non si sveglierà fino a che non sarà pronta e il nostro compito è quello di attendere con pazienza che faccia le sue scelte.»

Il Re non era affatto contento, ma dato che ormai era la sua unica speranza, fece come lui diceva: aspettò. Il giovane si prese cura della Principessa, affettuoso e comprensivo, le rimase accanto per intere settimane cercando di non farle mancare nulla.

E poi, un giorno come tanti altri, mentre lui era lì che l’attendeva paziente, la Principessa si svegliò. Aprì gli occhi di colpo e cercò il suo sguardo nella stanza. Sapeva che quel ragazzo era l’unico che le avesse donato la cosa più preziosa che aveva: il suo tempo. Così, finalmente pronta a diventare Regina, decise di sposarlo, e il Re dovette acconsentire.

E ancora oggi vivono felici, contenti e pazienti.

 

PS: Si dice però che la Principessa non sia una Regina molto indulgente, perché sapete … non ha mai più chiuso un occhio!

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