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Le serie TV specchio dell’anima (millennial)

di Giulia Rupi

Pubblicato il

Possiamo immaginarci la generazione dei millennial (o generazione Y) come qualsiasi altra generazione, ossia come un esercito di persone che s’impone al mondo, agisce e si scontra con le altre generazioni precedenti e successive per affermare il proprio modo di vivere. Tutto questo avviene con i millennial nel nome delle necessità di vivere costantemente connessi attraverso internet e di avere uno spirito internazionale, globale.

Tuttavia è difficile categorizzare, soprattutto è difficile guardarsi allo specchio e riconoscere i tratti che ci rendono appartenenti a una generazione o meno. Per questo (e per molte altre cose) esiste l’arte, e in particolare esistono anche le serie TV, che a volte ci mostrano eventi chiave e ci rinarrano le storie che ci hanno reso chi siamo. Se i programmi della RAI avevano un tempo aiutato la generazione dei baby-boomers (1946-1964) ad apprendere un italiano corretto e forse anche a vedersi allo specchio un po’ più “italiani”, alcune serie TV uscite recentemente mostrano alla generazione dei millennial, invece, alcuni degli eventi realmente accaduti che hanno segnato la realtà di quegli anni e che hanno sollevato delle questioni in cui, da allora, ci sentiamo chiamati in causa (m’inserisco dovutamente nella generazione Y).

serie tv millennialUna di queste serie è The People v. O.J. Simpson, che rappresenta il primo e finora unico capitolo della trilogia seriale American Crime Story. Il punto di forza della serie risiede a monte della serie stessa, nella scelta dei creatori S. Alexander e L. Karaszewski di narrare non tanto i colpi di scena, i delitti, i tradimenti, ovvero i dettagli sensazionalistici dell’omicidio della moglie del talentuoso ed acclamato giocatore di baseball O.J. Simpson, quanto le conseguenze a livello mediatico, nazionale e internazionale, che un evento di questa portata ha potuto scatenare.

Vengono portati alla luce risvolti razziali e sessisti fortemente radicati nella società americana degli anni 80 e 90. Ma il fatto più sconvolgente che viene messo sotto i riflettori è come la razza di un imputato o il sesso di un avvocato dell’accusa, se opportunamente spettacolarizzati e utilizzati a proprio favore, possano essere chiavi per distogliere l’attenzione dalla verità o addirittura mascherarla. Insomma, il telefilm si propone come uno spaccato di quella tendenza sviluppatasi negli ultimi anni fino ad ora, chiamata “post-verità”, secondo cui non è importante la veridicità dei fatti in sé, ma è importante il bisogno del pubblico di avere un’opinione che sia tanto convincente e soddisfacente da poter fungere da verità, e che riconfermi i loro preconcetti.

serie tv millennialL’altra serie chiave tratta da avvenimenti reali, ambientata nella generazione dei millennial e che ci introduce indirettamente a temi che hanno avuto forti ripercussioni sul presente è Narcos, che narra nelle prime due stagioni la storia dell’ascesa e della caduta del narcotrafficante colombiano, Pablo Escobar, e nell’ultima, la storia dei suoi eredi e delle loro peripezie nel tentativo di mantenere in vita l’impero del narcotraffico. Lo spunto maggiore, valido a livello internazionale, per riflettere su come si sono sviluppate le cose da allora e sull’attualità? Sicuramente la corruzione che imperversa in ogni categoria della società, nella politica, nelle forze di polizia, nella stampa e che si espande come un tumore, tentacolare ed inarrestabile.

La situazione nella realtà non è percepita con tanta gravità come si può percepire da un’opera televisiva, ma la mafia, l’evasione fiscale, lo sfruttamento, la diseguaglianza, la discriminazione, il narcotraffico sono purtroppo parte integrante del mondo in cui viviamo oggi, non solo della Colombia o dell’ America. Ecco allora che serie come Narcos e come American Crime Story sono un ottimo mezzo d’intrattenimento ma anche un mezzo per guardare la nostra generazione e la sua evoluzione allo specchio. Ci auguriamo che se ne facciamo altre di simile stampo!

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