Magazine

Brain Revolution 2.0

di Erica Tagliatti

Pubblicato il

Internet ha cambiato solo le nostre abitudini o abbiamo assistito a una vera e propria Brain Revolution?

Per miliardi di anni, gli uomini hanno acquisito le informazioni necessarie per interagire con l’ambiente circostante e le altre persone attraverso l’esperienza diretta. Molte di queste informazioni venivano immagazzinate nel nostro cervello, lentamente, come diretta conseguenza dell’osservazione di diversi fenomeni e situazioni o come sentito dire dalle storie e parole delle esperienze altrui.

Poi, circa 5000 anni fa, la creazione della scrittura e della lettura portò ad una vera e propria brain revolution.

Brain Revolution 2.0 -  il cervello dei millennials si è evoluto grazie alla tecnologia

Per adattarsi a leggere, infatti, il cervello dovette riorganizzarsi, permettendo lo sviluppo di pensieri più elaborati e complessi, insieme a montagne di informazioni che non avevano più bisogno di essere immagazzinate totalmente, e permettendo quindi pensieri più profondi. La lettura garantì un intero processo di sviluppo creativo, e l’immaginazione permise la creazione di molte delle cose che oggi sono parte della nostra quotidianità. E così rimase per secoli, fino a che, ormai 20 anni fa, la seconda più grande brain revolution a cui potessimo essere sottoposti si manifestò: l’ avvento di internet, con conseguente digitalizzazione della lettura e scrittura. L’avvento del Web ha difatti trasformato le persone in produttori di informazioni: ogni 2 giorni produciamo la stessa quantità di informazioni creata dall’uomo in 5 milioni di anni. Tecnologicamente parlando, 5 Exabyte d’informazioni ogni 48 ore.

 

Ma quanto è importante il modo in cui riceviamo le informazioni per il nostro cervello? O meglio, il nostro cervello è in grado di adattarsi a ricevere le informazioni in una maniera del tutto nuova?

In effetti è proprio così: gli stimoli che riceviamo dall’ambiente circostante modificano il nostro cervello, e ciò non riguarda solo il digitale: uno studio di cinque anni ha dimostrato che i tassisti londinesi presentano capacità mnemoniche e un’abilità di calcolare il percorso più breve ben al di sopra rispetto al resto dei mortali. E ad aver conferito loro questo “super-potere” è proprio il loro mestiere. Questa enorme abilità che il nostro cervello ha di adattarsi ai cambiamenti è detta plasticità. Esso si plasma, cambiando circuiti neurali, a volte migliorandoli e altre abbandonandoli in quanto obsoleti. Ed è così che la tecnologia trasforma il nostro cervello, per la seconda volta.

 

Ma in cosa consiste, cerebralmente parlando, questa brain revolution?

La tecnologia influisce sulla nostra memoria, sui tempi di attenzione, sui cicli di sonno. Con la ricchezza di informazioni e l’interattività delle applicazioni, abbiamo cambiato modo di pensare e di percepire le cose. brain revolution 2.0 - la connessione tra cervello e tecnologiaOvviamente, come ogni cambiamento, questo porta con sé vantaggi e difetti. Internet ci ha reso sicuramente molto più vulnerabili: la necessita di “condividere” e vedere cosa gli altri “condividono”, la ricerca di senso di appartenenza e di confronto con i “like”, ha reso le persone meno sicure di sé. Inoltre, la disponibilità immediata di informazioni, non ha reso più importante imparare le cose a memoria. Una volta imparare cose a memoria era considerata una capacità di cui vantarsi, soprattutto a scuola. Nel 2009, uno studio condotto dalla psicologa dello sviluppo Patricia Greenfield dell’ UCLA (University di Los Angeles), ha rivelato che, l’uso di internet, soprattutto nei giovani che non hanno mai avuto un certo tipo di insegnamento scolastico, ha comportato un indebolimento nell’abilità del così detto “deep processing”, ovvero, l’abilità di apprendimento profondo, di analisi induttiva, del pensiero critico e della riflessione. Altra cosa interessante è che i Social media e Internet hanno ridotto i nostri tempi di attenzione. Infatti, quando ci focalizziamo su una pagina web, in realtà leggiamo solo il 20% del contenuto di una articolo. Inoltre, l’attenzione che dedichiamo al lato sinistro della pagina è sostanzialmente maggiore di quella riposta al lato destro (69% vs 30%).

 

Questa Brain Revolution è solo negativa?

I cambiamenti indotti da internet non sono tuttavia soltanto negativi. La rete permette nuove forme di aggregazione dei cittadini, nuove forme di socialità e di partecipazione politica. Non c’è alcun dubbio sul fatto che la tecnologia renda più facile per artisti e imprenditori l’essere creativi. Secondo alcuni studi realizzati nel 2008, l’uso moderato della rete può migliorare le nostre funzioni cerebrali, specialmente se si utilizzano motori di ricerca come  Yahoo, Google, Bing, etc. per rinforzare e stimolare i nostri neuroni. brain revolution nei millennials.

Questi miglioramenti sono stati riscontrati soprattutto in persone in età adulta. Questo significa che  l’azione di cercare tramite internet comporta un’attività cerebrale complessa che, se realizzata con prudenza, può stimolare in maniera positiva i nostri neuroni. Quando il cervello invecchia, infatti, si evidenziano cambiamenti nella sua struttura e nelle funzioni, diminuendo l’attività neuronale e le funzioni cognitive. In questo contesto, l’uso di Internet può rappresentare uno stimolo che migliora l’efficienza del processo cognitivo e altera il modo nel quale il cervello codifica le informazioni. Uno studio condotto sugli over 55 presso la UCLA, ha osservato che ripetute ricerche in internet attivano non solo le aree relative al controllo del linguaggio, la lettura, la memoria e le abilità visuali, ma anche quelle relative alla memoria di lavoro e la capacità decisionale. I risultati suggeriscono quindi che internet possa rappresentare un esercizio per il cervello dato che richiede abilità che normalmente gli adulti della terza età non esercitano: mantenere un numero considerevole di informazioni nella memoria di lavoro, estrapolare i punti essenziali della lettura e soprattutto, decidere quale sia l’informazione rilevante nel cumulo di pagine visitate.

Come potete vedere, il nostro cervello si adatta ad internet a seconda dell’uso quotidiano che ne facciamo. L’abuso dell’utilizzo di internet può avere effetti negativi sulla psiche delle persone, specialmente su quella delle persone già vulnerabili. D’altro canto però, un uso corretto della rete, ovvero un uso quotidiano moderato, può migliorare il funzionamento cerebrale.

Diffondi lo spirito Millennial:
error: