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Il fumetto americano: dove si va?

di Luigi Ercolani

Pubblicato il

Partiamo da una verità lapalissiana: il fumetto, come ogni medium vive e si sviluppa grazie all’ispirazione dei suoi artisti e delle sue case editrici, che a loro volta cercano di interpretare il gusto dei fruitori; in sostanza, si evolve seguendo la società, che è composta tatto dai “produttori” quanto dai “consumatori” (usando questi due termini, pur corretti nel loro significato, molto controvoglia). Questo è vero in particolar modo per quello di matrice americana, che fa della serialità e della costruzione di universi condivisi la sua arma in più.
Come detto, quello del fumetto che si adatta all’ambiente è un concetto piuttosto pleonastico, e tuttavia necessario per capire in che direzione si sta andando. L’analisi che segue, basata su quello che potrebbe essere il futuro del fumetto statunitense (in quanto è quello che chi scrive conosce meglio) vuole offrire un quadro di un contesto molto ampio e decisamente complesso. Con un punto in comune: la tendenza del futuro sembra essere…un ritorno al passato.

Marvel e Dc: andare avanti guardando indietro

Sam Wilson nelle vesti di Capitan America

Sam Wilson nelle vesti di Capitan America

Non si può non partire dalla nave ammiraglia, chiaramente, e da questo punto di vista la Marvel si è impegnata parecchio per restare al passo coi tempi e anzi, per proiettarsi verso il futuro. Il dato curioso è che lo ha fatto… guardando indietro!
Abbiamo già scritto mesi fa del maxi-evento Secret Wars e di come la Casa delle Idee abbia deciso di ristrutturare in maniera organica il proprio multiverso, ampliatosi sino all’inverosimile e divenuto a onor del vero molto arduo da controllare. La singolarità sta nel fatto che appunto si è deciso di fare ciò proponendo pochi temi nuovi (il western e il fantasy, principalmente) ma soprattutto rielaborando quelli vecchi. Ecco quindi che saghe quali Il Guanto dell’Infinito, Civil War, la Guerra delle Armature, Runawyas o Giorni di un futuro passato sono state rienterpretate in chiave moderna, o comunque diversa rispetto a quella proposta negli story arc originali. Lo stesso titolo del maxi-evento,  Secret Wars, richiama direttamente quello del 1985 voluto pervicacemente dall’allora editor-in-chief Jim Shooter. Ma è comprensibile: come fece la Dc a suo tempo, anche la Marvel arrivata oltre i cinquant’anni ha deciso di cambiare pagina, non cancellando quello che era stato fatto ma rivedendolo in base ai mutamenti della società. Joe Quesada, deus-ex-machina di questa operazione al riguardo è stato chiaro nei mesi scorsi, affermando che bisogna attendersi che il lavoro impostato

dalla Marvel per gli anni a venire sia attaccato da razzisti, omofobi e compagnia cantante. E che si trattasse di dichiarazioni-bomba è vero fino a un certo punto, dato che alle parole sono seguiti i fatti: il primo numero del nuovo Capitan America (che sarà ancora Sam Wilson) tratta il tema dell’ immigrazione, gli abiti degli antagonisti ricordano quelli del Ku-Klux-Klan e già qualche politico ha bollato come fuori luogo lo schierarsi di Cap dalla parte dei migranti. Non è finita, perché in pentola bollono anche tematiche LGBT, di genetica, di genitorialità e persino di pari opportunità, se è vero che verrà confermato il team di sole donne A-Force nato proprio su Secret Wars. Insomma, le occasioni di attenzione ad argomento di attualità e/o sociali non mancheranno, ed essendo da sempre un punto di forza della Marvel abbiamo la prova che la major ha intenzione di innovare… seguendo la tradizione. Impossibile, voi dite? Aspettiamo e vediamo.

Operazione simile ha deciso di compierla la Dc, ache se in maniera selezionata, più precisamente riprendendo in mano una delle sue perle.  Ormai da tempo è stato annunciato il terzo capitolo della saga Il Cavaliere Oscuro, denominato The Dark Knight III: The Master Race quella peraltro ambientata davvero in una realtà alternativa futura (Terra-31). Sulla tolda di comando c’è sempre Frank Miller, a coadiuvarlo troviamo il buon Brian Azzarello e alle matite si è insediato Klaus Janson, e insomma desta ovviamente curiosità questa nuova avventura del grande sceneggiatore newyorchese, che già da tempo si era dedicato al fumetto d’autore ma che non ha saputo

Sembra promettente...

Sembra promettente…

resistere al richiamo della sua creatura, più o meno come il suo Bruce Wayne non seppe resistere a quello del pipistrello. Parallelamente, sulla Terra-1 l’altro campione di casa, Superman, ha acquisito un nuovo potere (una scarica di energia che rilascia da tutto il corpo) che quando usato lo priva delle sue sovrumane capacità per circa un giorno, ma ne ha perso un altro, il volo. O meglio, in realtà il board della Distinta Concorrenza ha fatto l’operazione più antica del mondo, riportando cioè indietro l’orologio fino alle origini del primo supereroe della storia, quando questi poteva saltare molto in alto e molto in lungo ma non volare. Il tutto pare finalizzato a una “riscoperta dei classici” che viene dall’operazione-Convergence, crossover che ha ristabilito (a quanto sembra) tutte le storie pre-Crisi sulle Terre Infinite. Iniziativa lodevole perchè dimostra di non voler cancellare gli albori del genere, anche se adesso districarsi nella continuity Dc appare impresa alquanto improba…

Ritorno al…passato

Huck di Mark Millar

Huck di Mark Millar

E tutto il mondo fuori? Quando si ha a che fare con due tali colossi sembra difficile ritagliarsi uno spazio, e per questo forse emerge chi davvero ha un quid in più. Come per esempio Mark Millar, che con il consueto humor britannico ha afferamto che è rimasto talmente traumatizzato dalla violenza di Man of Steel, il primo dei film dell’universo cinematografico Dc, che ha deciso di creare Huck, un tranquillo e amorevole eroe del Mid-West americano che fa il benzinaio e di cui tutti, in paese, conoscono le capacità supereroiche Millar da una parte ha ricordato che lui stesso ha creato in passato personaggi cruenti, dichiarandosi al contempo grande fan del lavoro svolto da Zach Snyder , ma ha affermato di volere che i fumetti tornino a essere un luogo rinfrancante, come erano quelli che leggeva lui da ragazzino.

Segnalando la chiusura di una serie antologica come la fantascientifica Witchblade, l’ultimo esempio che prendiamo in esame è Providence, il nuovo lavoro di Alan Moore, che riprende le atmosfere e la narrazione di un H.P. Lovecraft (nato appunto a Providence negli Stati Uniti) e tratta di intolleranze razziali e sessuali.

Insomma, il futuro nel fumetto sa di passato, non tanto in stile “eterno ritorno dell’uguale” di nietzschiana memoria, ma una sorta di rilettura in chiave moderna dei classici. In fondo, forse è quello che chiede la società.

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