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Ci sarà una volta Cappuccetto Rosso

di Giada Magnani

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12242236_610641362422907_1495059367_nCi sarà una volta Cappuccetto Rosso

C’era una volta, anzi..ci sarà una volta in un futuro molto lontano una bambina di nome Cappuccetto Rosso. I genitori di Cappuccetto l’avevano concepita sfogliando un catalogo di bambini della migliore clinica di neonatologia nazionale. Suo padre la voleva con gli occhi azzurri e le pupille stellate mentre per la madre era fondamentale che avesse i capelli rossi, proprio come lei. Non si sa bene cosa successe, forse il dottore si era distratto in laboratorio, ma alla fine nacque una bambina bionda con gli occhi viola. Per rimediare a questa disgrazia, i genitori denunciarono il medico in televisione e comprarono alla figlia un cappuccio fatto in lana rossa di pecora ogm.

Un giorno la mamma disse a Cappuccetto Rosso “Siccome tua nonna è malata, e il nostro armadio da teletrasporto è rotto, portale un cestino di biscotti d’avena senza olio di palma, così le fai un po’ di compagnia e controlli che non passi le giornate a mettere mi piace alle pagine dei suoi antenati morti su face book. Questa storia del cimitero virtuale la sta facendo diventare scema. Proprio lei che è immortale per un pelo”

Cappuccetto Rosso, che trascorreva i suoi pomeriggi in palestra a fare zumba- gambe-addominali-glutei, pensò bene di prendere la macchina per arrivare dalla nonna, che abitava nel quartiere di fianco. Ma la strada era bloccata, impraticabile. Quel giorno c’era stata infatti un’altra frana, cosa che accadeva in tutta Italia da quando un leghista di secoli prima aveva deciso di scavare in lungo e in largo la penisola con la ruspa, per estirpare gli extracomunitari sul territorio. Il risultato era stato che la penisola franava ormai da secoli e da stivale, aveva preso la forma di un gommone, convincendo ancora più extracomunitari a sbarcare in Italia, considerata sul mappamondo la terra promessa per tutti gli sbarchi. Compresi per quei poveracci degli Americani in cerca di lavoro.

Cappuccetto decise quindi di prendere una strada alternativa: girò a destra, in via Putin e poi a sinistra in via Berlusconi e imboccò una 12243898_610641369089573_1245071674_nstradina che aveva attraversato anni prima con la mamma. Era un’area protetta dal comune, perché si poteva ancora osservare un pezzettino di bosco sopravvissuto al piano nazionale di urbanizzazione. Passare per quella strada era però considerato un atto incosciente tanto che i superstiziosi recitavano “ chi passa per la natura, di tornare mortale deve aver paura”. Mortale, che strana parola. Cappuccetto spinse quindi il piede sull’acceleratore e con gli occhi bassi decise di attraversare tutta la stradina senza guardare il prato. Magari, però, avrebbe dato solo un’occhiata. Finì per rallentare l’auto, incantata da degli strani ciuffi colorati che sbucavano come funghi da terra. Sarebbe scesa solo un attimo, giusto il tempo di sentire se il profumo proveniva da quei piccoli ombrellini colorati che tanto la incuriosivano. Cappuccetto Rosso stava per avvicinarsi ad uno di quei cosi color rosso, quando notò delle orme, piccole impronte impresse sulla terra.

Ciao bella bambina, dove vai di bello?” disse una voce dietro di lei

Era un lupo, un signor lupo col pelo lucido e lo sguardo che ha un genitore mentre ti coglie con le mani dentro al cestino di caramelle. Cappuccetto lo guardò da capo a zampe.

Dove cazzo mi pare” rispose, un po’ per la paura di trovarselo lì e un po’ perché si trattava di un lupo adulto, e come tutti gli adulti non meritava troppa attenzione e rispetto. Così aveva imparato a scuola, i capricci dei bambini vengono prima di qualsiasi regola.

L’animale non si scompose. Indossava un manto grigio con una macchia bianca lungo il collo e aveva l’aspetto di uno che trascorre la vita a lavorare per vendere la felicità, senza mai averla incontrata.

Lo sai che è pericoloso andartene tutta sola per una strada con i fiori?” disse il lupo

Cos’è un fiore?” chiese Cappuccetto, mordendosi un labbro per frenare quella domanda scivolata troppo in fretta.

I fiori sono queste meraviglie che vedi qui “ E indicò quegli ombrellini che spuntavano da terra, poi fece un cenno con il muso per invitarla ad avvicinarsi

Sai, un tempo la terra era piena di fiori.” sospirò il lupo “Coloravano tutto il paesaggio e se ne trovavano addirittura nelle case. Ce n’erano di mille forme diverse e gli uomini spendevano il tempo a prendersene cura. Bisognava dar loro acqua, tenerli alla giusta temperatura, esporli al sole e aspettare i giusti tempi perché sapevano diventare incantevoli e sprigionare profumi sublimi”

Cappuccetto Rosso sentì un fortissimo desiderio scoppiargli nel petto. “Voglio tutti questi fiori.” disse stringendo i pugni.

12231338_610641399089570_625397807_nCerto che puoi.” Sorrise il lupo “Se li strappi dalla terra, i fiori sopravviveranno solo poco tempo, ma tu avrai ottenuto per un po’ ciò che desideri. Carpe diem, cogli il fiore e soddisfati un attimo. La felicità è fatta di tanti desideri realizzati, uno dopo l’altro. E’ così che ragionate voi uomini, giusto?” chiese il lupo con un misto di sarcarsmo e convinzione.

Capuccetto non si dava pace: “Perché sopravviveranno solo poco tempo? Perché non possono durare per sempre?” chiese la bambina, certa che c’entrasse ancora quel discorso di morte e natura.

Cara, la natura ha le sue regole” spiegò il lupo “ O perlomeno le aveva prima che voi uomini decideste di superarle e dimenticarle come sporcizia sotto allo zerbino. Ciò che resta del passato è ancora sotto la maledizione della mortalità, come questo pezzo di bosco. C’era una fine a tutto quanto, sia per le cose brutte e sia per le cose belle. Un tempo la stupidità di un uomo finiva, così come la maestosità di un albero.” E sospirò “Anche la vita di un povero lupo avrà il suo termine.”

Lo sguardo della bambina si era fatto più scuro e il lupo si affrettò ad interrompere quei pensieri con una voce un po’ troppo entusiasta: “Ma io ho il segreto per farli durare per sempre! Perché nel frattempo non mi dici dove abita la nonna, così ti aspetto là? Tu raccogli i fiori, e appena arriverai a casa, ti dirò come fare per farli vivere in eterno”

Per sempre. Cappuccetto Rosso sapeva che sarebbe stato possibile.

In via democrazia” sbrodolò Cappuccetto “sempre dritto per questa strada, non può sbagliare!”

Il codice per la porta di casa sai qual è?” domandò il lupo,trattenendo il fiato

1769” sentenziò la bambina “Come gli anni della nonna!” e lo salutò con la mano già piena dei fiori. Fiori,che bel nome.

Via democrazia. Una via antica come la nonna” pensò il lupo, e si avviò a in fretta verso la casa della vecchia. Sarebbe riuscito ad intrufolarsi in casa e a trovare quello che cercava. Si sarebbe infilato nella stanza della nonna, avrebbe frugato nel suo comodino e, una volta prese le medicine, sarebbe passato dalla finestra per tornare al prato senza rischiare di incontrare quella marmocchia dal cappuccio OGM.

Cappuccetto intanto si era riempita le tasche e le braccia di fiori, fi-o-ri, fiooooori. Che bel nome f-i-o-r-i. Aveva le narici piene di quel profumo. Si sentiva in pace con se stessa, in uno stato primordiale, mentre una sensazione di onnipotenza la elettrizzava via via che strappava da terra quel che desiderava. Sgambettò poi veloce verso casa della nonna, sperando che avesse in frigo qualche cappelletto congelato e pensava a come sarebbe stato bello vivere per sempre con quel profumo di fiori.

Appena arrivata davanti alla casa di cemento, il rullo mobile la portò alla porta e compose il codice per aprirla; si trovò di fronte il muso allungato del lupo, che sembrava spaventato di vederla lì.

Che naso grande che hai” disse Cappuccetto Rosso, che lo osservava davvero bene per la prima volta

E tu hai una lingua troppo lunga” ribadì l’animale stizzito. Quella testa rossa era già arrivata e lui non aveva ancora trovato quel che cercava. Si calmò, non doveva farle sospettare nulla.

L’animale riprese quindi a parlare in maniera gentile: “Il naso serve per fiutare il posto giusto della felicità” le disse “Vedo che hai preso i fiori come desideravi”.

Cappuccetto Rosso annuì. Abbassò lo sguardo per guardare i suoi fiori e vide che alcuni erano già piegati verso il basso, altri avevano perso un po’ del loro colore e il profumo stava diventando più acre. Saltellò sul posto: “Presto, mi dica cosa devo fare per avere questi fiori per sempre!”

Il lupo scoppiò in una grassa risata che si trasformò in una tosse catarrosa. Colpa del fumo legalizzato agli animali.12242285_610641415756235_2051876370_n

Che risata grassa che hai!” disse Cappuccetto Rosso.

E tu che intelligenza magra che hai!” disse il lupo, e un po’ se ne pentì. “I fiori non possono vivere per sempre. Puoi provare a metterli con i gambi nell’acqua. Un po’ si riprenderanno, ma solo per qualche giorno al massimo”

Ma tu mi hai detto che avrebbero vissuto per sempre!” strillò Cappuccetto Rosso. Digrignava la faccia e sull’orlo del pianto stringeva i fiori nel pugno.

Non ho questo potere!” strillò il lupo più forte. Era rosso in faccia, come se la questione della morte dei fiori lo avesse offeso a tal punto da sfogarsi su quella bambina capricciosa. “ Non ho questo fottuto potere di far vivere le cose per sempre!”

Calò il silenzio. Un sottile spazio di gelo separava gli occhi stretti e rossi di Cappuccetto dalle sopracciglia corrugate del lupo.

Mi servono delle medicine” disse il lupo ad un tratto, scongelando quel momento. Sciogliendosi in lacrime: “Mia moglie sta male, sta per morire”

Morire?” chiese Cappuccetto “Nel senso che..ecco..nel senso che scomparirà?”

Il lupo trasalì. “Non so bene cosa accadrà, non sono preparato nemmeno io. Potrebbe stramazzare a terra, potrebbe riempirsi di bolle e scoppiare oppure potrebbe anche salire in cielo dopo tre giorni. Ho letto tanti libri e tutti parlano della morte in maniera diversa. Non so bambina, tu sapresti dirmi di più? Sai cosa devo fare per scongiurare tutto questo? Sai come avete fatto voi umani per sopravvivere per sempre a questo incubo?”

Cappuccetto non sapeva nulla. Per lei era tutto normale così com’era, aveva sentito parlare di morti solamente nei libri di storia e nei racconti della nonna. Lei non aveva mai dovuto preoccuparsi di questo perché era nata da una boccetta, in un laboratorio di eternità. Però non capiva perché il lupo si preoccupasse tanto di questo finire. Faceva poi così tanta paura? Se fosse scomparso, lui non avrebbe vissuto e sentito più nulla. Quindi dove era il problema?

Guardò i suoi fiori appassire. Il loro profumo stava cambiando, diventava sempre più aspro e la brillantezza dei colori si stava perdendo tra le sue dita. Anche la moglie del lupo avrebbe perso il suo colore?

Che profumo ha tua moglie?” chiese Cappuccetto Rosso.

12231368_610641422422901_2042076642_nPiccola” rispose il lupo “Tu un profumo così non avrai mai la fortuna di annusarlo. E’ lo stesso che senti quando la mattina appena svegli ti affacci dalla tana e guardi il paesaggio dall’alto di una montagna. Quel profumo che ti porta il vento quando il sole spunta sulla valle e la rugiada ricopre ancora i fili d’erba. E’ il profumo di tutto questo insieme, unito alla sua voce che mi dice cosa faremo insieme quel giorno.”

Cappuccetto Rosso provò ad immaginare tutto questo, aiutata dai film di fantascienza che aveva visto sui suoi occhiali video. E provò una tristezza infinita per quel lupo, che un giorno non sarebbe stato più.

Si tolse il cappuccio rosso dalla testa e glielo mise sulle orecchie. Non sapeva bene perché, ma era l’unica cosa che aveva sin da quando era piccola. Forse sperava che vestito così sarebbe diventato immortale pure lui. Lo vide con quel cappuccio assurdo sulle orecchie e si chiese in un istante se lei, vivendo all’infinito, avrebbe mai saputo apprezzare in quel modo il profumo dell’uomo che avrebbe amato. In futuro.

A quel punto uno sparo fortissimo scoppiò nell’aria e il lupo cadde a terra, in preda a delle scosse e con il sangue che gli usciva da un orecchio, gli occhi spalancati coperti dal cappuccio..

Chi diavolo era quel tizio travestito da Cappuccetto Rosso?!” Era la nonna che gridava dalla porta della stanza. Teneva un fucile in una mano e una sigaretta nell’altra, la vestaglia le copriva a malapena il reggiseno di pizzo e dalle ciabatte le spuntavano delle unghie rosse come sangue.

Cappuccetto Rosso gridava: “Nonna che hai fatto? Perché cavolo non si rialza? Che casino! Nonna porca puttana che hai fatto?” e aveva iniziato a dare i calci a quell’animale agonizzante a terra “Alzati dai, oh alzati nasone!”

Sta morendo, lascialo crepare in pace! Qui non si può abbassare la guardia un attimo, che qualsiasi extracomunitario ti entra in casa per cercare di rubarti qualcosa”. La nonna diede un tiro alla sigaretta e la gettò proprio accanto al muso del lupo, bruciandogli un paio di baffi.

Cappuccetto Rosso adesso sventolava i fiori sotto il muso del lupo e lo pregava di annusare quell’odore.

Intanto dalla porta principale avevano iniziato a bussare:

Aprite! Signora mi apra, per favore!” si sentiva urlare. Era il cacciatore della porta accanto, Un uomo dal petto villoso e dalle spalle lucide di sudore, aveva un’espressione che sembrava sempre sul punto di salvarti la vita. La nonna si sistemò il push up, si controllò le unghie rosse e aprì a quella bomba di uomo, attaccandosi alla porta come se non fosse capace di reggersi in piedi da sola.

Signor cacciatore” disse lei gonfiando le labbra in maniera innaturale “Ho appena salvato la vita immortale di mia nipote” E gli fece l’occhiolino “Per festeggiare, stasera è invitato a cena da me per un ragù al lupacchiotto”.

Signora cosa diavolo ha fatto?” gridò il cacciatore. Quell’uomo non toccava il fucile ormai da un anno, da quando era diventato un convinto 12226474_610641435756233_1028232961_nvegetariano. A malapena guardava negli occhi una gallina per tirarle fuori un uovo da sotto il sedere, figuriamoci quella pollastra della nonna. Appassionato di cucina, la sua nuova polvere da sparo era la farina di farro biologica e aveva un blog “A caccia di verdure” che aggiornava ogni giorno. Lavorava a tempo perso in uno spaccio di tofu, seitan, tempeh, tahin, bulgur e proteine di soya ristrutturate e la sera andava a ripetizioni di lingua vegana per imparare a pronunciare i nomi dei cibi che vendeva. Pur di seguire le tendenze del momento era capace di mangiare anche un cibo proveniente dalla Nuova Guinea, se internet diceva che avrebbe fatto vivere giovani e belli. Ma aveva un segreto: in cuor suo credeva che il pesce fosse meno intelligente e meno degno di compassione di un pollo e perciò si concedeva un tonno in scatola ogni tanto. Ma un lupo? A quale gradino della scala animale apparteneva? Si poteva avere compassione di un lupo entrato come un ladro in casa di una signora?

Si ritrovarono la nonna, il cacciatore e Cappuccetto Rosso a fissare quell’animale steso a terra.

Che facciamo?” chiese Cappuccetto Rosso che non riusciva a smettere di piangere.

Cuciniamolo!” rispose la nonna, che sorrideva al solo pensiero del ripieno per i suoi prossimi cappelletti

Il cacciatore, che ancora si chiedeva quante proteine e grassi avesse la carne di lupo rispetto ad una bistecca di seitan, pensò al futuro di quella donna: “Signora, lei è senza cuore, ma cucinarlo mi sembra l’unica soluzione perché, di tutte le questioni che affliggono questo paese, non è ancora chiaro se si possano tenere le armi in casa oppure no. L’ergastolo per noi immortali sarebbe un inferno ”

E per paura di uno scandalo mediatico, decisero di cucinare quel lupo in pentola, mischiato con bacche di gojii e un pugno di quinoa, cibo del futuro e panacea di tutti i mali.

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