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Speciale Fantascienza – Evangelion 3.0

di Lucia Pugliese

Pubblicato il

Eva 01 guidato da Shinji Ikari

Alieni, androidi, scenari apocalittici, galassie lontane, viaggi nel tempo. Cercare le vette più elevate dell’immaginario fa parte della natura della settima arte. L’anno scorso Hugo Cabret, un grazioso film sulla cinematografia, celebrava il maestro George Meliès che già nel 1902 portava i suoi spettatori nientemeno che sulla luna. Era già fantascienza: un genere ibrido, in cui la costruzione di mondi fantastici deve conservare un certo grado di plausibilità scientifica.

Per realizzare tutto questo sul grande schermo, occorre saper dosare immaginazione ed effetti speciali. Il rischio di eccedere da una parte o dall’altra, di oscillare tra il disastro (Waterworld di Kevin Costner, 1995) e il capolavoro (Blade Runner di Ridley Scott, 1982), è sempre dietro l’angolo. Inoltre, film come Matrix, Donnie Darko, Io sono leggenda, Ghost in the shell, Minority Report e molti altri, testimoniano che la spettacolarità non è il solo fascino del genere fantascientifico, che si fa spesso portatore di riflessioni sulla vita e la società.

Tutti questi concetti sono molti chiari ad Hideaki Anno, l’autore dell’anime fantascientifico Neon Genesis Evangelion e dei film tratti da quest’ultimo: Evangelion 1.0 e 2.0, che approfondimmo in occasione della Evangelion night, tenutasi lo scorso 4 settembre, e il più recente Evangelion 3.0 You can(not) Redo, arrivato in Italia il 25 settembre. È proprio sul terzo film della tetralogia che si vuole concentrare questa analisi. 

Locandina Evangelion 3.0 You can (not) redo

La bellezza dell’anime Evangelion sta nella sua complessità, nel mistero che suscita, nella potenza dell’azione: lo spettatore viene tenuto con il fiato sospeso, confuso e costretto a riflettere , a “sforzarsi ” di capire. In quest’ottica, Rebuild of Evangelionla nuova serie di quattro film, nasce dalla necessità di ricostruire l’intera saga per darle un finale finalmente degno, che non deluda i fan rimasti a bocca asciutta alla conclusione dell’anime. Contrariamente alle aspettative, questa terza pellicola sembra suggerire che da alcuni punti critici Hideaki Anno non sia capace di prescindere: così Evangelion 3.0 risulta troppo sbilanciato sugli aspetti filosofici per essere avvincente. L’intero film pare costruito sull’emotività esagerata del protagonista Shinji Ikari, mentre la sceneggiatura risulta un poco confusa.
Probabilmente, l’errore più grosso è stato quello di appiattire i personaggi di Misato e Asuka, così pieni e vitali nei film precedenti.  Gli unici veri slanci all’altezza della saga si sono visti con il personaggio di Kaworu (e le sue scene velatamente omosessuali con Shinji).

La terra dopo il terzo impatto è devastata: ma cosa rimarrà della saga di Evangelion nel prossimo film? Il timore che Anno debba rifare un’ulteriore serie di film per correggere nuovamente il finale è reale, ma allontanabile.

Rimaniamo in attesa del quarto episodio (non pienamente) fiduciosi.
Nel frattempo: buona fantasia a tutti.

 

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