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Pedagogia della fantasia

di Giada Magnani

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videogiocoSempre più spesso vediamo bambini con gli occhi incollati al videogioco, che combattono una battaglia all’ultimo sangue contro un mostro del Mondo Sperduto; bambine ipnotizzate da uno scherm,o intente a decidere l’abito più trendy per la festa più cool alla quale sono state invitate le loro Barbie elettroniche. Oppure, nel reparto-giochi del supermercato, scorgiamo genitori stremati a terra o sudati e paonazzi mentre arrancano per mettere nel carrello una scatola 4X5m che contiene: pista di auto con tanto di pitstop, ometto abbronzato che cambia le gomme e donna hawaiana in costume che lucida il cruscotto, pezzi intercambiabili per trasformare tutte le auto da corsa in auto d’epoca, pulsanti per simulare il rumore dell’accelerazione e della frenata, fumo che esce dal tubo di scappamento al profumo di menta piperita del Madagascar e un buono sconto di 2 euro sulla pista da corsa ambientata nella Rift Valley, che è di sicuro più fica di quella che hai appena comprato.  Ogni giocattolo è così reale che si può usare a senso unico, e se dessimo in mano ad un bambino un sasso che somiglia vagamente a una Ferrari, chris-burden-metropolis-II-completed-thumb-550xauto-64911chiedendogli di costruire una pista con rami e fango, probabilmente ci guarderebbe come se fossimo pazzi. E scoppierebbe a piangere chiamandoci Mardgeydcdjgh, il personaggio cattivo del suo videogioco preferito. Vacuità: ecco il rischio di questa mancanza di fantasia che pian piano coinvolge i bambini.

Questo processo è dato dal cambiamento del ruolo del genitore, sempre più impegnato col lavoro, o con la palestra e gli amici, e sempre meno attento e preparato alla crescita del figlio, che viene zittito con qualche ipnotico gioco o programma TV. È dato dal mercato, che ha puntato gli occhi sui bambini e li plasma a proprio piacimento in relazione al prodotto che deve vendergli, o bombardandoli di desideri sempre più grandi e irreali che esaudisce immediatamente con un giocattolo all’ultimo grido. E tutto questo pian piano uccide la fantasia: la soffoca, la spegne, la priva di spazio e tempo necessari affinché cresca pian piano insieme al bambino. A cosa serve la fantasia?  Se osservassimo i bambini lasciati liberi di esprimersi, vedremmo che il loro fantasticare è un’azione che  li coinvolge totalmente: quei castelli di sabbia che stanno creando, le scenette che stanno interpretando con le amiche, le battaglie corpo e corpo con le spade-bastoni, sono un modo per prepararsi alla sfida della realtà, una maniera per comprendere, per esorcizzare qualche paura, per realizzarsi esprimendosi, per migliorare l’ambiente e per conoscersi. E mentre i media considerano le persone un mezzo per guadagnare e puntano alle emozioni, la fantasia ci insegna un modo sano per intraprendere relazioni che considerano le persone un fine, educando ai sentimenti.

Educare alla fantasia significa tirarla fuori, con tenaglie, pinze, favole, racconti, amore e tanto altro. Sono molti i pedagogisti che hanno cercato un metodo che stimolasse o utilizzasse la fantasia dei bambini per sviluppare il sapere, il saper fare e il saper essere. Ne cito tre, quelli che personalmente sento più vicini e dei quali quasi tutti hanno sentito parlare almeno una volta nella vita; possono dare spunti e strumenti per tornare alla materia fantastica.

gianni-rodariGianni Rodari, il maestro surreale delle favole e filastrocche per bambini e adulti. Scriveva «La fantasia fa parte di noi come la ragione: guardare dentro la fantasia è un modo come un altro per guardare dentro noi stessi». Non era un semplice maestro, ma un raffinato conoscitore dell’animo umano che utilizzava svariate tecniche dell’invenzione affinché l’immaginazione avesse il suo posto nell’educazione. La fiaba, ad esempio, era per Rodari un mezzo per parlare del mondo reale ma filtrato attraverso l’occhio armonioso della fantasia: l’occhio dei bambini. Tra le sue tante pubblicazioni troviamo “Grammatica della fantasia-introduzione all’arte di inventare storie”, utile strumento di educazione alla fantasia, dove troviamo scritto: «Quello che io sto facendo è di ricercare le “costanti” dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell’invenzione, per renderne l’uso accessibile a tutti. Insisto nel dire che, sebbene il Romanticismo l’abbia circondato di mistero e gli abbia creato attorno una specie di culto, il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti». La parola aveva per questo maestro il valore della liberazione.

Italy1000Lire_114bMaria Montessori è la seconda pedagogista che mi sta a cuore, la signora che era ritratta sulle banconote delle vecchie mille lire e il cui Metodo è molto famoso soprattutto all’estero (giustamente…). Donna innovativa, voleva a tutti i costi educare anche i bambini disabili; nacquero così una teoria pedagogica e un metodo efficace adatti per tutti i bambini. Due sono i punti principali della sua teoria. Per prima cosa considera il bambino un essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di caratteristiche morali (ad esempio l’amore) che l’adulto tiene invece compresse e inattive dentro di sé. Un educatore sa stimolare la libertà dell’allievo, poiché essa favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina, e un individuo disciplinato è autonomo nel seguire delle regole di vita. Il metodo Montessori introduce la scienza nel campo dell’educazione, osservando il bambino in maniera obiettiva , non vedendolo come oggetto ma in modo da scoprire il bambino nella sua spontaneità ed autenticità.
Il secondo punto è il fatto di considerare il periodo infantile come un periodo di enorme creatività, in cui la mente del bambino assorbe le peculiarità dell’ambiente circostante facendole proprie. Dai 0 ai 3 anni il bambino ha una mente “assorbente”, e in questa fase si formano le strutture essenziali della personalità. Dai 3 ai 6 anni alla mente assorbente si associa la mente “cosciente”, e il bambino sembra ora avere la necessità di organizzare logicamente i contenuti mentali assorbiti.bambini_montessori
La Montessori critica l’ambiente tradizionale della scuola, poiché pensata a misura di adulto, e realizza del materiale specifico per l’educazione cognitiva, sensoriale e motoria del bambino. In un ambiente così concepito, il bambino si trova a suo agio; tutto deve scaturire dall’interesse spontaneo del bambino, sviluppando così un processo di autoeducazione e di autocontrollo. Creatività libera e, quindi, disciplinata dal bambino stesso.

 

bpTerza figura è Baden-Powell, l’eroico fondatore dello scautismo. Nel metodo scout, l’educazione morale punta su una sorta di “pedagogia dell’eroe”, opposta a qualsiasi forma di sentimentalismo, che fa breccia nella voglia di coraggio, eroismo e anticonformismo che appartiene ai giovani.  Concetti astratti e lontani al bambino come l’onore, la libertà e l’autonomia sono resi concreti parlando loro di uomini e personaggi che hanno vissuto quei valori con la propria vita.

Tra i mezzi utilizzati nello Scautismo troviamo racconti, letture, rappresentazioni, ricerche e inchieste, canti e danze, raccolte di cimeli, grandi giochi. Un posto a parte meritano la liturgia, le cerimonie, lo stile, le tradizioni. Gli eroi che Baden-Powell propone ai suoi giovani sono presi dal filone di tutta la storia inglese: antichi cavalieri e paladini, condottieri, navigatori, esploratori, scienziati. Gli stessi santi protettori testimoniano questo eroismo: San Francesco per le Coccinelle e i Lupetti, San Giorgio per le Guide e gli Esploratori (oltre che per l’intero Movimento), San Paolo e Santa Caterina per i Rovers e le Scolte.
Perché questa pedagogia non diventi un’utopia ambiziosa che rifugge la realtà, è necessario che ogni Scout si sforzi concretamente di possedere le virtù dei suoi eroi e ne dia dimostrazione pratica. Inoltre, sono imagesCA9CVZPGcompresi nel metodo scout tecniche come lavoro manuale, esercizi di pratica fisica, prove e tappe da acquisire per uno sviluppo della personalità del ragazzo. Infine, un ruolo importante è occupato dal servizio, che rende umane le qualità dell’eroe indirizzandole ad un fine sociale ed evitando in questo modo il rischio – ad esempio – di presunzione, superbia o egoismo. Un eroe cittadino e sociale che usa il fantastico come identificazione.

 

Domenica in chiesa mi è venuta in mente la frase “Siate come i bambini” – credo l’abbia detta uno di quegli eroi che Baden-Powell aveva nella sua lista. Dal momento che mi trovavo in cappellina, che di solito è popolata dai bambini e dai loro genitori, cercavo di capire quali fossero le qualità di ciascuno, come la Montessori mi aveva insegnato. C’era una biondina che si dava da fare a ordinare i libretti dei canti sulla panchina, un bimbo col ciuffo a banana che dava ordini agli altri su cosa dovessero cercare, una bimba paffuta che si occupava di coinvolgere un altro più piccolo rimasto in disparte facendolo presente al capo. 3814072354_f1f0b68329_z E ho capito che la fantasia è una cosa davvero seria, perché il progetto fantastico che stavano compiendo in quel momento (credo stessero costruendo una rifugio sotto al cero) sembrava fosse una questione di vita o di morte; progetto nel quale gli adulti non erano contemplati. In quel momento, ho sentito di esserle grata; sicuramente ci sono bambini che con la loro fantasia stanno salvando il mondo da attacchi malvagi, stanno costruendo mondi meravigliosi mentre noi, presi dai nostri impegni, molto spesso nemmeno ce ne accorgiamo.

 

Fonti:

“La pedagogia dell’eroe nello scautismo” Pietro Paolo Severi

 

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