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Ecomostri, colate di cemento sulla dignità dell’Italia

di Luca Volpe

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scala4Fieramente proteso verso il mare africano. Guardiano delle coste e simbolo principe della speculazione. È rimasto in piedi per quasi 24 anni, lo scheletro di cemento e ferro, a due passi dalla Scala dei Turchi di Realmonte (Agrigento). È rimasto lì, estate dopo estate, inverno dopo inverno, ostaggio di infinite querelle legali tra istituzioni e proprietà.

Seimila metri cubi di aborto edilizio, albergo in fieri, ricovero per tossicodipendenti e banchetto per i detrattori, che in esso hanno sempre visto la connivenza e l’inefficacia della politica locale. Da due mesi quello scheletro non c’è più, abbattuto dalle ruspe in poco più di mezza giornata. Ne rimane il pesante basamento a memoria, si spera provvisoria, dello scempio che fu.

A denunciare nel 1990 la speculazione, e a ottenere due anni più tardi il blocco dei lavori, fu Legambiente. Quella stessa associazione – da sempre in prima linea contro gli abusi edilizi – a cui spetta la paternità del termine “ecomostro”, coniato per indicare un «edificio o complesso di edifici considerati gravemente incompatibili con l’ambiente naturale circostante». Da allora (erano i primi anni Ottanta) di ecomostri ne sono sorti centinaia, per la scarsa vigilanza degli organi competenti ma anche a causa delle promesse di nuove sanatorie governative.

L’abbattimento dell’ecomostro della Scala dei Turchi segue una serie di celebri demolizioni avviate alla fine degli anni Novanta. Vanno ricordate, tra queste:

fuentiL’Hotel Fuenti (Salerno)
Definito «una coltellata su un quadro di Caravaggio» da Walter Veltroni e «un misfatto ecologico esemplare» dal giornalista Antonio Cederna, venne eretto tra il 1968 e il 1971 nell’omonima località di Vietri sul Mare (Salerno), uno degli angoli più suggestivi della costa amalfitana. Costato circa 2,3 milioni di euro, fu il primo ecomostro ad essere demolito (almeno parzialmente), nel 1999. È in relazione ad esso che, a inizio anni Ottanta, Legambiente coniò la definizione da quel momento divenuta di uso comune.

perottiIl complesso immobiliare di Punta Perotti (Bari)
Costruito con regolare autorizzazione sul lungomare di Bari nel 1995, all’altezza della spiaggia di Pane e Pomodoro, si trova da tempo al centro di un contenzioso giuridico riguardante la presunta abusività della struttura. Dopo due assoluzioni in primo e secondo grado, i costruttori si videro confiscare gli edifici dalla Cassazione, che ne ordinò la demolizione (avvenuta nei giorni 2, 23 e 24 aprile 2006). Di recente, la Corte europea dei diritti dell’uomo (cui le imprese proprietarie fecero ricorso dopo la sentenza dalla Cassazione) ha condannato lo Stato italiano, ritenendo la confisca incompatibile con l’assoluzione degli imputati e condannandolo a versare a questi ultimi un risarcimento di 49 milioni di euro.

copanelloIl complesso di Copanello (Catanzaro)
Costruito sulle coste ioniche catanzaresi a partire dall’agosto del 1980, il complesso fu abbattuto nel gennaio 2007 alla presenza dell’ex governatore della Calabria Agazio Loiero e dell’allora ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. La demolizione arrivò vent’anni dopo l’ordinanza di abbattimento. Già nel 1987 era stata indetta una gara d’appalto che però, per le pressioni della ‘ndrangheta, era andata deserta. La zona in cui la struttura fu eretta era sottoposta a vincolo di tutela paesaggistica già ai tempi della costruzione.

palmariaLo “scheletrone” di Palmaria (Portovenere, La Spezia)
Eretto abusivamente nel 1968 sull’isola Palmaria, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, fu oggetto negli anni di continui sequestri e dissequestri da parte della magistratura. Venne demolito nel maggio 2009. Da quel momento, nell’arco di 3 anni, si è potuto salutare – nell’area in cui la struttura sorgeva – l’inaugurazione di un chilometro e 200 metri di percorso pedonale, l’arrivo del gas metano e la pulizia del paesaggio da rifiuti pericolosi come l’amianto e gli olii esausti.

Per ogni ecomostro abbattuto, tuttavia, ve ne sono decine che rimangono in piedi, in attesa di una sentenza definitiva della magistratura. Prioritari, per Legambiente, sono l’abbattimento dell’Hotel Alimuri di Vico Equense (eretto circa quarant’anni fa nel napoletano), della Palafitta di Falerna (Catanzaro) e del villaggio di Torre Mileto, in provincia di Foggia. I numeri del fenomeno, come evidenziano i dirigenti dell’associazione ecologista, continuano ad essere impressionanti: «ogni anno vengono tirate su dal nulla oltre 20.000 costruzioni completamente fuori legge: senza sistema fognario, spesso in aree non indicate (o addirittura pericolose, come quelle di esondazione dei fiumi), senza attenzione alcuna alla salvaguardia del paesaggio. Sul mare, nei parchi archeologici, nelle aree protette: sono pochi gli angoli del Belpaese ad essere stati risparmiati».

Secondo il Cresme (Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato), «dal 2003 al 2012 sono state realizzate in Italia 283.000 nuove case illegali, per un valore complessivo di circa 19,4 miliardi di euro. L’equivalente di una manovra finanziaria. L’incidenza del mattone illegale nel mercato dell’edilizia è cresciuta nonostante la crisi, passando dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013». Non aiutano di certo i lunghissimi iter necessari per la demolizione delle strutture abusive: tra il 2000 e il 2011, in 72 capoluoghi di provincia, su 46.760 ordinanze emesse solo 4.956 sono diventate operative. In parte per mancanza di fondi, in parte per mancanza di volontà politica.

Per contrastare il fenomeno, il governo ha di recente presentato un disegno di legge volto a semplificare le operazione di abbattimento di opere e immobili realizzati abusivamente nelle aree a elevato rischio idrogeologico. Il provvedimento, in particolare, prevede lo stanziamento di un fondo rotativo di 10 milioni di euro, denaro a cui i Comuni possono attingere per le spese di demolizione e che potranno restituire in un secondo momento, rifacendosi sui responsabili dell’abuso. Sul ddl sarà il Parlamento, nelle prossime settimane, a decidere. Il ministro dell’Ambiente Orlando, in ogni caso, assicura: la stagione dei condoni si è chiusa, si apre quella degli abbattimenti.

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